Gil Botulino

The German Observer
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sabato 26     -     Giugno 2004

arcobaleno2004_logo.jpg (3681 byte)L'Arcobaleno replica alle accuse fatte da Mannello dalle pagine de "Il Quotidiano"
MANNELLO PORTI LE SUE ACCUSE IN PROCURA E FACCIA NOMI E COGNOMI
Le sue operazioni illegali sono state denunciate con nome e cognome dalla minoranza Mongolfiera

 

In un articolo datato 24 giugno, firmato dal candidato cinquestelle Franco Laganà, l’ex sindaco Gerardo Mannello (candidato sindaco della stessa lista civica cinquestelle) dalle colonne del Quotidiano, lancia strambi messaggi sull’esito delle elezioni da lui perse due settimane fa.

Mannello dice di aver perso per "tradimenti di gente senza scrupoli" che con lui non era riuscita a tutelarsi i propri interessi, quindi a causa della sua limpidezza morale, mentre noi avremmo firmato una "cambiale in bianco" a, presunti e non identificati, soggetti esterni che non ci renderanno liberi di amministrare. Il tutto all’insaputa dei nostri elettori onesti (ma fessi, evidentemente). Più oltre leggiamo che egli promette un controllo sui nostri atti "per bloccare interessi poco puliti di singoli e di gruppi di potere che si annidano all’interno ed all’esterno dell’amministrazione per denunciare tutti gli atti di illegalità". Questo tizio invece di fare nomi e cognomi ha fatto allusioni generiche, lasciando intendere situazioni gravissime riguardanti l’onorabilità delle persone che fanno parte o hanno votato la nostra lista.

Di fronte al fango rispondiamo coi fatti e con nomi e cognomi. Nella nostra lista ci sono persone che in questi anni sono stati oggetto di schifosi attentati di stampo mafioso. Mimmo Bressi ha avuto bruciate due auto (e due gravemente danneggiate) e una casa in campagna, Turi Caminiti l’incendio della sua auto come Pasquale Andreacchio già candidato Mongolfiera e Tonino Piperissa, Pepè Leuzzi l’incendio di tre auto, Pietro Gallelli l’incendio della casa in campagna, mentre lettere di minacce mafiose sono state recapitate a Nicola Criniti, Pietro Piroso, Salvatore Rondinelli ed agli stessi Bressi e Gallelli. Sette macchine e due casette bruciate più le svariate lettere di minaccia.

Naturalmente tra i minacciati risulta anche il giornalista Franco Laganà che, ogni qualvolta ha cercato di discutere della cosa nei consigli degli scorsi anni, è stato sempre sminuito (ed apertamente preso in giro) vergognosamente dalla maggioranza cinquestelle. Il fatto che poi ne sia diventato fedele alleato rimane fatto suo. Ma sia chiaro che in questo paese a subire gli attacchi delinquenziali per aver lottato limpidamente sono stati solo gli avversari di Mannello. E non è un’allusione: è la verità. E solo chi gli è stato contro ha parlato in maniera aperta e coraggiosa, nonostante pressioni e minacce.

In uno scandaloso consiglio di due anni fa di fronte all’incendio di tre auto la minoranza parlò espressamente di mafia. L’allora sindaco Mannello a fine consiglio chiese di mandare gli atti alla magistratura perché la minoranza aveva "parlato" di mafia ("sconcertando la popolazione" aggiunse!), parola che egli d’altronde non pronunciò mai. Quando la stessa minoranza, nel marzo del 2003, dopo gli atti incendiari contro Leuzzi, ripropose il tema, l’ex sindaco, in una pubblica assemblea, non disse una parola… neanche per condannare gli atti in questione! Esistono riprese televisive ed atti consiliari che confermano tali disgustosi comportamenti. Eppure veniamo additati come portatori di interessi… un’accusa gravissima che a nostro parere l’ex sindaco dovrebbe andare a fare in Procura facendo nomi e cognomi senza sparare a vanvera nel mucchio. Speriamo non si riferisse ad interessi legati al PRG di Badolato: visto che lo ha creato ed approvato l’amministrrazione da lui guidata, sarebbe un clamoroso autogol!

Questo signore, leggiamo, si dimette in quanto dipendente comunale comandato presso il giudice di pace. Farebbe bene a non dirle certe cose, visto che come tutti sanno a Badolato, ha già violato proprio questa disposizione di legge, truffando lo Stato quando, facendo il sindaco, ha comunque svolto tale lavoro percependo illegalmente due stipendi.
Una vicenda ben nota, che mostra da chi era amministrato il Comune. Quello stesso Comune che lo ha avuto sindaco mentre si falsificavano i bilanci dell’Ente e che è subissato da mesi di azioni della Procura della Repubblica, della Guardia di Finanza e della Corte dei Conti. Frattanto l’ente è pesantemente indebitato, dovrà restituire ogni anno 550 mila euro alla Cassa Depositi e Prestiti, ed è impossibilitato a contrarre nuovi mutui.

In quanto alle denunce anonime, Mannello passi al più presto dalla Procura e prenda visione degli atti deliberati dalla sua stessa giunta. Scoprirà che tutti quegli illeciti sono stati scoperti, firmati e sottoscritti dalla minoranza Mongolfiera. Esattamente tutti. E sono diverse decine.

Sui fantomatici compagni di Aprile (un gruppo nato solo per fare articoli contro i DS di Badolato, nulla di più) vorremmo sapere se abbiano o meno votato Mosca alla provincia e soprattutto sapere quanti consiglieri hanno portato in consiglio comunale. Dopodiché, dopo avercelo comunicato, abbiano almeno il pudore di tacere quando parlano di interessi personali e di gruppo riferendosi alla nostra sezione, che in questi anni è stata in prima linea contro i mafiosi. E non in disgustoso silenzio.

Quanto a cinquestelle, è giusto attendere l’esito delle inchieste in corso su questi anni a Badolato prima di esprimere un giudizio definitivo.

Vorremmo solo affermare un’ultima cosa: quando la Mongolfiera perse le elezioni nel 2001 (per ben 700 voti di scarto… anche allora evidentemente gli interessi erano con noi!) andò a festeggiare in montagna, e fu una festa (per la sconfitta) bellissima che tutti i diretti interessati ricordano sempre con piacere. Siccome di interessi in realtà non ce ne furono mai, fu comunque bello ritrovarsi anche dopo una disfatta tanto pesante, perché chi fa politica per passione sa mettere in conto anche la sconfitta. Il problema è che a Badolato evidentemente c’è chi la politica non la fa per passione. E se chi perde anziché andare a festeggiare (o comunque accettare con calma il verdetto) sta a recriminare e ad accampare scuse vuol dire che ha perso molto. Troppo.

Se Mannello e cinquestelle sono al corrente di voti di scambio (gravissimo reato penale) e di altri interessi poco puliti legati alla nostra lista, corrano immediatamente a denunciarci alla Procura. Diversamente però la smettano (sarebbe ora) di dire parole gravi ai quattro venti ed accettino il risultato elettorale. Alla fin fine, di fronte a tutto lo squallore che abbiamo letto e che sentiamo provenire dai nostri avversari in questi giorni, la verità può essere una soltanto: e cioè che chi non sa perdere non avrebbe neppure meritato di vincere.

Il Movimento civico Arcobaleno

UNA DENUNCIA CON NOME E COGNOME: "IL QUOTIDIANO" SMASCHERA LE BUGIE DEL QUOTIDIANO

Nell'intervista, vera verosimile o falsa che sia, di Franco Laganà (o di Francesco?) all'ex sindaco Gerardo Mannello, apparsa sul "Il Quotidiano" di giovedì 24, il suddetto ebbe a dichiarare tra le tante (non so come dire, mi vengono solo parolacce) la seguente: "Noi non useremo il metodo vergognoso delle denunce anonime attuato nella precedente amministrazione".

Questa delle denunce anonime è un ritornello che negli articoli di Franco/Francesco Laganà ritorna spesso. Sul giornale di oggi c'è la notizia di un'ulteriore ipotesi di reato, commesso dall'ex sindaco in concorso con altri. Sotto avete l'articolo completo.

Se non altro, da Stefania Papaleo, che scrive la notizia su "Il Quotidiano", l'ex sindaco può apprendere (ma lo sapeva da prima, lui), che fu "a far scattare le indagini, due anni fa, una dettagliata denuncia presentata in Procura dal gruppo consiliare di minoranza 'La Mongolfiera' ".

Dunque una denuncia con nome e cognome. Finalmente "Il Quotidiano" smaschera una bugia quotidianamente scritta su "Il Quotidiano".

Delle altre bugie, da codice penale, se di bugie si tratta, bisognerà aspettare che l'Arcobaleno e i suoi esponenti, citati con nome e cognome, decidano di sporgere querela. Noi abbiamo notizia soltanto dell'affidamento della cosa a un legale, da parte di Gaetano Stagno, per il fatto del voto di scambio, notizia apparsa sempre su "Il Quotidiano" a firma Franco Laganà. Però, mi dicono, la querela sarà fatta a Francesco Laganà, non posso essere più preciso perché di queste cose non m'intendo.

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Abuso d'ufficio l'accusa che pende a carico dell'ex sindaco di Badolato e di 3 ex assessori
INCARICHI SOSPETTI, 4 INDAGATI
Avvisi poco pubblicizzati per favorire sempre gli stessi Professionsti?

ABUSO d'ufficio in concorso: a risponderne l'ex sindaco di Badolato, Gerardo Mannello, e i tre ex assessori Francesco Gallelli, Anna Maria Laganà e Nicola Lentini.
Contro di loro l'accusa di aver agevolato alcuni professionisti del luogo con incarichi di conferimento non adeguatamente pubblicizzati.
Ipotesi di reato formulata a carico dei quattro imputati dal sostituto pocuratore della Repubblica di Catanzaro Ida Moretti, nell'ambito di un'inchiesta che, in un primo tempo, aveva coinvolto anche altre persone, la cui posizione è stata alla fine stralciata dal procedimento che si è concluso solo per Mannello e i tre assessori "incriminati".
A far scattare le indagini, due anni fa, una dettagliata denuncia presentata in Procura dal gruppo consiliare di minoranza "La Mongolfiera", nella quale si parlava di una serie di abusi d'ufficio legati ad incarichi conferiti, a detta dei denuncianti, sempre agli stessi professionisti, senza pareri di regolarità tecnica e contabile, senza il controllo del segretario comunale o senza adeguata pubblicità per l'affidamento degli stessi.
Una denuncia in conclusione delle indagini ritenuta dal magistrato fondata solo in parte e, nello specifico, relativamente alla inadeguatezza della pubblicità degli avvisi di conferimento che, almeno in tre casi diversi, sarebbero stati pubblicati solo presso l'Albo pretorio comunale, in violazione della normativa in materia e a tutto vantaggio, quindi, dei professionisti amici o parenti che avrebbero potuto agire con meno concorrenti tra i piedi.
Così sarebbe avvenuto nel caso dell'affidamento all'ingegnere Nicola Romeo Arena e all'architetto Vincenzo Codispoti dell'incarico della redazione del progetto e acquisto recupero alloggi nel centro storico, nonché della direzione dei lavori del valore complessivo di 145 milioni di vecchie lire con la delibera 14 del 18 gennaio del 2000.
Solo tre mesi dopo era stata la volta di un altro affidamento avvenuto con analoghe modalità, ossia con la pubblicazione dell'avviso solo presso l'Albo pretorio, a vantaggio dei geometri Pasquale Piroso e Mario Gallelli per la progettazione di unità abitative per l'accoglienza di stranieri immigrati, con tanto di direzione dei lavori del valore complessivo di circa 70 milioni di vecchie lire.
Per ultimo, i soli Mannello, Lentini e Gallelli sono chiamati a rispondere di un incarico conferito l'anno precedente all'architetto Vincenzo Codispoti per la redazione del completamento di Piazza castello e del completamento dell'impianto Polifunzionale di Badolato con direzione dei lavori dal valore complessivo di 104 milioni di vecchie lire.
Questi, dunque, i tre incarichi sui quali si è appuntata l'attenzione della magistratura, che ha chiuso il cerchio sui nomi dei quattro attuali imputati, ai quali toccherà difendersi dalle accuse mosse contro di loro nell'eventuale udienza preliminare che potrebbe essere fissata davanti al gup nei prossimi mesi.

Stefania Papaleo, Il Quotidiano, sabato 26 giugno 2004

UNA RIMPATRIATA ALLA SEZIONE NUMERO TRE, QUALCHE GUSTOSO ANEDDOTO

Oggi si sono aperti di nuovo i seggi per il ballottaggio delle Provinciali. Stessi seggi, stessi presidenti, stessi scrutatori. D'obbligo una visita alla "famigerata" numero tre, che due settimane fa ci aveva fatto dannare. È stato un po' come quando ci si rivede tra vecchi amici, ci si racconta gli aneddoti più gustosi.

Instanto da sfatare la diceria che è stata colpa del Presidente Liuzzi Gatto Gerardo il ritardo accumulato nello spoglio. Tutti (ma bisognerebbe dire tutte, perché tutte donne) sono d'accordo che nella tre è successo di tutto: tanta folla, rappresentanti di lista "civili" che improvvisatosi scrutatori hanno voluto dare una mano, tenendo il turno alle cabine elettorali, etc. insomma facendo casino, scrutatrici troppo pignole (e polemiche, per non fare nomi Francesca Cossari), elettori che hanno sbagliato a votare e hanno rivoluto le schede etc.

Nonostante tutto la stanza non è mai stata chiusa dal Presidente il quale voleva sapere chi è il giornalista che ha scritto una tale fesseria; io gliel'ho detto: naturalmente Laganà, nella veste di Franco, mentre nella veste di Francesco faceva il candidato di Cinquestelle. Il Presidente mi dice che nella tre c'è sempre stata un sacco di gente; confermato ad tutte e anche da qualcuno che è rimasto lì tutto il tempo come pubblico.

La Chicca: è Vincenzo Piperissa, coordinatore di Aprile per la sinistra, che aveva sbagliato a votare la scheda alla Provincia e ne ha pretesa un'altra per votare correttamente. A voi le ipotesi più sperticate. Per uno strano caso, quasi come una malattia di famiglia, anche la nipote di Vincenzo Piperissa ha avuto un problema con la scheda della Provincia, e in quel caso si è sfiorata la rissa e la denuncia.

SCASSINATA LA FERDINANDEA TRAVEL

Ieri pomeriggio, alle quindici, i soliti ignoti hanno scassinato l'azenzia di Fernando Cossari, Ferdinandea Travel. Non è stato rubato niente, ma proprio niente, per cui ci si chiede perché questo gesto. Alcuni avanzano l'ipotesi che sia stato un noto professionista che aveva urgente bisogno di alcuni depliants di Cuba.

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Slitta per motivi elettorali il saggio della scuola di danza di Giusy Valenti a cui parteciperà Valerio di "Amici"
RINVIATO LO SPETTACOLO DI "ARTE IN MOVIMENTO"

a.t., Il Domani, sabato 26 giugno 2004