Gil Botulino

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venerdì 14 Gennaio 2005

logoquotidiano.jpg (4187 byte) Il Quotidiano di venerdì 14 gennaio 2005

Badolato. Avvisi di garanzia per altre cinque persone. La struttura venne già sequestrata ad agosto dal pm De Magistris
Porto turistico: ai domiciliari il direttore dei lavori

Ai domiciliari il direttore dei lavori del porto turistico di Badolato, l'ingegnere Gianfranco Gregorace, di 58 anni, di Santa Caterina dello Jonio, con l'accusa di truffa aggravata in concorso. La struttura era stata posta sotto sequestro dallo scorso mese di agosto.

a pagina 14 e in cronaca

Badolato. Dopo il sequestro di agosto, arresti domiciliari per il direttore dei lavori della Salteg
LA TRUFFA MILIONARIA DEL PORTO CHE C'E'
Interdizione dall'attività imprenditoriale per il presidente della società


UNA truffa da diverse migliaia di euro ai danni della Regione Calabria e della Comunità Europea. Un finanziamento pubblico, che avrebbe dovuto essere sfruttato per creare sviluppo e che, invece, pare sia servito soltanto a realizzare interessi privati. Alla faccia dei progetti comunitari finalizzati ad incentivare l'occupazione ed il turismo in uno degli angoli più depressi della Calabria: Badolato.
Proprio lì, nella propaggine estrema della provincia catanzarese, si sarebbe consumata la colossale truffa che ieri ha fatto finire agli arresti domiciliari Gianfranco Pietro Gregorace, cinquantasettenne originario di Santa Caterina e residente a Soverato, direttore dei lavori della Salteg (la società concessionaria dell'iniziativa turistica), accusato di essere stato il regista, nemmeno tanto occulto, del grande imbroglio relativo alla realizzazione del porto "Le bocche di Gallipari". A notificargli il provvedimento firmato dal gip Flavia Costantini, su richiesta del sostituto procuratore Luigi de Magistris, sono stati ieri mattina i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria, guidati dal maggiore Franco Di Carlo, che da diversi mesi hanno puntato la loro attenzione sulla struttura portuale.

L'inchiesta

Traendo spunto dalla denuncia di Giampiero Menniti, l'imprenditore che fino al 30 ottobre 2003 era stato presidente della Salteg srl e che oggi risulta co-indagato nello stesso procedimento, gli uomini delle Fiamme gialle hanno ricostruito punto per punto la storia dell'approdo, facendo emergere una serie di irregolarità, che hanno portato il magistrato ad emettere ben nove avvisi di garanzia a carico di tutte quelle persone che, in modi e tempi diversi, avrebbero contribuito alla realizzazione dell'imbroglio.
A partire proprio da Gregorace e finendo a Mario Grossi, 52 anni, di San Felice sul Panaro, attuale presidente della Salteg, nei confronti del quale è stato emesso un temporaneo divieto di esercitare l'attività imprenditoriale. Una misura più lieve rispetto a quella ipotizzata dal sostituto Luigi de Magistris, il quale aveva chiesto al gip l'applicazione degli arresti domiciliari, sollecitando invece la custodia cautelare in carcere per Grossi. Entrambi sono ritenuti responsabili di truffa aggravata, a causa di una lunga serie di illegittimità, che avrebbero compiuto nel lungo iter per la costruzione del porto di Badolato.

La storia dell'approdo

Un cammino iniziato sotto i migliori auspici il 31 marzo 1999, quando con decreto del presidente della Regione Calabria venne concesso alla Salteg un incentivo in conto capitale per la "realizzazione di un approdo turistico ubicato nei pressi della foce del fiume Gallipari". A fare bella mostra di sé sul decreto 151, l'importo concesso di 2.250.000.000, costituente il 45% della spesa prevista pari a 5 miliardi. Una cifra enorme, che l'ente mise a disposizione a patto che le opere venissero ultimate entro 30 mesi dall'atto di concessione e che si ottemperasse a tutta una serie di altre prescrizioni molto minuziose. Un diktat che, a quanto pare, Grossi e Gregorace non sarebbero riusciti a rispettare, cercando e realizzando una sfilza di espedienti per aggirare i vari ostacoli che, di volta in volta, si trovarono di fronte.

Proroghe e collaudi

A cominciare dalla mancata ultimazione dei lavori nei tempi previsti, a cui si tentò di ovviare con la richiesta di una serie di proroghe utili per sanare alcuni presunti abusi edilizi e lacune documentali che, altrimenti, avrebbero impedito il superamento delle verifiche di idoneità. A sostegno di tale ipotesi i finanzieri hanno portato l'evidenza che l'ingegnere appositamente nominato dalla Regione, dopo avere esaminato la documentazione fornita, non appose il proprio visto, definendo il porto "non collaudabile". A distanza di poche settimane, però, la situazione mutò radicalmente grazie alla redazione di due collaudi strutturali, a firma di tecnici forse compiacenti o forse ignari di quanto stava accadendo, che attestavano l'esistenza di una situazione ben diversa da quella reale. Collaudi palesemente falsi, secondo il magistrato, di cui sarebbero state rinvenute copie nel computer di Gregorace, a dimostrazione del fatto che erano stati accuratamente preparati dallo stesso al fine di ottenere le necessarie autorizzazioni. Nello specifico, i falsi sarebbero serviti a permettere alla Salteg di ottenere le proroghe utili a non perdere i finanziamenti milionari promessi, dal momento che, nella scorsa primavera, la Regione aveva erogato soltanto 500.000 euro. Allo stesso modo i collaudi sarebbero stati utilizzati per sollecitare il ritiro dell'ordinanza n. 05/2002 emessa dall'Ufficio circondariale marittimo di Soverato.

L'ordinanza disattesa

Proprio intorno a tale provvedimento ruota un altro assurdo capitolo della già paradossale vicenda, dal momento che la Capitaneria di porto aveva espressamente vietato l'attività portuale presso le bocche di Gallipari e persino la navigazione nel tratto di mare antistante la struttura. Con un'ordinanza che, in realtà, non è mai stata rispettata, come dimostra il fatto che, lo scorso 4 agosto, quando le fiamme gialle giunsero a Badolato per apporre i sigilli, nell'approdo erano ormeggiate ben 160 imbarcazioni. Per ognuna delle quali, stando agli accertamenti effettuati dagli investigatori, i proprietari avrebbero sborsato decine e decine di euro al giorno, pur di ottenere un attracco al pontile, senza avere in cambio alcuna garanzia. E non solo la situazione strutturale del porto, nella scorsa estate, si presentava carente dei requisiti minimi di sicurezza, quanto la gestione dell'approdo sarebbe avvenuta totalmente in nero, ovvero sarebbe stata realizzata da un soggetto che risultava completamente sconosciuto al fisco. E che, di conseguenza, intascava in toto le cifre, di per sé consistenti, pagate dagli ignari diportisti. Ad attirarli verso il miraggio delle Bocche di Gallipari, probabilmente era stato un efficace passaparola, nonché la pubblicità via internet che aveva portato i primi turisti a Badolato fin dallo scorso mese di maggio.

Il sequestro

Dalla scorsa primavera, del resto, su quel lembo incantato della costa catanzarese, era già interamente puntata l'attenzione degli uomini della Finanza, i quali, in vista dell'imminente stagione estiva, non hanno esitato a stringere il cerchio fornendo al magistrato la possibilità di firmare, alla fine di luglio, il decreto con cui è stato disposto il sequestro preventivo dell'opera. E proseguendo, per tutto l'autunno, quell'indagine che ieri è arrivata ad un suo secondo importante traguardo. Soltanto un ulteriore passo lungo una strada che potrebbe portare ancora ad importanti sviluppi e al coinvolgimento di altre persone in una vicenda tutta calabrese di finanziamenti male utilizzati.

Il ruolo del Comune

Passaggio obbligato sarà naturalmente l'approfondimento delle posizioni delle altre persone coinvolte, tra cui figura anche un dipendente del Comune di Badolato, il quale avrebbe apposto la propria firma ad una richiesta di sanatoria, dichiarando la conformità urbanistica dell'opera abusivamente realizzata e la conseguente applicabilità dell'articolo 13 della legge 47/85. Una richiesta illegittima, secondo l'ipotesi accusatoria, che altro non sarebbe stata se non un tassello del mosaico costruito ad arte per permettere l'apertura del porto e l'avvio di un'attività lucrosa. Senza mettere in conto, evidentemente, che tale attività sarebbe stata oggetto di un'intensa attività d'indagine mirata a fare emergere il torbido che si celava dietro quella che avrebbe dovuto essere un'operazione finalizzata a creare sviluppo ed occupazione. Nonché a risollevare le sorti di una zona che vive ormai in uno stato di completo abbandono e che certamente avrebbe avuto molto da guadagnare da una gestione oculata di una struttura quale avrebbe potuto e dovuto essere il porto. Quell'approdo che dal 4 agosto è, invece, rigorosamente e trsitemente off limits e nel quale, anche alla luce della conferma del sequestro disposta dal Tribunale del Rieame, ormai possono fare il loro ingresso solo poche imbarcazioni munite dell'apposito permesso, ovviamente temporaneo, rilasciato dalla Capitaneria di Porto.

Chiara Spagnolo, Il Quotidiano, 14 gennaio 2005

IL CAPO D'IMPUTAZIONE FORMULATO NELL'ORDINANZA

Gianfranco Pietro Gregorace e Mario Grossi devono rispondere del reato previsto agli articolo 81, 110 e 640 bis del Codice penale, "perché, con più condotte esecutive di un medesimo disegno criminoso, in concorso tra loro e con altre persone indagate, il Gregorace quale direttore dei lavori e Grossi quale presidente della Salteg, con srtifici e raggiri consistiti nel realizzare il porto turistico di Badolato "Bocche di Gallipari", occupando illecitamente spazi del demanio marittimo e facendo innovazioni non autorizzate dall'atto di concessione demaniale marittima del 13/12/1999 e dalla concessione edilizia n. 14 del 10/9/2001 del comune di Badolato, esercitando l'attività di ormeggio, di navigazione, di transito, di rimessaggio e di officina nautica in violazione dell'ordinanza n. 5/2002 del 13/3/2002 dell'Ufficio circondariale marittimo di Soverato emanata a salvaguardia dell'incolumità di persone e cose per la sicurezza della navigazione, praticando l'attività portuale in assenza di autorizzazione e di collaudo da parte degli uffici regionali competenti, realizzando senza autorizzazione 3475 metri quadrati di superficie in terra ferma e 850 metri quadrati di superficie in acqua, costruendo le opere in assenza o in violazione di permessi e/o autorizzazioni comunali, regionali e della Sovrintendenza dei beni paesistici, predisponendo e producendo due verbali di collaudo falsi, esautorando il socio di minoranza Menniti Giampiero, richiedendo ed ottenendo l'applicazione dell'articolo 13 della legge 47/1985 ai fini della sanatoria pur trattandosi di opera rientrante nell'articolo 14 e, quindi, non sanabile, predisponendo atti di vari uffici che sono intervenuti a vario titolo e competenza nella vicenda, inducendo pertanto in errore la Regione Calabria e gli altri enti pubblici interessati a vario titolo alla realizzazione del porto turistico, si procuravano un ingiusto profitto, con altrui danno, consistito nell'accedere ad un incentivo in conto capitale per importo di lire 2.250.000.000 (costituente il 45% riguardo la spesa riconosciuta ammissibile in lire 5.000.000.000), nell'ottenere la mancata revoca del predetti contributo, pur essendo venute meno le ragioni dell'attuata erogazione, nell'ottenere in modo illecito tre proroghe anche per incassare le ulteriori tranche di finanziamento, nel prevedere l'erogazione della somma di euro 1.162.028 presso la banca Monte dei Paschi di Siena, filiale di Catanzaro, come da atto di cessione di credito stipulato tra la Salteg ed il predetto istituto bancario, procurandosi, in nero, le somme loro consegnate da centinaia di diportisti".

Il Quotidiano, 14 gennaio 2005

Domiciliari per il direttore dei lavori e interdizione per il titolare dell'impresa. "Avvisati" altri cinque
PORTO A BADOLATO, INGEGNERE AGLI ARRESTI
La struttura fu già sequestrata ad agosto dal pm Luigi de Magistris


CATANZARO ­ I sigilli sono ancora lì, dallo scorso mese di agosto, a blindare un approdo turistico balzato agli onori della cronaca prima come il "porto che c'è" e poi come "il porto degli imbrogli". E di truffa aggravata in concorso si parla a chiare lettere nell'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari notificata, alle prime luci di ieri, all'ingegnere Gianfranco Pietro Gregorace, di 58 anni, di Santa Caterina dello Jonio, rimasto coinvolto a pieno titolo nella vicenda nella qualità di direttore dei lavori del porto turistico di Badolato, denominato "Bocche di Callipari".
Ad eseguire il provvedimento i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria delle fiamme gialle, che hanno anche notificato una misura interdittiva dall'esercizio dell'attività imprenditoriale a Mario Grossi, di 53 anni, di San Felice sul Panaro (Modena), indagato anch'egli per truffa, in qualità di presidente della Salteg, la società impegnata nei lavori ­ non ancora completati - per la realizzazione del porto.
Firmataria dei due provvedimenti il gip Flavia Costantini, in accoglimento della richiesta avanzata in tal senso dal sostituto procuratore della Repubblica Luigi de Magistris. È stato quest'ultimo ad accendere i riflettori, fin dalla scorsa estate, sul presunto intreccio di raggiri che avrebbe permesso alla Salteg di intascare un finanziamento regionale di oltre un milione e 125 mila euro pur non essendo stata l'opera autorizzata e in mancanza degli impegni assunti con l'ente erogatore del contributo.
Da lì il provvedimento di sequestro preventivo della mega-struttura realizzata privatamente alla foce del fiume Gallipari, in uno degli angoli più suggestivi della provincia catanzarese, emesso dal magistrato e convalidato subito dopo dal gip, e contro il quale nulla avevano potuto gli avvocati difensori degli indagati che inutilmente si erano appellati al Tribunale del riesame. Sulle loro ragioni sono prevalse puntualmente le motivazioni del magistrato, legate ai danni al demanio e all'ambiente che sarebbero stati provocati con la realizzazione della struttura, mai collaudata e costruita in difformità rispetto alle autorizzazioni concesse ed alla normativa vigente. Vane erano state anche le proteste dei proprietari delle 160 imbarcazioni ospitate nella struttura al momento del sequestro, costrette a ripiegare verso altri approdi più sicuri.
Ieri mattina la botta finale a carico dei due principali indagati, che lo scorso mese di agosto erano stati raggiunti, contestualmente al sequestro del porto, da un avviso di garanzia contenente anche i nomi di Giampiero Menniti, 35 anni, di Catanzaro (presidente pro-tempore), e Michele Scornajenghi, 60 anni, di Roma (dirigente in pensione del settore Demanio della Regione Calabria). Due posizioni, queste ultime, ancora al vaglio del magistrato, insieme a quelle di altre cinque persone nei cui confronti un avviso di garanzia è stato notificato ieri dai finanzieri, al termine di un'accurata perquisizione portata avanti nelle rispettive sedi al fine di trovare riscontri sufficienti all'ipotizzata rete di complicità che avrebbe visto agire funzionari compiacenti presso la Regione, il Comune di Badolato e gli uffici preposti al controllo sulla regolarità dei lavori.
Un contorto meccanismo al quale, tuttavia, alla fine potrebbe risultare del tutto estraneo Giampiero Menniti, esautorato come socio di minoranza da chi avrebbe visto in lui un pericolo per gli affari illeciti ipotizzati dal magistrato. Un tassello che mancava all'originario mosaico accusatorio che, nel corso degli accertamenti portati avanti dai finanzieri, si è arricchito di nuovi particolari, allungando ulteriormente il capo di imputazione pendente a carico dei protagonisti della scottante vicenda.
All'accusa di avere alterato le bellezze naturali del mare e della costa del comune di Badolato si è, infatti, aggiunta la truffa aggravata in concorso relativa all'illecita erogazione del finanziamento. Non solo, dunque, l'assenza della specifica autorizzazione e del collaudo da parte del Genio civile regionale, con la realizzazione, anche in questo caso abusiva, delle strutture sulla terraferma e dei pontili, ma anche un giro di falsi verbali di collaudo firmati da due professionisti compiacenti per indurre in errore la Regione e gli altri enti pubblici interessati, a vario titolo, alla realizzazione del porto per mettere le mani sul finanziamento regionale di oltre un milione e 125 mila euro cui la Salteg non avrebbe avuto diritto, ottenendo peraltro tre proroghe necessarie ad incassare le varie tranche.
Tutto questo all'ombra del pericolo rappresentato dal porto per l'assenza delle necessarie condizioni di sicurezza e di salvaguardia dell'incolumità dei diportisti, dai quali gli indagati si sarebbero fatti consegnare somme di denaro regolarmente in nero.
Agli avvocati Armodio Migali e Titti Nunnari, adesso, il difficile compito di far crollare l'imponente castello accusatorio, in occasione degli interrogatori di garanzia ai quali gli indagati verranno sottoposti dal gip nei prossimi giorni.

Stefania Papaleo, Il Quotidiano, 14 gennaio 2005

logodomani.jpg (4871 byte) Il Domani di venerdì 14 gennaio 2005

ildomani2005_01_14.jpg (13697 byte)BADOLATO Sviluppi nell'inchiesta della Gdf sul porto
Gregorace ai domiciliari

Sviluppi nell'inchiesta delle Fiamme Gialle sul porto. Con l'accusa di truffa aggravata in concorso, l'ingegnere Gianfranco Pietro Gregorace, di 58 anni, direttore dei lavori, è stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari.

A PAGINA 25

 

BADOLATO. Ad una svolta l'inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza sul porto "Le Bocche di Gallipari"
CUSTODIA CAUTELARE PER GREGORACE
Il direttore dei lavori ai domiciliari. Contestato il reato di truffa aggravata

Francesco Pungitore,Il Domani, 14 gennaio 2005

logogazzetta.jpg (3899 byte) Gazzetta del Sud di venerdì 14 gennaio 2005

gazzetta2005_01_14.jpg (12407 byte)BADOLATO
Arrestato il direttore dei lavori

Marino a pagina 35

 

L'ing. Gregorace avrebbe redatto falsi collaudi
AI DOMICILIARI IL DIRETTORE DEI LAVORI DEL PORTICCIOLO TURISTICO DI BADOLATO

Domenico Marino, Gazzetta del Sud,  14 gennaio 2005

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DEPURATORI FERMI, MALUMORE DEI CITTADINI

Rita Taverna, Il Domani, 14 gennaio 2005

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DEPURATORI, EMERGENZA IGIENICA DA OLTRE UN MESE

Alessandra Torchia, Il Domani, 14 gennaio 2005

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CONSORZIO DI BONIFICA, LE SOMME RICHIESTE NON VANNO PAGATE
Lo afferma Francesco di Lieto del Codacons

Nicola Cardamone,  Il Quotidiano, 14 gennaio 2005