Gil Botulino

The German Observer
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giovedì 5 Maggio 2005

La copia della sentenza mette fine al chiacchiericcio di questi giorni
MARESCIALLO DI CELLO TESTIMONIANZA FALSA E INOFFENSIVA
Galeotta fu l'impaginazione e chi la fece, il procedimento del notaio ruba la scena alla giunta Menniti

ilquotidiano20050503.jpg (18340 byte)La pagina 21 de "Il Quotidiano" di martedì 3 maggio, è stata esposta nelle bacheche badolatesi (immagino ad opera dell'opposizione) per pubblicizzare l'articolo di Laganà "La giunta Menniti perde pezzi".

Non potendo tagliarla in altro modo, nello stesso foglio è visibile l'articolo di Stefania Papaleo dal titolo "Non dichiarò il falso Scagionato Di Cello", che nel titolo non ci dice niente ma a leggerlo ha cominciato ad interessare i badolatesi che, alla fine, si sono dimenticati del tutto di Menniti.

Nell'articolo si parla di un procedimento che vede il notaio Andreacchio contro il maresciallo di Soverato Di Cello. Stefania Papaleo, nella sua ricostruzione della vicenda, dice, in poche parole che il notaio si è sbagliato in tutto e che in tutto ha avuto ragione il maresciallo. Questa versione è stata ripresa anche dai tg locali.

Ieri, ancora un articolo sempre a firma Stefania Papaleo, che ha tutto l'aspetto di una smentita, dal titolo "Testimonianza falsa e inoffensiva i motivi dell'archiviazione del gip". Anche questo articolo è stato ripreso dai tg locali.

Ma allora che cosa è successo realmente? Ha ragione il notaio o non ha ragione, si chiedono i badolatesi? E credoche se lo siano chiesti anche gli altri lettori interessati alla vicenda.

Oggi, a Badolato, a fianco del vecchio articolo è stato affisso il nuovo.

È vero che negli articoli si fanno anche delle osservazioni ma, come vi ho sempre detto, non serve fare il resoconto di una cosa scritta quando si può leggere l'originale! Io, il testo della sentenza, l'ho trovato più intrigante, esaustivo e chiaro di tutti gli articoli che ne riportano (male) il contenuto, per cui ve lo ripropongo sotto, integralmente. Una sola osservazione-domanda: per caso c'è una regola giuridica che obbliga ad usare l'apostrofo al posto dell'accento, contro le regole dell'ortografia italiana?

Ve ne consiglio la lettura. Assolutamente!

Per nostra memoria vi riporto anche i due articoli di Stefania Papaleo, perché anch'io non cada nell'errore di intrepretare quello che potete interpretare da soli.

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Crisi al Comune. Il sindaco Andrea Menniti revoca la delega di assessori a Lanciano e Leuzzi
ASSUNTA CRINITI FORMALIZZA LE DIMISSIONI
Ma il primo cittadino intende portare comunque avanti il programma amministrativo

ildomani20050505.jpg (16009 byte)Nei giorni scorsi, dopo una concitata riunione alla quale avevano partecipato tutti i candidati della lista Arcobaleno e il comitato civico di appoggio alla lista, ben quattro assessori su sei avevano consegnato le loro deleghe nelle mani del sindaco. Da quel momento tutti erano rimasti in attesa di una proposta da parte del primo cittadino, che si era preso del tempo per trovare una soluzione alla crisi. Crisi che, ormai da mesi, sta logorando i rapporti e la serenità all'interno della maggioranza a capo dell'Ente. Proprio in queste ultime ore una svolta c'è stat. Innanzitutto, Assunta Criniti è stata l'unica dei quattro assessori che, dopo aver consegnato la delega nelle mani del sindaco, ha formalizzato le sue dimissioni rendendole effettive. Molto attesa è arrivata anche la risposta del primo cittadino, Andrea Menniti, alle recenti reazioni politiche che la crisi aveva suscitato. Così, al fine di conseguire la coesione e l'unità d'indirizzo della giunta e di proseguire nell'attuazione del programma politico in base al quale è stato eletto, il sindaco ha deciso di revocare la delega di assessore a Raffaele Lanciano e Giuseppe Leuzzi. I due assessori erano stati gli unici, nella riunione dello scorso 30 aprile, a non avere consegnato la loro delega nelle mani del primo cittadino, reputando di aver operato bene e ritenendo non necessarie le verifiche che da oltre quattro settimane andavano avanti. Ora il sindaco di Badolato intende continuare ad operare, nonostante una singolare situazione per la quale la Giunta esiste, ma solo formalmente. Gli unici assessori rimasti sono, infatti, Pietro Piroso, Nicola Criniti e Teresa Pultrone, le cui deleghe sono tuttora nelle mani di Menniti. Quale sarà ora il passo successivo? Ci sarà un rimpasto? Sono queste le domande che serpeggiano tra i badolatesi, che vogliono capire se la crisi sta lentamente volgendo al termine o se questo è solo l'inizio della fine di questa amministrazione. Per poter dare delle risposte a queste preoccupazioni non si può far altro che attendere ulteriori sviluppi, con l'auspicio di una vera svolta, di un netto cambio di marcia.

Sara Dominijanni, Il Domani, giovedì 5 maggio 2005

vedi: Gil Botulino News di mercoledì 4 maggio 2005

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Denunciato dal notaio Andracchio: il gip archivia
NON DICHIARÒ IL FALSO SCAGIONATO DI CELLO

Da accusatore ad accusato. Ma, ieri mattina, a liberare il comandante della stazione dei carabinieri di Soverato, il maresciallo Giuseppe Di Cello, dall'incubo giudiziario nel quale era stato catapultato dalla denuncia presentata dal notaio Antonio Andreacchio ci ha pensato il gip Maria Vittoria Marchianò, con un decreto di archiviazione firmato al termine di un tortuoso cammino giudiziario che aveva visto una prima richiesta presentata in tal senso dalla Procura rigettata, a favore dell'opposizione presentata dalla presunta parte offesa.

Le ulteriori indagini disposte dallo stesso gip hanno, tuttavia, alla fine, dato ragione all'ufficiale, le cui ragioni, portate avanti in aula attraverso gli avvocati Giuseppe e Fabrizio Costarella, hanno avuto la meglio su quelle del professionista, affiancato nella sua battaglia legale dall'avvocato Salvatore Staiano.

Una battaglia a colpi di carta bollata scaturita dal processo che, diversi anni fa, portò sul banco degli imputati il notaio Andracchio per una costruzione realizzata - a detta della Procura - abusivamente sulla collina di Cuturella, a Soverato. (...)

Ed era stato nel dibattimento del processo intentato per questa vicenda che il maresciallo Di Cello, sedendo sulla poltroncina dei testimoni, aveva ricostruito i sopralluoghi effettuati nel corso delle relative indagini preliminari, ricordando di aver visto per ben due volte il notaio sul posto e di avere anche indagato sulla società riferibile al Caminiti.

Dichiarazioni false, aveva replicato a gran voce il notaio Andracchio, procedendo con una denuncia approdata sulla scrivania del sostituto procuratore Ida Moretti che, in un primo tempo, aveva proceduto a concludere le indagini offrendo la possibilità a Di Cello di dire la sua sulla questione, per poi convincersi delle sue ragioni.

Il maresciallo, in fatti, non si era tirato indietro, comparendo davanti al magistrato con tanto di documentazione comprovante la veridicità delle sue affermazioni, tanto che la Moretti si era affrettata a tornare sui propri passi procedendo ad una richiesta di archiviazione che, tuttavia, il gip aveva rigettato, in accoglimento dell'opposizione presentata dalla presunta parte offesa.

Nuove indagini, vecchio epilogo. E questa volta il gip ha deciso a sua volta di archiviare il caso, restituendo la ragione al maresciallo di Cello.

Stefania Papaleo, Il Quotidiano, martedì 3 maggio 2005

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Nel procedimento del notaio Andreacchio contro il maresciallo Di Cello
TESTIMONIANZA FALSA E INOFFENSIVA I MOTIVI DELL'ARCHIVIAZIONE DEL GIP

Andreacchio contro Di cello, Il quotidiano 04-05-2005"Pur sussistendo gli elementi costitutivi del reato di falsa testimonianza, sia sotto il profilo oggettivo che soggettivo, l'ipotesi delittuosa in questione non è configurabile per inoffensività della condotta".
Lo scrive a chiare lettere il gip, Maria Vittoria Marchianò, nel decreto con cui ha proceduto all'archiviazione del caso nato intorno ad alcune dichiarazioni rilasciate dal maresciallo della stazione dei carabinieri di Soverato, Giuseppe Di Cello, nel corso di un vecchio processo a carico del notaio Antonio Andreacchio.
Dichiarazioni che da subito avevano provocato la reazione del professionista che, carta e penna alle mani, aveva presentato un dettagliato ricorso in Procura, offrendo lo start all'indagine appena arrivata al traguardo.
Con tanti se e tanti ma, stando a quanto scrive lo stesso gip nel provvedimento che, a conti fatti, sembra piuttosto avallare le conclusioni tratte nell'interesse del notaio dall'avvocato Salvatore Staiano.
Era stato quest'ultimo, infatti, affiancando Andreacchio nella sua battaglia legale, ad opporsi in maniera determinata alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura lo scorso mese di settembre, convincendo il gip della necessità di disporre ulteriori indagini atte ad arrivare fino in fondo alla vicenda.
Indagini espletate dalla Polizia giudiziaria esorbitando, tuttavia, le indicazioni ricevute dal gip che, senza pensarci due volte, non risparmia bacchettate agli investigatori, contestando in primis gli accertamenti diretti a verificare l'eventuale svolgimento di attività notarili da parte dell'Andreacchio nel periodo compreso tra il 20 e il 30 settembre 1998, in relazione al quale risultava già provato documentalmente che il notaio si trovava a Saturnia.
Particolare che andava a smentire quanto riferito dal maresciallo Di Cello durante il processo celebrato contro il professionista circa la presenza di quest'ultimo sul cantiere della villa, la cui realizzazione abusiva sulla collina di Cuturella, a Soverato, lo aveva trascinato sul banco degli imputati insieme ad altre tre persone per rispondere di abuso d'ufficio e violazione della normativa urbanistica, nell'ambito di un'inchiesta che, tuttavia, strada facendo aveva perso tutti i pezzi.
Un nuovo filone aveva preso il via da quel procedimento; filone che aveva visto il maresciallo Di Cello (difeso dagli avvocati Giuseppe e Fabrizio Costarella) indossare le vesti di accusato per difendersi dall'ipotesi di reato di falsa testimonianza formulata contro di lui dal sostituto procuratore Ida Moretti che, dopo aver concluso le indagini fornendo la possibilità al maresciallo di difendersi nelle sedi opportune, aveva optato per la richiesta di archiviazione che aveva ricevuto un secco no dal gip.
Lo stesso gip che, dopo aver disposto ulteriori indagini, ha a sua volta proceduto ad archiviare il procedimento penale, ma con un provvedimento destinato a lasciare dietro di sé una scia di dubbi ed interrogativi.
In un passaggio, infatti, il giudice Marchianò stigmatizza le dichiarazioni di Di Cello, ritenendo che quest'ultimo, nel corso del processo a carico del notaio, abbia riferito circostanze non veritiere in relazione ad una società definita inesistente alla luce dell'esito di una verifica esperita dal Reparto operativo del Comando provinciale dei carabinieri di Catanzaro che aveva, invece, dimostrato l'esatto contrario.
"Un comportamento che suscita delle perplessità", osserva il gip nel suo provvedimento, richiamandosi subito dopo ad un orientamento giurisprudenziale secondo il quale "perché ricorra il reato di falsa testimonianza è necessario che il mendacio abbia influito sul convincimento del giudice e, comunque, abbia riguardato un elemento pertinente della causa e rilevante ai fini della decisione".
Così però non è stato, conclude la Marc hianò, ritenendo che nel caso in esame la falsa dichiarazione del teste non abbia influito sulla decisione del giudice, sia perché smentita dalle altre risultanze processuali, sia perché comunque non rilevante ai fini della decisione.
(Fine?) della vicenda.

Stefania Papaleo, Il Quotidiano, mercoledì 4 maggio 2005

PROCEDIMENTO NEI CONFRONTI DEL MARESCIALLO DI CELLO, SENTENZA DEL 2 MAGGIO 2005

N.242/103 R.G.N.R.
N.1989/2003 R.G.G.I.P.

TRIBUNALE DI CATANZARO
SEZIONE G.I.P. - G.U.P.

IL GIUDICE

Sulla richiesta dì archiviazione avanzata dal P.M. in sode in data 21-9-2004 nel procedimento in epigrafe indicato nei confronti di Di Cello Giuseppe, nato a San Pier Niceto il 1-5-1963, in relazione al reato di cui all'art. 372 c.p.;

Vista l'opposizione presentata da Andreacchio Antonio, con atto depositato in data 21-9-2004;

Vista l'ordinanza emessa da questo Giudice in data 21-12-2004 che si intende integralmente richiamata e trascritta nel presente provvedimento, con cui veniva disposto il compimento di ulteriori indagini;

Vista la nota di P.G. dei 23-2-2005, con cui veniva comunicato l'esito delle indagini delegate, con la documentazione allegata;

Letti gli atti e sentite le parti all'odierna udienza camerale;

RILEVA

Preliminarmente, si ritiene opportuno evidenziare che le nuove indagini svolte dalla Guardia di Finanza, esorbitano dalle indicazioni contenute nel provvedimento di questo G.I.P. del 21-12-2004, in quanto dirette ad accertare anche l'eventuale svolgimento, di attivita' notarili da parte dell'Andreacchio nel periodo compreso tra il 20 e il 30 settembre 1998, in relazione al quale risultava gia' provato documentalmente che l'odierna persona offesa si trovava a Saturnia.
Sotto questo profilo, gli accertamenti svolti dalla P.G. si pongono nella stessa direzione delle indagini difensive di cui all'attestazione depositata in cancelleria in data 15-4-2005, mentre esulano dalla stessa delega del P.M. procedente, che aveva chiesto il compimento delle sole investigazioni indicate nel provvedimento del Giudice.

Quanto alla circostanza relativa alla societa' Linfa, specificamente indicata nel provvedimento che ordinava le nuove indagini, risulta confermato che, all'epoca della deposizione dibattimentale da parte del Di Cello, quest'ultimo era a conoscenza dell'esistenza della stessa, avendo ricevuto la nota del 29-5-1999 del Comando Carabinieri RONO dì Catanzaro con cui si comunicava che, "da accertamenti effettuati presso l'ufficio IVA di questo centro, era emerso che la partita IVA n. 02184830798 risultava intestata a Linfa di Arqiro' Giuseppe & c. con sede in Soverato, via Olimpia n. 39, di cui era rappresentante Arqiro' Giuseppe".
In redazione a questa circostanza, pertanto, il Maresciallo Di Cello, deponendo come testimone nel corso dell'udienza dibattimentale, nel procedimento penale nei confronti di Andreacchio Antonio, ha riferito circostanze non veritiere, in contrasto con le stesse risultanze investigative contenute nel fascicolo del P.M., che ha proceduto nel corso dell'esame, a specifiche contestazioni, invitando l'ufficiale di P.G. a consultare gli atti a sua firma, (cfr. trascrizione in atti, fol. 72 ss.).
Proprio da tali atti emerge, peraltro, che in data 8-5-1999, con, nota trasmessa alla locale Procura della Repubblica, il Di Cello riferiva che da accertamenti esperiti dal R.O. del comando provinciale dei CC. di Catanzaro la societa' Linfa  risultava inesistente, mentre in realta', a quella data, l'odierno indagato aveva solo richiesto le informazioni in questione al RONO di Catanzaro, che rispondeva il successivo 29-5-1999, confermando l'esistenza della societa'.
A fronte di tali emergenze, risultanti per tabulas, il teste ha continuato a sostenere che la societa' Linfa risultava inesistente, richiamando l'esito di una verifica effettuata dal RONO dì Catanzaro, che, invece, aveva dimostrato l'esatto contrario.
Tale comportamento, le cui ragioni esulano sicuramente dai fatti di causa, suscita delle perplessità, in relazione al puntuale rispetto dei doveri istituzionali da parte del Di Cello, che non veniva sentito come un qualunque testimone, ma come 'autorita' di Polizia Giudiziaria che aveva svolto le indagini e disponeva degli atti dai quali desumere la circostanze oggetto di esame.

Andreacchio contro Di cello, sentenza 02-05-2005Cio' posto, ritiene questo Giudice che, pur sussistendo gli elementi costitutivi del reato di falsa testimonianza, sia sotto il profilo oggettivo che soggettivo, l'ipotesi delittuosa in questione non sia configurabile, per inoffensivita' della condotta.
Ed invero, secondo un orientamento giurisprudenziale, che si ritiene di condividere, perche' ricorra il reato di falsa testimonianza è necessario che il mendacio abbia influito sul convincimento del Giudice e, comunque, abbia riguardato un elemento pertinente alla causa e rilevante ai fini della decisione.
Nel caso in esame, dagli atti si desume che la falsa dichiarazione de teste non ha influito sulla decisione del Giudice, sia perche' smentita dalle altre risultanze processuali, sia perche' comunque non rilevante ai fini della decisione.

P.Q.M

Dispone l'archiviazione del procedimento e la restituzione degli atti al P. M.

Manda alla cancelleria per gli adempimenti di competenza.

Catanzaro, 2-5-2005.

IL G.I.P. D.ssa Maria Vittoria Marchiano'

PROCEDIMENTO NEI CONFRONTI DEL MARESCIALLO DI CELLO, SENTENZA DEL 21 DICEMBRE 2004

N.242/03 R.G.N.R.
N.1989/2003 R.G.G.I.P.

TRIBUNALE DI CATANZARO
SEZIONE G.I.P. - G.U.P.

IL GIUDICE

Sulla richiesta di archiviazione avanzata dal P.M. in sede in data 21-9-2004 nel procedimento in epigrafe indicato nei confronti di Di Cello Giuseppe, nato a San Pier Niceto il 1-5-1963, in relazione al reato di cui all'art. 372 c.p.;

Vista l'opposizione presentata da Andreacchio Antonio, con atto depositato in data 21-9-2004;

Letti gli atti e sentite le parti all'odierna udienza camerale;

RILEVA

Il procedimento in esame trae origine da una denuncia-querela presentata da Andreacchio Antonio nei confronti del Maresciallo Di Cello, in servizio presso la Stazione dei Carabinieri di Soverato, per avere, quale teste del dibattimento davanti al Tribunale dì Catanzaro, nell'ambito del proc. n. 1146/98 RGNR nei confronti dei predetto Andreacchio, dichiarato falsamente l'inesistenza della Societa' Linfa, rivelatasi invece esistente, come emerso dagli accertamenti compiuti dalla Guardia di Finanza di Catanzaro su delega dell'ufficio di Procura, (cfr. prot. 766/03 dell'1-6-2003), nonche' per avere, nel corso dello stesso dibattimento, dichiarato falsamente che l'Andreacchio era presente nel corso di due sopralluoghi da lui effettuati nelle date del 24 e 25 settembre 1998, mentre dalla documentazione acquisita nel corso del processo e dagli accertamenti eseguiti successivamente dalla Guardia di Finanza emergeva che lo stesso Andreacchio, nel periodo in questione si trovava in Saturnia.

Nella richiesta di archiviazione, il P.M. afferma, quanto alla prima contestazione, relativa all'esistenza della societa' Linfa, che il Di Cello si limito' a riferire l'esito delle indagini eseguite da altri, ed in particolare dal Nucleo informatico del reparto Operativo di Catanzaro, mentre in relazione alla seconda contestazione, il P.M. fa riferimento alle circostanze esposte dall'indagato in sede di interrogatorio e conclude affermando che la molteplicita' degli incontri avvenuti tra il Di Cello e l'Andreacchio nel corso delle indagini puo' avere ingenerato una confusione nei ricordi del teste.

Deduce l'opponente, a sostegno della richiesta di formulazione dell'imputazione coatta o, in subordine, di prosecuzione delle indagini, che non vi e' alcuna traccia, ne' nel procedimento a carico dell'Andreacchio, ne' nel presente procedimento, della sub-delega che il maresciallo Di Cello avrebbe conferito al Reparto Operativo di Catanzaro, e che, in ogni caso, nell'informativa n. 240 del 24-5-1999, a firma dello stesso Di Cello, anteriore alla deposizione dibattimentale, si da atto dell'acquisizione di una visura camerale che dimostra l'esistenza della societa' in questione.
Quanto alla seconda contestazione, si osserva che l'affermazione del Di Cello sulla presenza dell'odierno opponente nel corso di molteplici sopralluoghi informali, non risulta supportata da alcun elemento di prova, e viene smentita dalle dichiarazioni rese dai Carabinieri della stazione di Soverato sentiti nel corso delle indagini.

Tanto premesso, ed a prescindere dalla possibilita' di riconoscere ad Andreacchio Antonio la qualita' di persona offesa del reato di falsa testimonianza, (che, secondo la giurisprudenza prevalente, tutela il bene giuridico dell'ordinato svolgimento dell'attivita' giudiziaria, sicche' persona offesa è esclusivamente lo Stato), ritiene questo Giudice di non poter condividere le argomentazioni poste a sostegno della richiesta di archiviazione, non essendo sufficientemente delineato l'iter logico che, partendo dalle premesse fattuali acquisite attraverso le indagini, porterebbe, secondo il P.M. richiedente, ad affermare l'infondatezza dell'accusa.
Ed invero, quanto alla circostanza relativa alla presenza dell'Andreacchio ad almeno uno dei due sopralluoghi effettuati in data 24 e 25-9-1998, si deve rilevare che il fatto che il maresciallo Di Cello e l'Andreacchio si siano incontrati piu' volte nel corso dei procedimento in questione non puo', di per se', giustificare la falsa affermazione in ordine alla presenza di quest'ultimo in una determinata occasione, specificamente indicata dal teste, soprattutto alla luce delle dichiarazioni degli altri testi sentiti al riguardo, che hanno escluso, invece, la presenza dell'Andreacchio a quei sopralluoghi.
Per quanto riguarda, poi, la circostanza relativa all'esistenza della societa' Linfa, non risulta che sia stato compiuto alcun accertamento in ordine alla delega che il Maresciallo Di Cello avrebbe conferito al R.O. di Catanzaro e all'eventuale esito di tale verifica, che avrebbe indotto l'odierno indagato, nel corso della sua audizione dibattimentale, a superare, addirittura, il dato emergente da una visura camerale gia' acquisita agli atti.

Andreacchio contro Di Cello, sentenza 21-12-2004Su tale punto, pertanto, le investigazioni sono incomplete e richiedono un supplemento di indagine, che dovrà essere finalizzata all'acquisizione degli atti in questione (delega delle indagini e relativo esito) o delle dichiarazioni degli agenti che hanno eseguito le indagini.

P.Q.M.

Rigetta la richiesta di archiviazione e dispone il compimento di ulteriori indagini, specificamente indicate nella parte motiva, fissando, per il compimento delle stesse, il termine di quaranta giorni.

Manda alla cancelleria per gli adempimenti di competenza.

Catanzaro, 21-12-2004.

IL CANCELLIERE B3 (Ida Lucia Senese)

Il Giudice D.ssa Maria Vittoria marchiano'

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A BADOLATO, RABBIA PER I VOLATILI UCCISI DALL'USO DEL DISERBANTE

concerto e rabbia tra i cittadini per la morte di tortore e altri volatili uccisi dal diserbante, sembra usato dagli operai dalla società Schillacium sia sul lungomare che in altri quartieri della frazione marina, per distruggere le erbacce che crescono ai bordi della strada. La denuncia era partita dall'ex sindaco di Badolato, Gerardo Mannello che in una lettera inviata all'assessore all'ambiente, Nicola Criniti denunciava l'irresponsabilità di chi aveva provocato un danno ambientale molto grave.Fortemente critici anche alcuni anziani che abituati a trascorrere delle ore di svago sul lungomare per dare del mangime alle tortore, hanno notato che gli uccelli erano morti nel beccare l'erbacce trattate con il veleno.Netta presa di posizione dell'amministrazione comunale che nel ricevere la denuncia di Mannello si è attivata per individuare le responsabilità e le cause del gravissimo episodio. Infatti l'assessore Criniti ha preso contatti con la società Schilacium che oltre a provvedere la raccolta dei rifiuti solidi urbani, ha un contratto per la cura e manutenzione del verde pubblico.Nella missiva indirizzata ai responsabili della Shillacium, l'assessore evidenziava le gravi responsabilità della società, ricordava anche che il contratto non prevedeva l'uso di diserbanti in quanto nocivi e pericolosi.Denunciava anche lo stato di degrado del verde pubblico, e l'inadempienze relative alla raccolta differenziata, puntualizzava altresì che il comune di Badolato, paga regolarmente quanto dovuto alla Schillacium. La lettera i Criniti, nel richiamare la società al rispetto del contratto, ipotizza anche le penalità previste dall'ex articolo 9, ed un'eventuale rescissione del contratto. Proteste anche dei cittadini di Badolato Borgo, che hanno denunciato il degrado nei pressi di Piazza Castello per la presenza di cumuli di terra, materiale edilizio ed altro.Immediato l'intervento dell'assessore Criniti che venuto a conoscenza della denuncia ha subito investito del problema l'ufficio tecnico del comune e il comando dei vigili urbani, per far rimuovere il materiale.

Franco Laganà, Il Quotidiano, giovedì 5 maggio 2005

vedi: Gil Botulino News di lunedì 2 maggio 2005 News di giovedì 28 aprile 2005