Gil Botulino

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martedì 26 Luglio 2005

Porto di Badolato, per la sentenza Tar c'è da attendere

Occorrerà attendere ancore qualche giorno per sapere se il Tar darà nuovamente il via al porto di Badolato realizzato dalla società Salteg. I giudici della seconda sezione del Tar, infatti, all'esito dell'udienza camerale tenuta ieri (presidente Esposito, relatore Biancofiore), ha deciso di definire direttamente nel merito il giudizio con la formula della decisione in forma semplificata, la cosiddetta sentenza breve. Questa volta la Salteg, patrocinata come nelle precedenti occasioni dall'avv. Alfredo Gualtieri, era stata costretta ad impugnare, con richiesta di sospensiva, la nota della Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio della Calabria, emessa il 30 maggio scorso, con la quale era stata negata efficacia all'autorizzazione in sanatoria rilasciata dalla Provincia di Catanzaro in ottemperanza a precedente decisione dello stesso Tar che, con ordinanza dell11 novembre 2004, aveva motivatamente accolto l'istanza di sospensiva della Salteg, ritenendo pienamente legittimo il rilascio di autorizzazione in sanatoria dopo l'entrata in vigore del Codice Urbani del 2004. Per la Soprintendenza si è costituita l'avvocatura dello Stato. Il porto di Badolato è ancora sotto sequestro penale.

(b.c.),(venerdì 22 luglio 2005)

Porto di Badolato. I giudici emetteranno sentenza breve
Autorizzazione negata la Salteg ricorre al Tar

Torna alla ribalta il porto di Badolato, l'approdo turistico realizzato privatamente alla foce del fiume Gallipari e da un anno finito al centro di una dirompente inchiesta della magistratura, che lo vede a tutt'oggi "prigioniero" dei sigilli impostigli dal sostituto procuratore Luigi De Magistris.

Ad accendere questa volta i riflettori sono stati i giudici del Tar Calabria, al cui vaglio è finita la tortuosa vicenda di ricorsi e controricorsi maturata intorno all'autorizzazione paesistica inseguita dalla Salteg srl, la società concessionaria della maxi struttura turistica che, per valere le proprie ragioni, si è adesso rivolta alla magistratura amministrativa, con un dettagliato ricorso presentato per mano dell'avvocato Alfredo Gualtieri.

Ricorso rispetto al quale i giudici (presidente: Esposito; relatori: Biancofiore e Chiné), al termine della discussione portata avanti all'udienza di ieri, hanno deciso di andare oltre la sospensiva sollecitata in primis dal legale, per emettere una sentenza breve che sarà depositata nel più breve tempo possibile, a partire da oggi.

Sentenza che andrà ad aggiungere un nuovo tassello al burrascoso iter iniziato lo scorso anno con il diniego, da parte della Provincia di Catanzaro, del nulla osta in sanatoria chiesto dalla Salteg. Diniego motivato non dal mancato rispetto delle norme in materia ambientale (nessun impatto rispetto al progetto originario, aveva puntualizzato l'Ente), bensì da una circolare emanata dal ministero ai Beni e alle Attività culturali a seguito del parere legislativo dello stesso ministero secondo cui l'autorizzazione non poteva essere rilasciata in sanatoria alla luce del Codice Urbani.

Non per la Salteg srl che, senza perdere tempo, aveva impugnato davanti al Tar quella decisione, sostenendo l'applicabilità del Codice Urbani solo in presenza di nuove concessioni, e non di quelle precedenti, come nel caso in questione. Tesi portata avanti in sede di giudizio amministrativo sempre dall'avvocato Gualtieri, le cui ragioni erano state condivise dai giudici con una sospensiva che aveva dato il via libera all'autorizzazione paesistica rilasciata prontamente dalla Provincia. Salvo essere annullata dalla Sovrintendenza ambientale il 30 maggio di quest'anno, con un provvedimento davanti al quale Salteg e legale non erano rimasti a guardare, procedendo con l'ulteriore ricorso discusso ieri in Camera di consiglio.

A giorni la decisione.

Stefania Papaleo, Il Quotidiano, venerdì 22 luglio 2005

Badolato. Nell'interesse di Grossi e Gregorace
Opposizione contro il decreto per la restituzione di pontili e ormeggi del porto

TORNA davanti al gup la vicenda del porto di Badolato. Nel mirino dei legali di Gianfranco Pietro Gregorace e Mario Grossi, questa volta, è finito il decreto con cui, un mese fa, è stata disposta la restituzione dei pontili e degli accessori di ormeggio della darsena turistica "Le bocche di Gallipari" alla società Mar.en.tech.

Gli avvocati Concetta Nunnari, Armodio Migali e Salvatore Staiano hanno presentato, infatti, opposizione nei confronti del decreto, chiedendo la revoca del provvedimento e la nomina del custode giudiziale dei beni asportati, al fine di evitare "ogni possibile pregiudizio economico alla società opponente". Cioè alla Salteg. Proprio la posizione della società costruttrice del porto di Badolato, del resto, è al centro dell'ennesimo capitolo della vicenda giudiziaria che si trascina dall'8 agosto dello scorso anno, quando la magistratura appose i sigilli alla struttura portuale del Basso Jonio.

A distanza di poco tempo, nel settembre del 2004, il pubblico ministero titolare dell'inchiesta, Luigi de Magistris, aveva poi disposto la restituzione delle banchine e degli accessori per l'ormeggio in favore della Mar.en.tech. Contro tale decisione, si erano subito levate le voci degli avvocati di Grossi e Gregorace, che avevano chiesto ed ottenuto le revoca del provvedimento. A distanza di nove mesi, però, il magistrato ha ritenuto di ripercorrere la stessa strada, ritrovando la stessa ferma opposizione dei legali che, in un dettagliato ricorso, hanno definito il provvedimento illegittimo. In particolare, scrivono gli avvocati, "il decreto appare viziato nella parte in cui il pm, pur a conoscenza della pendenza di un giudizio civile afferente i beni restituiti, in difetto di qualsiasi statuizione del giudice civile ed in assenza di circostanze legittimanti l'adozione del provvedimento, reiterava la restituzione dei pontili e degli accessori per l'ormeggio alla Mar.en.tech.

Quest'ultima altro non sarebbe che la società che ha venduto pontili e banchine alla Investimenti generali, che, a sua volta, li ha forniti alla Salteg. Tra la Mar.en.tech e la Salteg, dunque, non esisterebbe alcun rapporto diretto e, secondo quanto sostenuto dagli avvocati, è incomprensibile il motivo per cui gli accessori del porto siano stati restituiti alla prima delle due società. Anche alla luce del fatto, è scritto ancora nel ricorso, che tra la Imprese generali e la Salteg è in atto un giudizio civile e che, se quest'ultima ne uscisse perdente, "si troverebbe nell'assurda situazione di dover saldare gli importi di beni che l'autorità giudiziaria ha restituito ad altri". Ovvero alla Mar.en.tech. Senza contare, hanno precisato i legali, che la Salteg potrebbe trovarsi costretta a pagare dei beni che potrebbe non riavere più indietro dalla Mar.en.tech.

Ecco perché gli avvocati Nunnari, Migali e Staiano, hanno ritenuto necessario presentare ricorso contro il decreto del pm al Tribunale del Riesame e, contestualmente, depositare una formale opposizione presso l'ufficio gip. Rimettendo nelle mani del giudice la possibilità di revocare il provvedimento.

Tratto da: Il Quotidiano