Gil Botulino

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giovedì 4 Agosto 2005

A rischio anche casolari e una centrale telefonica a S. Andrea
Brucia il Basso Ionio catanzarese

Una sottile cortina di fumo avvolge la Marina di Badolato. E salendo per la collina, si fa ancora più intensa e acre, fino a quando non si mescola alle fiamme dell'incendio che divampa già da ieri. A ridosso del centro storico, decine di ettari (prevalentemente coltivati a uliveti) di macchia mediterranea bruciano senza tregua. L'inferno è scoppiato poco dopo le 10, sospinto da un vento fortissimo che in serata non si è attenuato. Le operazioni di spegnimento delle fiamme sono state complicate proprio dalle sfavorevoli condizioni atmosferiche, nonché dall'orografia del territorio che lo vuole piegato in balze scoscese a volte irragiungibili. A tratti è sembrato che le fiamme avessero addirittura la meglio sui vigili del fuoco. La tempesto di vento, tra l'altro, ha impedito che sul luogo dell'incendio giungessero gli invocati soccorsi aerei, giunti poi solo in serata. Brucia la vegetazione; ma ci sono anche tante case rurali, in collina, che rischiano di venire distrutte. I proprietari, impotenti, guardano avanzare le fiamme dalla valle del fiume Gallipari sino sotto le case; e avrebbero voluto arrestarne l'avanzata se fosse stata disponibile l'acqua. La morsa del fuoco non ha risparmiato i paesi limitrofi. Ad Isca è stata aggredita la zona industriale. Fiamme altissime hanno lambito alcuni capannoni, mentre un deposito di vecchie auto ha preso a bruciare, richiedendo l'intervento dei vigili del fuoco. Anche a Sant'Andrea l'area intorno alla Centrale telefonica ha preso fuoco ed a spegnere le fiamme ci hanno pensato alcuni volontari. L'incendio divampato nel Basso Ionio catanzarese, con conseguente distruzione di alberi e arbusti, ripropone ancora una volta il problema della conservazione e tutela di un territorio che a valle sta diventando sempre più arido.

Massimo Ranieri, Gazzetta del Sud, giovedì 4 agosto 2005

PORTO DI BADOLATO Il giudice ha accolto il ricorso dei difensori della Salteg e dell'ing. Gregorace
La decisione del gip sui pontili contesi

I pontili della discordia. Il giudice delle indagini preliminari Carlo Fontanazza ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati Titti Nunnari e Armodio Migari (difensori di Mario Grossi e della Salteg srl che sta eseguendo i lavori del porto di Badolato) e Salvatore Staiano (in difesa del direttore dei lavori dell'approdo Gianfranco Gregorace) contro il decreto di restituzione dei beni sequestrati, vergato a fine giugno dal sostituto procuratore Luigi De Magistris a favore della Maretech srl. Che a parere dei legali della Salteg e di Gregorace, però, non aveva alcun diritto a ottenere i pontili, ché invece appartenevano alla Salteg. Così come a loro dire è stato dimostrato in occasione di una precedente restituzione risalente a settembre. Comunque, secondo la ricostruzione della difesa, la restituzione dei beni non poteva avvenire poiché è in atto una controversia proprio sulla proprietà delle «cose sequestrate». E non è finita, perché gli avvocati Nunnari, Staiano e Migali hanno contestato anche un difetto nella motivazione del decreto di restituzione e un difetto di notifica dello stesso provvedimento. Ecco perché ne hanno chiesto l'annullamento, pur mantenendo attivo il sequestro. Completamente opposta la posizione della Marentech, che invece ha chiesto il rigetto dell'opposizione, argomentando un suo diritto di proprietà sui beni dissequestrati. E per dare forza a questa richiesta ha anche prodotto dei documenti. Il gip Fontanazza in effetti ha riscontrato almeno in maniera potenziale l'esistenza di una controversia sulla proprietà dei beni sequestrati. Secondo il gip spinge in questa direzione un atto di citazione notificato alla Salteg da Investimenti generali, per il pagamento dei pontili. Che in pratica sono stati prodotti dalla Maretech, venduti alla Investimenti generali e da questi alla Salteg. Nella vertenza tra Investimenti generali e Salteg si è inserita la Maretech chiedendo l'accertamento in suo favore della proprietà degli stessi pontili. Il giudice della indagini preliminari ha mantenuto il sequestro, rimettendo però la soluzione del contenzioso tra Maretech e Salteg alla sezione civile del Tribunale cittadino. Allo stesso tempo, però, ha nominato il rappresentante legale della Maretech quale custode dei beni per evitare brutte sorprese nel periodo in cui nei fatti mancherà un proprietario. «Ora – ha commentato l'avvocato Titti Nunnari – valuteremo le eventuali azioni da intraprendere per ottenere la restituzione dei pontili a spese della Maretech. E tuteleremo gli interessi personali e patrimoniali sia della Salteg che dell'ingegnere Gregorace».

d.m., Gazzetta del Sud, giovedì 4 agosto 2005

La decisione del gip. La parola adesso va al giudice civile
Porto, pontili e ormeggi restano sotto sequestro


Dovrà essere il giudice civile e solo lui a decidere a chi appartengono i pontili e gli accessori di ormeggio finiti insieme all'intero porto di Badolato al centro di una dirompente inchiesta della Procura. A deciderlo è stato ieri mattina il gip Carlo Fontanazza, ai quali si erano rivolte le società Investimenti generali e Salteg per contestare la decisione assunta dal sostituto procuratore Luigi de Magistris lo scorso 22 giugno di disporne il dissequestro a favore della società Mar.en.tech. Provvedimento contro il quale gli avvocati Salvatore Staiano, Armodio Migali e Titti Nunnatri avevano tempestivamente proposto opposizione, producendo in aula gli atti relativi al processo civile attualmente in corso tra Investimenti generali e Salteg per il pagamento dei pontili dissequestrati e nel quale si è introdotta anche la Mar.en.tech. (rappresentata dagli avvocati Giuseppe Cavallari - del foro di Ferrara - Gregorio Viscomi e Mario D'Elia - del foro di Catanzaro) proprio al fine di chiedere al giudice l'accertamento in suo favore della proprietà dei beni. Aspetto sul quale hanno puntato i legali per ribaltare la decisione della Procura di restituire pontili e ormeggi che, invecem stando a quanto disposto ieri dal gip resteranno sotto sequestro e nella disponibilità del rappresentante legale Mar.en.tech. solo a titolo di custode giudiziale, avendo peraltro la società già provveduto a rimuovere i beni ed a riappropriarsene. E i legali andranno oltre, valutando, alla luce della decisione del gip, l'opportunità di intraprendere azioni a tutela dei propri clienti che avrebbero subìto danni economici per centinaia di milioni di euro.

s.p., Il Quotidiano, giovedì 4 agosto 2005