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Dentro il voto dell'Unione a Badolato, vince
l'Udeur di Stagno
A
Badolato hanno votato in 352 persone. Ben 352. Potrebbero
sembrare poche ma non lo sono. Sono esattamente il 31,1% di
coloro che hanno votato per l'Unione alle Regionali di qualche
mese fa. Più di tutta la provincia di Catanzaro che è al 21,0% e
della Calabria che è al 18%.
Si sono recati alle urne quasi tutti gli elettori dell'Udeur (152
oggi, 164 alle regionali) e quasi tutti gli elettori di
Rifondazione (18 oggi, 25 alle regionali), per altri è meno
immediato fare raffronti (Prodi ha avuto 167 voti). Se volete
farli voi, nelle regionali questi sono stati i voti: Ds 206,
Margherita 255, Sdi 23, Alleanza popolare 374. Se vogliamo dire
che soltanto Ds e Margherita, i due partiti che si contendono il
primato dei consensi a Badolato (senza contare Mannello), hanno
votato per Prodi, dobbiamo dire che hanno portato ai seggi il
36% dei loro elettori, contro il 93% dell'Udeur e il 72% di
Rifondazione.
L'Udeur è passato dal 14,5% delle regionali al 43,2% di oggi. Prc
dal 2,2% delle regionali al 5,1% di oggi. Soltanto Panzino e
Mastella sono andati meglio a Badolato che nel resto della
Provincia o della Regione. Mastella ha il 43,2% a Badolato, il
22,3% su base provinciale e il 18,3% su base regionale.
Nella foto, Gaetano Stagno |
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Commemorazione del Compagno Giuseppe Samà
Riceviamo da Sergio Genco e pubblichiamo
Commemorazione
del compagno Peppino Samà, Badolato 15 ottobre 2005
La CGIL provinciale di Catanzaro rende omaggio alla figura umana
e politica del compagno Peppino Samà.
Oggi commemoriamo la scomparsa di un compagno: un sindacalista, un
uomo della sinistra democratica.
Peppino Samà rappresenta una delle figure nobili del movimento
progressista Calabrese.
Per il suo ruolo, per l'azione da lui svolta, in un sessantennio
di lotte appassionate, la sua figura travalica i confini
territoriali di Badolato e dello stesso Basso Jonio, che lo
videro protagonista e artefice della rinascita della Calabria.
Peppino fa parte, a pieno titolo, di una generazione di compagni
generosa e irripetibile.
Una generazione di uomini e di donne che fondarono la Democrazia
nel nostro Paese, la difesero dalle insidie, la consolidarono
affinché non si tornasse indietro.
Una generazione, la sua, che si batté per migliorare le condizioni
di vita delle classi sociali più umili, per dare piena dignità e
cittadinanza ai lavoratori e opportunità di progresso sociale ed
economico a quanti non erano rappresentati e difesi e che per
questo ne rimanevano esclusi.
Peppino fa parte di quella generazione che, dopo la caduta del
fascismo, fece una scelta di vita, non facile, non scontata, ma
irta di sacrifici, di coerenze personali e politiche improntate
al disinteresse e all'altruismo.
Erano quelli gli anni tremendi del secondo dopo-guerra.
Il fascismo e le sue classi dirigenti ci consegnarono un Paese
diviso, povero, umiliato, una situazione sociale profondamente
ingiusta.
Un Paese diviso non solo geograficamente, ma per censo, nel quale,
ancora, le donne non avevano diritto di voto.
Una Nazione dove i lavoratori, i piccoli artigiani, i coloni, i
braccianti poveri rappresentavano gli ultimi di una
immodificabile piramide sociale che il fascismo e la monarchia
avevano cristallizzato.
In essa un mezzogiorno e una Calabria sofferente e arretrata a
causa di un sistema di potere ed economico imperniato sul
latifondo e sullo sfruttamento delle classi povere.
Un popolo di esclusi, di subalterni, di senza voce e senza volto.
Peppino, assieme a molti altri della sua generazione, fece una
scelta di campo limpida e impegnativa per dare una prospettiva
di vita e una speranza nuova e positiva a questo popolo.
Peppino aveva capito che era necessario battersi politicamente,
avere con la sua gente un protagonismo nuovo che determinasse
autentici cambiamenti.
Aveva capito che era necessario, per aprire una nuova stagione, non
solo rimuovere le macerie sociali ed economiche ereditate dal
ventennio fascista, ma con questo ricostruire la Nazione su
nuove basi democratiche, che si fondassero sulla partecipazione,
sul ruolo dei partiti e del sindacato, sul protagonismo forte
del popolo, per superare le cause profonde della povertà e
dell'esclusione sociale.
Peppino capì che questa era l'unica strada per consegnare alle
nuove generazioni un Paese più giusto, più libero e avanzato.
E Peppino, nel corso della sua vita si batté per realizzare questo
suo ideale, lo fece da Comunista, aderendo al PCI, da
sindacalista della CGIL, da uomo delle istituzioni.
Lo fece con passione negli anni giovanili, durante la stagione
delle lotte per la terra: per l'applicazione dei decreti Gullo,
che assegnavano le terre incolte e mal coltivate ai contadini.
Fu protagonista affinché la comunità di Badolato avesse
un'amministrazione comunale autenticamente democratica e
progressista e non riandassero al potere i vecchi arnesi della
stagione dei podestà fascisti o quelli nominati d'ufficio dal
barone locale.
E nel 1946, alle prime elezioni libere, l'affermazione della lista
guidata dal comunista Gigino Tropeano, che da lì a qualche anno
sarebbe diventato Deputato della repubblica e poi Senatore, fu
travolgente, un vero e proprio plebiscito popolare.
Contribuì nella sua umiltà affinché alle donne venisse
riconosciuto il diritto di voto e nel 1947, al referendum sulla
Repubblica, perché si affermasse in Badolato il voto popolare a
favore della Repubblica.
Partecipò negli anni cinquanta, da protagonista, alle lotte per
l'imponibile di manodopera in agricoltura e in edilizia, contro
il carovita e, nelle infinite manifestazioni pubbliche organizzò
la lotta per lo sviluppo ed il lavoro, che ebbe come momento
culminante lo sciopero a rovescio per la costruzione della
strada Badolato-Brognaturo, per togliere dall'isolamento fisico
le popolazioni delle preserre.
In queste azioni di lotta politiche, sindacali, civili, Peppino si
distinse, diventandone punto di riferimento e assumendo
incarichi di grande prestigio: responsabile della Camera del
Lavoro a Badolato, esponente provinciale della CGIL,
responsabile di zona del PCI nel vibonese, chiamato a questo
incarico delicato da Mario Alicata, allora segretario regionale
del PCI e tra i sui massimi dirigenti.
Il suo ruolo nelle lotte politiche e sindacali era da tutti
riconosciuto ed apprezzato ed anche, dobbiamo dirlo, fortemente
contrastato da quanti auspicavano per Badolato e l'Italia un
arretramento ed un ritorno al passato.
Da coloro che in modo sprezzante gli ricordavano le sue umili
origini contadini e lo "consigliavano", in accesi comizi
pubblici, a lasciare la "penna" e ritornare alle "zolle".
Non ritornò alle "zolle" Peppino, continuò a pensare, a studiare e
frequentò l'allora scuola di partito a Bologna, perché
comprendeva che per dirigere, incidere sulla realtà era
importante capire lo stato delle cose, e il sapere, la cultura
diventavano uno strumento importante imprescindibile e potente.
Continuò a lottare con questo spirito negli anni della maturità,
diventando Consigliere Comunale, fondando con Rina Trovato il
"centro per anziani di Badolato" , lo fece da dirigente della
locale sezione del PCI prima e poi da dirigente del PDS e dei
Democratici di sinistra.
Fu una azione la sua, caparbia, orgogliosa, appassionata, generosa,
che non venne mai meno agli ideali giovanili.
Non fu un caso se per oltre un cinquantennio Badolato divenne punto
di riferimento non solo nella nostra zona ma nell'intera
provincia.
Quella generazione di militanti, la sua generazione: dei Tropeano,
dei Corea, di Carmelina Amato, dei Larocca, dei Nicola Criniti
avevano seminato bene.
Ricordando oggi Peppino, il suo ruolo, ricordiamo con lui un'intera
generazione, riandiamo alle nostre radici, ai nostri valori di
riferimento: di giustizia sociale e di solidarietà.
Ritroviamo le motivazioni più profonde per andare avanti in questo
cammino non ancora compiuto, rinnovando un impegno.
Ciao Peppino e che la terra della tua Badolato ti sia Lieve. |
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Francesco Gallelli: «Piena solidarietà a
Laganà» Dichiarazione del Capogruppo
della minoranza Consiliare rilasciata a Telejonio
Sulle
dichiarazioni del sindaco Menniti, ecco l'intervista rilasciata
a Telejonio da Francesco Gallelli:
«E' stato un intervento rozzo e puttanesco, mi
consenta di dirlo, perché la stampa, Telejonio e il giornalista
Franco Laganà, sono stati sempre imparziali con tutti i
consiglieri, con le comunicazioni che dà alla gente, e quindi
assoluta correttezza di comportamento. Io, a nome del mio gruppo
"Cinque Stelle", che ho l'onore di rappresentare con 1050 voti,
esprimo piena solidarietà per il lavoro proficuo svolto dal
giornalista Laganà, che lo sta svolgendo, con assoluta
correttezza, con imparzialità, con provata esperienza, con
provata capacità. Quindi respingo l'intervento del sindaco
Menniti". |
Badolato. Piperissa denuncia i disagi presso lo
sportello dell'ospedale
Perchè non si attiva il servizio di Cat@ospital al Comune?
Con una lettera indirizzata al sindaco del comune
di Badolato, al presidente della Provincia di Catanzaro, e al
commissario straordinario dell'As 7 di Catanzaro, Vincenzo
Piperissa, coordinatore del movimento "Aprile per la Sinistra"
di Badolato, denuncia la situazione caotica ed insostenibile
dell'ufficio Accettazione dell'ospedale di Soverato.
Una situazione che a causa le giuste proteste dei cittadini,
esasperati per la carenza funzionale, provocando giornalmente
l'intervento dei carabinieri.
«Nel sapere, scrive Piperissa, che ci sono persone che arrivano
a Soverato alle cinque del mattino, da tutti i comuni del
comprensorio, per prendere il numero, fare la fila di sei ore,
per poi non avere il sevizio dovuto, abbiamo provato un grande
senso di vergogna.
Il servizio Cat@ospital, istituito dalla Provincia di Catanzaro,
per le prenotazioni e inaugurato, anche dal sindaco di Badolato
circa un anno fa, rappresenta un fatto molto positivo per
ovviare a tali carenze, soprattutto adesso che con la circolare
n. 52754 del 30 agosto 2005, la stessa Provincia da la
possibilità a tutti i comuni, con l'invio dei modelli di
autocertificazioni, o con il pagamento sul conto corrente
postale, di regolarizzare il cosiddetto ticket in sede comunale,
mettendo i cittadini nelle condizioni di recarsi direttamente in
ospedale solo per l'esame, il giorno della prenotazione, senza
passare più dall'ufficio accettazione».
«A tale proposito, prosegue ancora la lettera di Piperissa,
chiediamo come "Aprile per la Sinistra", e prima di coinvolgere
i cittadini in lotte più efficaci, che venga attivato nel più
breve tempo possibile ed in maniera concreta, sia a Badolato
Marina, che nel Centro, uno sportello comunale per soddisfare
tale esigenza, considerando che spesse volte si sono verificate
delle grosse disfunzioni. Chiediamo l'intervento del presidente
della Provincia e del commissario straordinario dell'As 7, per
verificare quali sono i motivi per cui nel comune di Badolato
tale servizio stenta ad essere avviato, ed intervenire per la
sua soluzione, che è di vitale importanza per tutta la
cittadinanza».
Fin qui la lettera di protesta di Piperissa. C'è da dire che
numerosi cittadini, hanno dichiarato, che recandosi al comune,
con la ricetta del medico di base, non hanno avuto la
possibilità di prenotare le visite presso gli ospedali di
Soverato e Chiaravalle, in quanto spesso i codici per le
richieste, relative alle varie patologie di visite
specialistiche mediche non venivano accettati, dagli uffici
provinciali. Di chi le responsabilità?
Intanto all'ufficio accettazione di Soverato, continuano i
disagi per l'utenza.
«Perché, ha detto un pensionato di S. Andrea, costretto a
recarsi per una Tac a Siderno, non trovare la soluzione più
idonea, come quella adottata nell'ospedale reggino, dove alcune
prenotazioni vengono fatte nei reparti, evitando cosi caos,
liti, e file interminabili per i cittadini?»
Franco Laganà, Il Quotidiano,
martedì 18 ottobre 2005 |