Gil Botulino

The German Observer
dal 2001

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lunedì 7 Novembre 2005

C'è chi si riposa e chi scavalca, e io... pago

Il Comune di Badolato non ha una lira: giusto?
   Ha un tecnico comunale -anzi due-: mi riferisco a Mario (Colonna) Gallelli. Un tempo era responsabile d'Area, poi hanno riorganizzato gli uffici, ed ora non lo è più. A quel tempo si interessava di Urbanistica. Ora non se ne interessa più. Per la verità non si interessa nemmeno di tanto d'altro: anche a suo dire ha molto poco da fare.
   Si devono approvare delle lottizzazioni, come sapete: per questo motivo è stata fatta una "commissione urbanistica". Della "commissione urbanistica", sappiamo, fa parte Mario Riccio, tecnico comunale del comune di S. Caterina. È stato preso a scavalco per guardare le lottizzazioni di Badolato e per questo riceverà un compenso mensile di 4/5 del suo stipendio (diciamo pure 1000 euro ma sono certamente di più). Che Mario s'intenda di urbanistica, come autodidatta, è fuor di dubbio. Forse più di qualche architetto dunque quei soldi li vale, ma....
   Se ho un Comune senza una lira e se ho un geometra comunale -che già pago ed era responsabile dell'urbanistica- senza carichi di lavoro, per quale motivo dovrei pagare un altro geometra? Non è uno spreco dei soldi dei contribuenti?

 
Arsenale che nessuno sospettava

Ha lasciato un po' sbigottiti il ritrovamento di tutte quelle armi, nella casa disabitata in Corso Umberto al n. 89, di cui avevano le chiavi Cosimo Menniti (u Turchju) e la moglie Caterina Frascà. Nessuno ricorda né a Badolato né nei dintorni un ritrovamento più grosso.
   Sorpresa anche per gli arrestati, insospettabili. Nessuno, naturalmente, crede che quelle armi fossero nelle disponibilità di Cosimo. Molti pensano che lui di quelle armi nemmeno sapesse.
   Cosimo è nel carcere di Siano a Catanzaro. Caterina nel carcere di Reggio Calabria.
   Stamattina del fatto ne parlano tutti i giornali Calabresi, in prima pagina con richiamo per l'interno, e abbiamo avuto l'onore anche del Tg3 regionale. In Caserma a Badolato marina, è passato il capitano Tocci e, sembra, anche un Generale.
   Il maresciallo Massimo Agostinello, da me intervistato, si avvalso della facoltà di non rispondere.
   Gira voce che a fare il ritrovamento siano stati i Carabinieri di Badolato. Solo dopo sono arrivati gli altri in soccorso.

 
il tenente Bressi: «A due alla volta li stiamo prendendo tutti»

Cani randagi se ne vedono ancora in giro. Non nella via Gramsci però ce sono al Montemanna. Se ne lamentavano, ieri, alcuni che abitano da quelle parti, quando ho detto loro che i randagi sono spariti. Un po' di cani, comunque, sono stati accalappiati. Ce lo comunica il tenente Emilio Bressi che ci dice che con l'Asl si è trovato un accordo. «Certo -dice- non è che li possiamo prendere tutti a 'nna vota, ma due alla volta li stiamo prendendo tutti»

 
Badolato-Satriano, è rottura tra la tifoseria ultras e la società

BADOLATO 2
SATRIANO 0
Badolato: Murdolo sv, Messineo 6, Tucci 6, Martello 6.5, Armocida 6.5, Scoleri 6 (Pugliese sv), Riitano 5 (Mosca 6), Spanò 6, Rava 6 (Menniti sv), Coniglio 7, Mennti G 6.5 Allenatore: Baldari
Satriano: Gennarini 6, Matozzo 4.5, Vitale U 5, Nisticò 5, Sinopoli 5.5, Vitale S 5, Fratto 5.5, Chiaravalloti 5, Vasile 5.5, Ranieri 5, Arena 5.5
Allenatore: Migliaresi
Arbitro: Palamare di Catanzaro
Marcatori: 35'st Coniglio, 44'st rig. Armacida
Badolato. E' stato solo un monologo quello visto al "G.Larocca di Badolato. La squadra locale, in casacca blu, ha strameritato la vittoria con il più classico dei risultati: 2-0. Dopo la sconfitta di Bivongi il gruppo dirigente si pone quali sono i veri problemi della squadra che ha risposto con una prova superlativa. Mister Baldari lancia dal primo minuto il neo-acquisto giallorosso Menniti G e rivoluzione completamente l'intera formazione con un nuovo modulo: il 3-4-1-2. Difesa a tre con Tucci e Messineo ai fianchi di capitan Armocida; il centrocampo composto da Spanò e Scoleri in mezzo e dai fluidificanti Martello, ennesima prova ad alto livello, e dal citato Mennti G. In avanti Coniglio dietro alle punte Rava e Riitano. Primo tempo all'insegna dei giallorossi. Dopo 30 secondi dal fischio iniziale un lungo lancio dalla trequarti di Armocida, Rava ha una doppia occasione per portare in vantaggio il Badolato di Liberto che fallisce clamorosamente. Il Badolato attacca a senso unico e il pur volenteroso Satriano si arrangia come può dalle furie dei giallorossi. Riitano, Martello, Menniti G, Spanò, Scoleri e ancora Rava fanno il turno per il tiro al bersaglio ma la palla non entra. Nel secondo tempo continua il monologo ma è solo al 35? Coniglio sblocca il risultato dopo una serpentina in area ospite. Sul finale il direttore di gara decreta un rigore nettissimo che il bomber Armocida no
n perdona. Intanto è rottura tra la tifoseria Ultras Gruppo "Mbidia" e la società maturata dopo il match casalingo col Davoli. La società è accusata dagli ultras perché non ha mantenuto i patti di inizio stagione i quali prevedevano che l'incasso di ogni partita disputata in casa andava devoluta ai fondi degli stessi ultras. Nel dopo partita il vice-presidente Bressi ci lascia un piccolo commento «sono contento del risultato finale- continua- ma dobbiamo essere più cattivi sottoporta e cercare di chiudere prima la partita».

Andrea Criniti

 
Sequestrata "Santabarbara" Due arresti

 Gazzetta del Sud, lunedì 7 novembre 2005, prima pagina

 

Una coppia di anziani di Badolato è stata arrestata dai carabinieri della compagnia di Soverato per detenzione di armi
Arsenale della mafia in casa di due pensionati
In casa una vera "Santa Barbara" con kalashnikov, fucili e pistole. trovate anche due ricetrasmittenti

Un vero e proprio arsenale: fucili, pistole, kalashnikov, cartucce. Il tutto custodito in casa da due insospettabili pensionati di Badolato, Domenico Cosimo Menniti, di 66 anni, e Caterina Frascà, di 65. Marito e moglie. Entrambi sono finiti nella rete dei carabinieri della Compagnia di Soverato nel corso di una vasta operazione antimafia coordinata dal capitano Francesco Tocci nella zona del Basso Jonio. La perquisizione domiciliare eseguita dagli uomini del Norm dopo una serie di appostamenti ha scoperchiato una vera e propria "Santa Barbara" della criminalità organizzata.

 Il Domani, lunedì 7 novembre 2005, prima pagina

 
Marito e moglie di 66 e 65 anni nascondevano le armi della 'ndrangheta
Arsenale a casa di due pensionati
Trovati kalashnikov, fucili da caccia, pistole e silenziatori

L'arsenale era lì. Kalashnikov, fucili da caccia, carabine, pistole, cartucce, silenziatori. E poi apparati ricetrasmittenti, guanti in lattice e pistole lanciarazzi, ammucchiati in una casa disabitata nel centro del paese. Armi da guerra per migliaia di euro. Armi della 'ndrangheta, nascoste tra le mani rispettabili di due pensionati. Domenico Cosimo Menniti e la moglie, Caterina Frascà, custodi del segreto delle cosche del Basso Ionio o di qualche clan delle zone limitrofe che, proprio lì, tra le vecchie mura di un borgo medioevale dimenticato, aveva trovato un deposito sicuro. O quasi.
   Sicuro, infatti, quel covo lo è stato solo fino all'alba di domenica, quando i carabinieri della Compagnia di Soverato, guidati dal capitano Francesco Tocci, sono piombati a Badolato. Un servizio mirato, finalizzato alla ricerca di armi, che si è concluso con la scoperta di un vero e proprio tesoro e l'arresto dei suoi custodi. Cosimo Menniti e Caterina Frascà, 66 anni lui e 65 lei, sono finiti in manette con l'accusa di detenzione illegale di armi e ricettazione. Solo loro, infatti, secondo quanto è stato appurato dai militari, possedevano le chiavi di quella casa, a pochi metri dall'abitazione nella piazza principale di Badolato.
   Uno stabile su sue piani e cantina, in cui, fino a qualche anno fa, viveva il padre di Frascà, oggi deceduto. Un edificio come tanti, che mischia il suo anonimato a quello dell'intero paese, asserragliato su un costone collinare, a una decina di chilometri dalla costa. Lontano dalle città e vicino, troppo vicino, alla zona calda della Calabria: la Locride.
   Badolato è il luogo ideale per nascondersi e per nascondere. Latitanti come armi. L'ultimo arresto risale appena a pochi giorni fa, quando finì la fuga di Francesco Taverniti, presunto affiliato alle cosche di Guardavalle, ricercato da oltre un anno. La scoperta fatta ieri mattina rappresenta un colpo ancora più grosso. Il bingo vero e proprio dei carabinieri di Soverato. Perché casa Frascà non era un luogo in cui veniva nascosta qualche arma, ma un arsenale in piena regola. Di quelli che nella provincia di Catanzaro raramente erano venuti alla luce.
   L'elenco degli oggetti sequestrati è impressionante: un kalashnikov, quattro pistole,otto fucili (tra cui doppiette e carabine), numerosi serbatoi per pistola e carabina, oltre 1000 cartucce, due apparati ricetrasmittenti, due pistole lanciarazzi e un paio di guanti in lattice da chirurgo. Un armamentario dal valore difficilmente quantificabile che gli stessi carabinieri, subito dopo il sequestro, hanno avuto difficoltà a definire.
   Ciò che più impressiona, tuttavia, e lascia molto da pensare, non è la concentrazione di tante e tali armi in un unico deposito, bensì il fatto che fossero tutte clandestine e in perfetto stato di conservazione. Emblematica la presenza dei silenziatori e di pistole non commerciabili in Italia, nonché di fucili a pompa modificati per essere facilmente trasportati e occultati. Per non parlare delle ricetrasmittenti, con tutta probabilità utilizzate non solo per comunicazioni tra i membri del sodalizio criminale ma anche per captare le frequenze su cui si snodano i contatti tra le Forze dell'ordine.
   Particolari. Molti. Che se vengono messi uno dietro l'altro permettono di delineare un quadro inquietante, dal quale emerge l'immagine di un gruppo criminale, quello che aveva in "gestione" il deposito di Badolato, perfettamente organizzato. Probabilmente pronto a colpire. Chi o che cosa è difficile immaginarlo. La presenza di armi da guerra nel Basso Ionio soveratese non è una novità di oggi. Già l'anno scorso l'operazione "Mithos" portò alla luce l'esistenza di legami profondi tra gli gli affiliati ai Gallace-Novella e i venditori svizzeri. Un uomo, Giuseppe Giannini, finì in manette proprio con l'accusa di traffico internazionale e diverse armi furono sequestrate.
   L'operazione di domenica è di livello ben più alto e a dimostrarlo sono qualità e quantità del materiale rinvenuto, che è di valore di gran lunga superiore a quello scoperto fino ad ora nella stessa zona. Il kalashnikov, giusto per dirne una, è una novità assoluta. Nel soveratese non uccide da anni. Nelle zone limitrofe, invece, è usato con la stessa facilità delle pistole ad acqua.
   E, considerato che quando si parla di zone limitrofe ci si riferisce alla Locride, è chiaro che la scoperta effettuata ieri dall'Arma acquista maggioresignificato. Dopo l'omicidio di Franco Fortugno quel lembo di Calabria è presidiato giorno e notte, in ogni suo angolo. E Badolato è molto, troppo, vicino.

Chiara Spagnolo,  Il Quotidiano, lunedì 7 novembre 2005

 
Due coniugi di Badolato sono stati arrestati ieri notte dai carabinieri della Compagnia di Soverato
Arsenale in casa di due pensionati
Una "Santa Barbara" della mafia: kalashnikov, fucili, pistole e migliaia di cartucce

Un vero e proprio arsenale: fucili, pistole, mitragliatori, cartucce. Il tutto custodito in casa da due insospettabili pensionati di Badolato, Domenico Cosimo Menniti, di 66 e Caterina Frascà, di 65. Marito e moglie. Entrambi sono finiti nella rete dei carabinieri del Nucleo operativo radiomaobile della Compagnia di Soverato nel corso di una vasta operazione antimafia coordinata dal capitano Francesco Tocci nella zona del Basso Jonio. Dopo avere raccolto indizi chiari e inequivocabili circa la presenza, in una abitazione nelle disponibilità dei due badolatesi, di un ingente quantitativo di armi e munizioni, è scattato l'inesorabile blitz notturno. E la perquisizione domiciliare eseguita dagli uomini del Norm ha scoperchiato una vera e propria "Santa Barbara" della criminalità organizzata. Probabilmente molto più di quanto gli stessi inquirenti sospettassero. Incredibile la varietà e il volume di fuoco dell'artiglieria sequestrata: un fucile mitragliatore da guerra modello kalashnikov, calibro 7,62x39, modello S90, con calcio pieghevole, munito di tre caricatori del tipo "a banana"; una pistola marca Sig-Sauer. modello P226, calibro 9x19, adattata per l'innesto del relativo silenziatore, anch'esso posto sotto sequestro; una pistola di marca non identificata, calibro 9 parabellum, con matricola; un revolver di colore scuro con impugnatura in legno, da sei colpi, verosimilmente calibro 38, con matricola; una pistola a tamburo da sei colpi dal calibro non identificato, con matricola punzonata; un silenziatore per pistola; un fucile da caccia sovrapposto, calibro 12, marca Bernardelli, con matricola; un fucile a pompa calibro 12 con impugnatura a pistola, verosimilmente modificato per agevolarne l'uso e il trasporto, marca Moss berg, con matricola; un fucile da caccia tipo doppietta, marca Beretta, con matricola punzonata; un fucile da caccia semi-automatico marca Franchi con matricola punzonata; una carabina a colpo singolo calibro 22 Long Rifle Only con cannocchiale  e matricola punzonata, marca Franchi; un fucile a pompa monocanna calibro 12, marca Remington 870 Express, con matricola abrasa; u nfucile semi-automatico monocanna calibro 12 marca Verney-Carron con calcio e canna modificati per facilitarne il porto e l'occultamento, sprovvisto di matricola; una carabina calibro 22 a colpo singolo marca Ruger M77 con matricola punzonata, con cannocchiale marca RedField; numerosi serbatoi per pistola e per carabina; munizionamento (mille cartucce circa) per le predette e per latre armi; apparati ricetrasmittenti; una pistola lanciarazzi marca Record calibro 6; una pistola lanciarazzi tipo revolver modello V22; un paio di guanti in lattice da chirurgo. Inevitabile, per i due coniugi, l'arresto con l'accusa di ricettazione e detenzione illegale di armi da sparo, da guerra e comuni, alcune delle quali clandestine o alterate e del relativo munizionamento. Dopo un primo interrogatorio e le formalità di rito, Menniti e Frascà sono stati associati, il primo, presso la casa circondariale di Siano, a Catanzaro, e la donna nel carcere di Reggio Calabria a disposizione del magistrato Andreana Ambrosino. Non è escluso che già nelle prossime ore ulteriori sviluppi possano condurre gli inquirenti sulle tracce dei capicosca che avevano occultato nel centro storico di Badolato, sicuri di farla franca, un simile arsenale di guerra. La zona posta sotto l'influenza della potente locale di Guardavalle, è stata l'epicentro della recente operazione antimafia denominata "Mythos", con la quale i carabinieri e la Dda di Catanzaro hanno praticamente decapitato il nucleo storico del clan Gallace-Novella, esteso in tutta l'area del Soverato e con ramificazioni nel Lazio e nel Nord Italia.

 Francesco Pungitore, Il Domani, lunedì 7 novembre 2005

 
Badolato Brillante operazione dei carabinieri di Soverato: due arresti
Sequestrata una "santabarbara"

Una "Santabarbara" sequestrata e due persone arrestate. Questo il bilancio di una brillante operazione portata a termine dai carabinieri della Compagnia di Soverato, insieme a quelli della stazione di Badolato. Il tutto è cominciato quando i militari, nel corso di servizi mirati alla ricerca di armi e munizioni, alle prime luci dell'alba, hanno rinvenuto un vero e proprio arsenale da guerra, abilmente nascosto in un casolare ubicato nel comune di Badolato. All'interno c'era di tutto: un fucile Kalashnikov, calibro 762, munito di tre caricatori, cosiddetti "a banana"; una pistola semi automatica 9x19 munita di silenziatore; una pistola calibro 9 parabbellum; un revolver con impugnatura in legno da sei colpi, verosimilmente calibro 38; una pistola a tamburo da sei colpi; un silenziatore per pistola; un fucile da caccia sovrapposto, calibro 12; un fucile a pompa calibro 12 con impugnatura a pistola; un fucile da caccia tipo doppietta; un fucile da caccia semi automatico; una carabina a colpo singolo calibro 22 con cannocchiale; un fucile a pompa mono canna calibro 12, marca "Verney-Carron" con calcio e canna modificati, probabilmente per facilitarne il porto e l'occultamento; una carabina calibro 22 a colpo singolo munita di cannocchiale; numerosi serbatoi per pistola e carabina; oltre 1000 cartucce; due apparati ricetrasmittenti; due pistole lancia razzi ed un paio di guanti in lattice da chirurgo. Hanno coordinato l'operazione, il Capitano Francesco Tocci, compagnia Carabinieri di Soverato ed il maresciallo Massimo Agostinello comandante la Stazione di Badolato. I militari, all'interno del casolare, hanno scovato ed arrestato due persone: Menniti Domenico Cosimo, pensionato sessantaseienne del luogo e la moglie Frascà Caterina 65 anni anch'essa pensionata di Badolato. Sulle loro teste pendono le pesanti accuse di detenzione illegale di armi da sparo, da guerra e comuni, e ricettazione. Gli arrestati, dopo le formalità di rito, sono stati accompagnati presso la Casa Circondariale di Catanzaro - Siano, a disposizione del Magistrato di turno Andreana Ambrosino, il quale nelle prossime ore, dovrà decidere e valutare se convalidare il provvedimento restrittivo, definendone le rispettive posizioni. Indagini a 360 gradi, sono tuttora, in corso per appurare l'effettiva appartenenza delle numerose armi rinvenute, e per cercare di capire se esse erano destinate a compiere molteplici azioni criminose. Il capitano Tocci, nel corso di una conferenza stampa, ha affermato che il brillante risultato arriva dopo un lunghissimo e certosino lavoro investigativo e di intelligence messo in atto dai suoi uomini sul territorio soveratese. Si attendono, ora, gli ulteriori sviluppi d'indagine annunciati dagli investigatori, che in queste ore stanno battendo tutte le piste utili alle indagini. Intanto sul territorio, si intensificano i controlli, tramite l'utilizzo di reparti speciali dell'Arma dei Carabinieri, i quali stanno setacciando palmo a palmo, l'intero comprensorio, al fine di contrastare la criminalità che, purtroppo, insiste sul territorio.

Cesare Barone, Gazzetta del Sud, lunedì 7 novembre 2005