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Novembre 2005 |
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lunedì 7
Novembre 2005 |
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C'è chi si riposa e chi scavalca, e io... pago
Il Comune di Badolato non ha una lira: giusto?
Ha un tecnico comunale -anzi due-: mi riferisco a Mario (Colonna)
Gallelli. Un tempo era responsabile d'Area, poi hanno
riorganizzato gli uffici, ed ora non lo è più. A quel tempo si
interessava di Urbanistica. Ora non se ne interessa più. Per la
verità non si interessa nemmeno di tanto d'altro: anche a suo
dire ha molto poco da fare.
Si devono approvare delle lottizzazioni, come sapete: per questo
motivo è stata fatta una "commissione urbanistica". Della
"commissione urbanistica", sappiamo, fa parte Mario Riccio,
tecnico comunale del comune di S. Caterina. È stato preso a
scavalco per guardare le lottizzazioni di Badolato e per questo
riceverà un compenso mensile di 4/5 del suo stipendio (diciamo
pure 1000 euro ma sono certamente di più). Che Mario s'intenda
di urbanistica, come autodidatta, è fuor di dubbio. Forse più di
qualche architetto dunque quei soldi li vale, ma....
Se ho un Comune senza una lira e se ho un geometra comunale -che
già pago ed era responsabile dell'urbanistica- senza carichi di
lavoro, per quale motivo dovrei pagare un altro geometra? Non è
uno spreco dei soldi dei contribuenti? |
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Arsenale che nessuno sospettava
Ha
lasciato un po' sbigottiti il ritrovamento di tutte quelle armi,
nella casa disabitata in Corso Umberto al n. 89, di cui avevano
le chiavi Cosimo Menniti (u Turchju) e la moglie Caterina Frascà.
Nessuno ricorda né a Badolato né nei dintorni un ritrovamento
più grosso.
Sorpresa anche per gli arrestati, insospettabili. Nessuno,
naturalmente, crede che quelle armi fossero nelle disponibilità
di Cosimo. Molti pensano che lui di quelle armi nemmeno sapesse.
Cosimo è nel carcere di Siano a Catanzaro. Caterina nel carcere di
Reggio Calabria.
Stamattina del fatto ne parlano tutti i giornali Calabresi, in
prima pagina con richiamo per l'interno, e abbiamo avuto l'onore
anche del Tg3 regionale. In Caserma a Badolato marina, è passato
il capitano Tocci e, sembra, anche un Generale.
Il maresciallo Massimo Agostinello, da me intervistato, si avvalso
della facoltà di non rispondere.
Gira voce che a fare il ritrovamento siano stati i Carabinieri di
Badolato. Solo dopo sono arrivati gli altri in soccorso. |
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il tenente Bressi: «A due alla volta li stiamo
prendendo tutti»
Cani randagi se ne vedono ancora in giro. Non
nella via Gramsci però ce sono al Montemanna. Se ne lamentavano,
ieri, alcuni che abitano da quelle parti, quando ho detto loro
che i randagi sono spariti. Un po' di cani, comunque, sono stati
accalappiati. Ce lo comunica il tenente Emilio Bressi che ci
dice che con l'Asl si è trovato un accordo. «Certo -dice- non è
che li possiamo prendere tutti a 'nna vota, ma due alla
volta li stiamo prendendo tutti» |
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Badolato-Satriano, è rottura tra la tifoseria
ultras e la società
BADOLATO 2
SATRIANO 0
Badolato: Murdolo sv, Messineo 6, Tucci 6, Martello 6.5,
Armocida 6.5, Scoleri 6 (Pugliese sv), Riitano 5 (Mosca 6),
Spanò 6, Rava 6 (Menniti sv), Coniglio 7, Mennti G 6.5
Allenatore: Baldari
Satriano: Gennarini 6, Matozzo 4.5, Vitale U 5, Nisticò 5,
Sinopoli 5.5, Vitale S 5, Fratto 5.5, Chiaravalloti 5, Vasile
5.5, Ranieri 5, Arena 5.5
Allenatore: Migliaresi
Arbitro: Palamare di Catanzaro
Marcatori: 35'st Coniglio, 44'st rig. Armacida
Badolato. E' stato solo un monologo quello visto al "G.Larocca
di Badolato. La squadra locale, in casacca blu, ha strameritato
la vittoria con il più classico dei risultati: 2-0. Dopo la
sconfitta di Bivongi il gruppo dirigente si pone quali sono i
veri problemi della squadra che ha risposto con una prova
superlativa. Mister Baldari lancia dal primo minuto il
neo-acquisto giallorosso Menniti G e rivoluzione completamente
l'intera formazione con un nuovo modulo: il 3-4-1-2. Difesa a
tre con Tucci e Messineo ai fianchi di capitan Armocida; il
centrocampo composto da Spanò e Scoleri in mezzo e dai
fluidificanti Martello, ennesima prova ad alto livello, e dal
citato Mennti G. In avanti Coniglio dietro alle punte Rava e
Riitano. Primo tempo all'insegna dei giallorossi. Dopo 30
secondi dal fischio iniziale un lungo lancio dalla trequarti di
Armocida, Rava ha una doppia occasione per portare in vantaggio
il Badolato di Liberto che fallisce clamorosamente. Il Badolato attacca a
senso unico e il pur volenteroso Satriano si arrangia come può
dalle furie dei giallorossi. Riitano, Martello, Menniti G, Spanò,
Scoleri e ancora Rava fanno il turno per il tiro al bersaglio ma
la palla non entra. Nel secondo tempo continua il monologo ma è
solo al 35? Coniglio sblocca il risultato dopo una serpentina in
area ospite. Sul finale il direttore di gara decreta un rigore
nettissimo che il bomber Armocida no
n perdona. Intanto è rottura tra la tifoseria Ultras Gruppo "Mbidia"
e la società maturata dopo il match casalingo col Davoli. La
società è accusata dagli ultras perché non ha mantenuto i patti
di inizio stagione i quali prevedevano che l'incasso di ogni
partita disputata in casa andava devoluta ai fondi degli stessi ultras. Nel dopo partita il vice-presidente Bressi ci lascia un
piccolo commento «sono contento del risultato finale- continua-
ma dobbiamo essere più cattivi sottoporta e cercare di chiudere
prima la partita».
Andrea Criniti |
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Sequestrata "Santabarbara" Due arresti

Gazzetta del Sud, lunedì 7 novembre 2005,
prima pagina |
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Una coppia di anziani di Badolato è stata
arrestata dai carabinieri della compagnia di Soverato per
detenzione di armi
Arsenale della mafia in casa di due pensionati
In casa una vera "Santa Barbara" con kalashnikov, fucili e
pistole. trovate anche due ricetrasmittenti
Un
vero e proprio arsenale: fucili, pistole, kalashnikov, cartucce.
Il tutto custodito in casa da due insospettabili pensionati di
Badolato, Domenico Cosimo Menniti, di 66 anni, e Caterina Frascà,
di 65. Marito e moglie. Entrambi sono finiti nella rete dei
carabinieri della Compagnia di Soverato nel corso di una vasta
operazione antimafia coordinata dal capitano Francesco Tocci
nella zona del Basso Jonio. La perquisizione domiciliare
eseguita dagli uomini del Norm dopo una serie di appostamenti ha
scoperchiato una vera e propria "Santa Barbara" della
criminalità organizzata.
Il Domani, lunedì 7 novembre 2005, prima
pagina |
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Marito e moglie di 66 e 65 anni nascondevano le
armi della 'ndrangheta
Arsenale a casa di due pensionati
Trovati kalashnikov, fucili da caccia, pistole e silenziatori

L'arsenale era lì. Kalashnikov, fucili da caccia,
carabine, pistole, cartucce, silenziatori. E poi apparati
ricetrasmittenti, guanti in lattice e pistole lanciarazzi,
ammucchiati in una casa disabitata nel centro del paese. Armi da
guerra per migliaia di euro. Armi della 'ndrangheta, nascoste
tra le mani rispettabili di due pensionati. Domenico Cosimo
Menniti e la moglie, Caterina Frascà, custodi del segreto delle
cosche del Basso Ionio o di qualche clan delle zone limitrofe
che, proprio lì, tra le vecchie mura di un borgo medioevale
dimenticato, aveva trovato un deposito sicuro. O quasi.
Sicuro, infatti, quel covo lo è stato solo fino all'alba di
domenica, quando i carabinieri della Compagnia di Soverato,
guidati dal capitano Francesco Tocci, sono piombati a Badolato.
Un servizio mirato, finalizzato alla ricerca di armi, che si è
concluso con la scoperta di un vero e proprio tesoro e l'arresto
dei suoi custodi. Cosimo Menniti e Caterina Frascà, 66 anni lui
e 65 lei, sono finiti in manette con l'accusa di detenzione
illegale di armi e ricettazione. Solo loro, infatti, secondo
quanto è stato appurato dai militari, possedevano le chiavi di
quella casa, a pochi metri dall'abitazione nella piazza
principale di Badolato.
Uno stabile su sue piani e cantina, in cui, fino a qualche anno fa,
viveva il padre di Frascà, oggi deceduto. Un edificio come
tanti, che mischia il suo anonimato a quello dell'intero paese,
asserragliato su un costone collinare, a una decina di
chilometri dalla costa. Lontano dalle città e vicino, troppo
vicino, alla zona calda della Calabria: la Locride.
Badolato è il luogo ideale per nascondersi e per nascondere.
Latitanti come armi. L'ultimo arresto risale appena a pochi
giorni fa, quando finì la fuga di Francesco Taverniti, presunto
affiliato alle cosche di Guardavalle, ricercato da oltre un
anno. La scoperta fatta ieri mattina rappresenta un colpo ancora
più grosso. Il bingo vero e proprio dei carabinieri di Soverato.
Perché casa Frascà non era un luogo in cui veniva nascosta
qualche arma, ma un arsenale in piena regola. Di quelli che
nella provincia di Catanzaro raramente erano venuti alla luce.
L'elenco degli oggetti sequestrati è impressionante: un kalashnikov,
quattro pistole,otto fucili (tra cui doppiette e carabine),
numerosi serbatoi per pistola e carabina, oltre 1000 cartucce,
due apparati ricetrasmittenti, due pistole lanciarazzi e un paio
di guanti in lattice da chirurgo. Un armamentario dal valore
difficilmente quantificabile che gli stessi carabinieri, subito
dopo il sequestro, hanno avuto difficoltà a definire.
Ciò che più impressiona, tuttavia, e lascia molto da pensare, non è
la concentrazione di tante e tali armi in un unico deposito,
bensì il fatto che fossero tutte clandestine e in perfetto stato
di conservazione. Emblematica la presenza dei silenziatori e di
pistole non commerciabili in Italia, nonché di fucili a pompa
modificati per essere facilmente trasportati e occultati. Per
non parlare delle ricetrasmittenti, con tutta probabilità
utilizzate non solo per comunicazioni tra i membri del sodalizio
criminale ma anche per captare le frequenze su cui si snodano i
contatti tra le Forze dell'ordine.
Particolari. Molti. Che se vengono messi uno dietro l'altro
permettono di delineare un quadro inquietante, dal quale emerge
l'immagine di un gruppo criminale, quello che aveva in
"gestione" il deposito di Badolato, perfettamente organizzato.
Probabilmente pronto a colpire. Chi o che cosa è difficile
immaginarlo. La presenza di armi da guerra nel Basso Ionio
soveratese non è una novità di oggi. Già l'anno scorso
l'operazione "Mithos" portò alla luce l'esistenza di legami
profondi tra gli gli affiliati ai Gallace-Novella e i venditori
svizzeri. Un uomo, Giuseppe Giannini, finì in manette proprio
con l'accusa di traffico internazionale e diverse armi furono
sequestrate.
L'operazione di domenica è di livello ben più alto e a dimostrarlo
sono qualità e quantità del materiale rinvenuto, che è di valore
di gran lunga superiore a quello scoperto fino ad ora nella
stessa zona. Il kalashnikov, giusto per dirne una, è una novità
assoluta. Nel soveratese non uccide da anni. Nelle zone
limitrofe, invece, è usato con la stessa facilità delle pistole
ad acqua.
E, considerato che quando si parla di zone limitrofe ci si
riferisce alla Locride, è chiaro che la scoperta effettuata ieri
dall'Arma acquista maggioresignificato. Dopo l'omicidio di
Franco Fortugno quel lembo di Calabria è presidiato giorno e
notte, in ogni suo angolo. E Badolato è molto, troppo, vicino.
Chiara Spagnolo, Il Quotidiano, lunedì 7 novembre 2005 |
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Due coniugi di Badolato sono stati arrestati ieri
notte dai carabinieri della Compagnia di Soverato
Arsenale in casa di due pensionati
Una "Santa Barbara" della mafia: kalashnikov, fucili, pistole e
migliaia di cartucce

Un vero e proprio arsenale: fucili, pistole,
mitragliatori, cartucce. Il tutto custodito in casa da due
insospettabili pensionati di Badolato, Domenico Cosimo Menniti,
di 66 e Caterina Frascà, di 65. Marito e moglie. Entrambi sono
finiti nella rete dei carabinieri del Nucleo operativo
radiomaobile della Compagnia di Soverato nel corso di una vasta
operazione antimafia coordinata dal capitano Francesco Tocci
nella zona del Basso Jonio. Dopo avere raccolto indizi chiari e
inequivocabili circa la presenza, in una abitazione nelle
disponibilità dei due badolatesi, di un ingente quantitativo di
armi e munizioni, è scattato l'inesorabile blitz notturno. E la
perquisizione domiciliare eseguita dagli uomini del Norm ha
scoperchiato una vera e propria "Santa Barbara" della
criminalità organizzata. Probabilmente molto più di quanto gli
stessi inquirenti sospettassero. Incredibile la varietà e il
volume di fuoco dell'artiglieria sequestrata: un fucile
mitragliatore da guerra modello kalashnikov, calibro 7,62x39,
modello S90, con calcio pieghevole, munito di tre caricatori del
tipo "a banana"; una pistola marca Sig-Sauer. modello P226,
calibro 9x19, adattata per l'innesto del relativo silenziatore,
anch'esso posto sotto sequestro; una pistola di marca non
identificata, calibro 9 parabellum, con matricola; un revolver
di colore scuro con impugnatura in legno, da sei colpi,
verosimilmente calibro 38, con matricola; una pistola a tamburo
da sei colpi dal calibro non identificato, con matricola
punzonata; un silenziatore per pistola; un fucile da caccia
sovrapposto, calibro 12, marca Bernardelli, con matricola; un
fucile a pompa calibro 12 con impugnatura a pistola,
verosimilmente modificato per agevolarne l'uso e il trasporto,
marca Moss berg, con matricola; un fucile da caccia tipo
doppietta, marca Beretta, con matricola punzonata; un fucile da
caccia semi-automatico marca Franchi con matricola punzonata;
una carabina a colpo singolo calibro 22 Long Rifle Only con
cannocchiale e matricola punzonata, marca Franchi; un
fucile a pompa monocanna calibro 12, marca Remington 870
Express, con matricola abrasa; u nfucile semi-automatico
monocanna calibro 12 marca Verney-Carron con calcio e canna
modificati per facilitarne il porto e l'occultamento, sprovvisto
di matricola; una carabina calibro 22 a colpo singolo marca
Ruger M77 con matricola punzonata, con cannocchiale marca
RedField; numerosi serbatoi per pistola e per carabina;
munizionamento (mille cartucce circa) per le predette e per
latre armi; apparati ricetrasmittenti; una pistola lanciarazzi
marca Record calibro 6; una pistola lanciarazzi tipo revolver
modello V22; un paio di guanti in lattice da chirurgo.
Inevitabile, per i due coniugi, l'arresto con l'accusa di
ricettazione e detenzione illegale di armi da sparo, da guerra e
comuni, alcune delle quali clandestine o alterate e del relativo
munizionamento. Dopo un primo interrogatorio e le formalità di
rito, Menniti e Frascà sono stati associati, il primo, presso la
casa circondariale di Siano, a Catanzaro, e la donna nel carcere
di Reggio Calabria a disposizione del magistrato Andreana
Ambrosino. Non è escluso che già nelle prossime ore ulteriori
sviluppi possano condurre gli inquirenti sulle tracce dei
capicosca che avevano occultato nel centro storico di Badolato,
sicuri di farla franca, un simile arsenale di guerra. La zona
posta sotto l'influenza della potente locale di Guardavalle, è
stata l'epicentro della recente operazione antimafia denominata
"Mythos", con la quale i carabinieri e la Dda di Catanzaro hanno
praticamente decapitato il nucleo storico del clan
Gallace-Novella, esteso in tutta l'area del Soverato e con
ramificazioni nel Lazio e nel Nord Italia.
Francesco Pungitore, Il Domani, lunedì 7 novembre 2005 |
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Badolato Brillante operazione dei carabinieri di Soverato: due
arresti
Sequestrata una "santabarbara"
Una
"Santabarbara" sequestrata e due persone arrestate. Questo
il bilancio di una brillante operazione portata a termine dai
carabinieri della Compagnia di Soverato, insieme a quelli della
stazione di Badolato. Il tutto è cominciato quando i militari,
nel corso di servizi mirati alla ricerca di armi e munizioni,
alle prime luci dell'alba, hanno rinvenuto un vero e proprio
arsenale da guerra, abilmente nascosto in un casolare ubicato
nel comune di Badolato. All'interno c'era di tutto: un fucile
Kalashnikov, calibro 762, munito di tre caricatori, cosiddetti
"a banana"; una pistola semi automatica 9x19 munita di
silenziatore; una pistola calibro 9 parabbellum; un revolver con
impugnatura in legno da sei colpi, verosimilmente calibro 38;
una pistola a tamburo da sei colpi; un silenziatore per pistola;
un fucile da caccia sovrapposto, calibro 12; un fucile a pompa
calibro 12 con impugnatura a pistola; un fucile da caccia tipo
doppietta; un fucile da caccia semi automatico; una carabina a
colpo singolo calibro 22 con cannocchiale; un fucile a pompa
mono canna calibro 12, marca "Verney-Carron" con calcio e canna
modificati, probabilmente per facilitarne il porto e
l'occultamento; una carabina calibro 22 a colpo singolo munita
di cannocchiale; numerosi serbatoi per pistola e carabina; oltre
1000 cartucce; due apparati ricetrasmittenti; due pistole lancia
razzi ed un paio di guanti in lattice da chirurgo. Hanno
coordinato l'operazione, il Capitano Francesco Tocci, compagnia
Carabinieri di Soverato ed il maresciallo Massimo Agostinello
comandante la Stazione di Badolato. I militari, all'interno del
casolare, hanno scovato ed arrestato due persone: Menniti
Domenico Cosimo, pensionato sessantaseienne del luogo e la
moglie Frascà Caterina 65 anni anch'essa pensionata di Badolato.
Sulle loro teste pendono le pesanti accuse di detenzione
illegale di armi da sparo, da guerra e comuni, e ricettazione.
Gli arrestati, dopo le formalità di rito, sono stati
accompagnati presso la Casa Circondariale di Catanzaro - Siano,
a disposizione del Magistrato di turno Andreana Ambrosino, il
quale nelle prossime ore, dovrà decidere e valutare se
convalidare il provvedimento restrittivo, definendone le
rispettive posizioni. Indagini a 360 gradi, sono tuttora, in
corso per appurare l'effettiva appartenenza delle numerose armi
rinvenute, e per cercare di capire se esse erano destinate a
compiere molteplici azioni criminose. Il capitano Tocci, nel
corso di una conferenza stampa, ha affermato che il brillante
risultato arriva dopo un lunghissimo e certosino lavoro
investigativo e di intelligence messo in atto dai suoi uomini
sul territorio soveratese. Si attendono, ora, gli ulteriori
sviluppi d'indagine annunciati dagli investigatori, che in
queste ore stanno battendo tutte le piste utili alle indagini.
Intanto sul territorio, si intensificano i controlli, tramite
l'utilizzo di reparti speciali dell'Arma dei Carabinieri, i
quali stanno setacciando palmo a palmo, l'intero comprensorio,
al fine di contrastare la criminalità che, purtroppo, insiste
sul territorio.
Cesare Barone, Gazzetta del Sud,
lunedì 7 novembre 2005 |
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