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Novembre 2005 |
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sabato 12
Novembre 2005 |
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Incidente a Cicciu do Guardia, sta bene
Ricevo telefonate ed e-mail che mi chiedono
informazioni su Ciccio, con le più fantasiose versioni sulla
salute e su dove si trovi.
Intanto cominciamo a dire che Ciccio
sta bene. Per l'incidente di questa notte con la sua cinquecento
rossa, per le voci che si sono sparse sulle condizioni della
macchina si è temuto il peggio. Ma sembra che si sia rotto la
mandibola e che, per il resto, le condizioni generali sono
buone. Attualmente si trova al Mater Domini a Catanzaro. Tutti
gli amici gli sono vicini. I familiari sono stati tutti
avvertiti e -se non sono già partiti e arrivati- vogliono venire
a vedere di persona.
Sempa chi cumbina danni! è il
commento più frequente.
Certo che per la mandibola deve essere
operato, non è che sia proprio una passeggiata.
Aggiornamento della sera. Non è detto che debba
essere operato. Ciccio ha già cominciato a fare casino in
ospedale: chi ha nutrito la speranza che stesse zitto almeno per
un mese è avvertito! |
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Incidente anche a Benito Fiorenza che sta bene
Giornata di incidenti. Anche Benito Fiorenza è
andato a sbattere contro un muro questa mattina alla "curva
da cerasara" in montagna, a 100 metri da dove hanno
costruito la torre per l'osservazione degli incendi. Una curva
che ha fatto migliaia di volte nella sua vita, ma che stamattina
ha preso un po' troppo diritta. Stamattina la notizia è arrivata
da gente che va per funghi che ha visto la macchina conciata
maluccio. I segnali -il parabrezza rotto, il volante storto e
alcuni fazzolettini di carta imbevuti di sangue- non erano dei
più tranquillizzanti. Benito sta bene: se l'è cavata con po' di
mal di petto e una scorciatina alla testa. Dopo la medicazione e
il controllo in ospedale è tornato a casa. |
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A Badolato ancora clima primaverile, una
magnifica giornata di sole

Nella foto, uno stormo di uccelli si
assulicchja sui fili dell'alta tensione stesi sopra il Vodà |
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Badolato in primo piano, anche oggi... il
turismo ne trarrà giovamento

Nell'immagine il richiamo in prima pagina
della Gazzetta del Sud (l'articolo è più giù) |
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I provvedimenti riguardano fra gli altri il
sindaco e l'ex primo cittadino oltre che un presunto affiliato
alla cosca Gallace
Porto di Badolato, sei indagati per estorsione
Contestata l'aggravante del metodo mafioso. Sequestrato un
villaggio turistico

Si allarga l'inchiesta che nell'agosto del 2004
ha portato al sequestro del porto turistico di Badolato "Bocca
di Gallipari", disposto con provvedimento d'urgenza dalla
Procura della Repubblica di Catanzaro, su richiesta del pubblico
ministero Luigi de Magistris, ed eseguito dai finanzieri del
Nucleo provinciale di polizia tributaria. Sotto controllo finì
l'attività della Salteg che, secondo l'accusa, avrebbe iniziato,
ad ospitare da tempo nel bacino d'ormeggio numerose
imbarcazioni, senza alcuna autorizzazione tecnica degli uffici
competenti e, quindi, senza il necessario collaudo vincolato da
tutte le certificazioni di sicurezza e funzionalità. Il
provvedimento si era reso necessario perchè l'opera sarebbe
stata realizzata senza le previste autorizzazioni e perché
sprovvista delle certificazioni di sicurezza e funzionalità
tanto da costituire, a giudizio degli inquirenti, un pericolo
grave per l'incolumità delle persone e delle cose. nel primo
filone d'inchiesta, che portò ad ipotizzare l'accusa di truffa
aggravata, furono accertate anche violazioni in materia di
codice della navigazione e di tutela paesaggistica, nonché
l'indebita percezione di fondi comunitari stanziati per un
importo di oltre un milione di euro e erogati per metà alla
società concessionaria dei lavori.
In questi mesi però l'attività investigativa è andata avanti
e, nella giornata di giovedì, sono stati eseguiti cinque decreti
di perquisizione domiciliare che equivalgono ad avvisi di
garanzia nei confronti di altrettanti soggetti ai quali viene
contestata l'estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Sono stati raggiunti dal provvedimento: Andrea Menniti, attuale
sindaco di Badolato, Gerardo Mannello, ex sindaco di Badolato;
Vincenzo Gallelli, detto "Macineddu", considerato personaggio di
spicco della cosca Gallace-Novella che controlla il Basso
Soveratese; Andrea Santillo e Angelo Domenico Paparo. Stessa
accusa è stata mossa anche a Gianfranco Gregorace, già indagato
nei mesi scorsi per truffa.
Gli indagati avrebbero agito in concorso tra loro: Gregorace
lo avrebbe fatto quale direttore dei lavori del porto turistico
e, sempre secondo l'accusa, quale socio occulto di ditte
sub-appaltatrici riconducibili alla criminalità organizzata.
dalle risultanze investigative Gallelli, Santillo e Paparo
avrebbero, invece, avuto il ruolo di titolari formali o di fatto
delle società subappaltatrici scelte per costruire la darsena.
Gli stessi, inoltre, avrebbero avuto il compito di procurare
materiale per la costruzione dell'opera.
All'attenzione della procura anche Menniti, attuale sindaco
di Badolato e titolare del camping ritenuto abusivo "Bocche di
Gallipari", e Mannello, l'ex sindaco incaricato di organizzare
la guardianìa. Contando sul potere intimidatorio di
Macinedddu sarebbero stati imposti i prezzi da praticare per le
guardianìe nel porto, e anche lo stesso Mannello (organizzatore
della vigilanza) sarebbe stato costretto a versare tre milioni
di vecchie lire al mese per accontentare tutti.
Ma ci sarebbe di più, la Gdf avrebbe infatti raccolto indizi sul
fatto che Gregorace, Gallelli, Mannello e Menniti avrebbero
anche "proposto" la vendita del camping abusivo di proprietà dei
Menniti ad un prezzo superiore a quello di mercato, il tutto
facendosi forti della potenza del presunto affilato alla cosca
di Guardavalle. [...]
Il presunto disegno criminoso sarebbe giunto anche a costringere
personale del Comune di Badolato a rilasciare concessioni
edilizie illecite e illegittime per la costruzione della darsena
di Badolato. [...]
Intanto, le verifiche dei finanzieri del Nucleo provinciale di
polizia tributaria di Catanzaro si sono estese alle strutture
adiacenti il porto, e hanno portato al sequestro preventivo dei
beni immobili rientranti nel villaggio turistico "Bocca di
Gallipari" di Badolato Marina di cui è titolare il sindaco
Menniti. Il provvedimento è stato emesso dal gip Barbara Fatale,
su richiesta della Procura della Repubblica. Le indagini hanno
permesso, infatti, di accertare che nella struttura ricettiva
(già in funzione) sono stati costruiti abusivamente dei
fabbricati su suolo demaniale. L'area della struttura turistica
sequestrata si estende per circa 10 mila metri quadrati e i
fabbricati abusivi occupano circa 800 metri quadrati.
Nell'ambito dell'inchiesta sono state chieste alcune misure
cautelari, rigettate dal gip, con un provvedimento avverso il
quale la Procura ha presentato appello. Per completezza di
informazione, ricordiamo che l'avviso di garanzia non deve
essere inteso come indice di colpevolezza, ma come misura a
tutela dell'imputato, che ha di conseguenza modo di difendersi
nelle opportune sedi.
Francesco Ferro, Il Domani, sabato 12 novembre
2005 |
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Badolato. Avvisi di garanzia ad Andrea Menniti,
Gerardo Mannello e ad altre tre persone
Estorsioni al porto, due sindaci indagati
Sequestrato il camping "Le bocche di Gallipari", attiguo
all'approdo

Un'opera pubblica maestosa. Finanziata con soldi
della Regione Calabria e dell'Unione europea. Cinque miliardi
della vecchie lire per realizzare una struttura turistica in un
lembo sperduto della provincia catanzarese. A Badolato. Dove un
anno e mezzo fa fu sequestrato il porto e, ieri, il camping
attiguo.
Nel primo caso furono indagati quattro uomini, uno dei quali,
Gianfranco Pietro Gregorace, fu poi posto agli arresti
domiciliari. Nel secondo gli "avvisati" sono cinque, tra cui
l'attuale primo cittadino di Badolato, Andrea Menniti, e l'ex
sindaco, Gerardo Mannello.
Nella prima parte dell'inchiesta si parlò di truffa, nella seconda
di estorsione aggravata dal metodo mafioso.
All'inizio l'attenzione si concentrò solo sul porto, oggi anche sul
campeggio.
Il nome del resto è lo stesso per entrambe le strutture: "Le vocche
di Gallipari". I personaggi che si sono mossi intorno alla loro
realizzazione anche.
L'inchiesta, condotta dal Nucleo provinciale di polizia tributaria
della Guardia di finanza di Catanzaro dietro la guida del
sostituto procuratore Luigi de Magistris, ieri si è arricchita
di un nuovo capitolo. Che svela scenari inquietanti nella storia
della costruzione di un'infrastruttura che avrebbe dovuto
produrre sviluppo e che, invece, si è trasformata nel forziere a
cui hanno messo mano i "soliti noti". La criminalità organizzata
del Basso Ionio catanzarese, infatti, ha vissuto la vicenda da
protagonista. Ad orchestrare le attività illecite messe in atto
nella realizzazione del porto e del campeggio, molte e molto
lucrose a detta della procura, sarebbe stato Vincenzo Gallelli,
62 anni di Badolato, meglio conosciuto come "Macineddu". Lui,
che viene definito dagli inquirenti come il "braccio operativo"
della cosca Gallace-Novella di Guardavalle nel territorio di
Badolato, nella storia del porto avrebbe svolto un ruolo di
primo piano. Nel passato e nel presente. Nonostante, nel
settembre del 2004 fosse stato coinvolto nell'operazione
"Mithos", che l'aveva condotto dritto in carcere insieme ad
altri 57 presunti affiliati al clan di Guardavalle. A
riabilitarlo era stato, a distanza di qualche mese, il Tribunale
del Riesame che ne aveva disposto la scarcerazione, dandogli la
possibilità di ritornare nel suo paese e riprendere possesso del
"suo" territorio. Rimettendo le mani sul lucroso affare
dell'approdo turistico. Come? Semplice, tramite il sistema delle
estorsioni. Antico come il mondo ma sempre efficace . ben
collaudato e perfettamente funzionante. A gestirlo
sarebbe stato appunto Gallelli, spalleggiato da Angelo Domenico
Paparo (35 anni) e Andrea Santillo (45 anni) entrambi di
Badolato. Tutti e tre sarebbero stati titolari, formali o di
fatto, delle società operanti in subappalto per la realizzazione
del porto. Grazie a tale ruolo si sarebbero prima accaparrati i
lavori e poi avrebbero fornito il materiale per la costruzione
della struttura, mettendo a disposizione inerti, cemento,
calcestruzzo, massi e quant'altro di qualità non sempre
perfetta. Non solo, quanto, sempre in base alle ipotesi
formulate dagli inquirenti e comunque tutte da verificare,
avrebbero anche imposto i prezzi da praticare e un "comodo"
servizio di guardianìa nei cantieri, e poi nel porto una volta
entrato in funzione, al modico prezzo di 3 milioni di lire al
mese. [...]
Un'attività che, naturalmente, non si è fatta scrupolo di allungare
i suoi tentacoli nei palazzi della politica. Cercando sponda
nell'amministrazione comunale di Badolato, da cui sarebbero
arrivate, sempre grazie al solito sistema di abusi e minacce,
concessioni edilizie illegittime per la realizzazione del porto
e tutta la documentazione che, di volta in volta, sarebbe stata
necessaria per la costruzione dell'opera.
A sostegno di tale ipotesi gli investigatori hanno trovato le
presunte collusioni dei due sindaci che, negli ultimi anni, si
sono succeduti a Badolato: Gerardo Mannello e Andrea Menniti.
Quest'ultimo, in particolare, è indagato anche nella sua qualità
di proprietario del camping "Le bocche di Gallipari", una
struttura turistica di 10.000 metri quadrati, 800 dei quali sono
occupati da fabbricati abusivi. A qual campeggio, ieri, i
finanzieri del Nucleo provinciale di polizia tributaria hanno
apposto i sigilli su disposizione del gip. Contestualmente hanno
hanno eseguito diverse perquisizioni domiciliari nei confronti
dei cinque indagati, recapitando a tutti l'avviso di garanzia,
su cui fa bella mostra di sé un'unica imputazione: estorsione
aggravata dal metodo mafioso.
Chiara Spagnolo, Il Quotidiano, sabato 12
novembre 2005 |
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Estorsioni L'inchiesta sul porto di Badolato.
Sequestrato (abusivismo) villaggio turistico
Indagati sindaci, imprenditori e presunto mafioso
Due
sindaci, un personaggio di spicco di una presunta cosca mafiosa,
due imprenditori. Tutti di Badolato e tutti indagati per
estorsione aggravata dalle modalità mafiose nell'ambito di
un'operazione condotta dai finanzieri del Nucleo provinciale di
polizia tributaria di Catanzaro e culminata giovedì mattina con
il sequestro preventivo del villaggio turistico "Bocca di
Gallipari" di Badolato Marina, adiacente all'omonimo porto, già
sequestrato lo scorso anno.
Si tratta dell'attuale sindaco di Badolato, Andrea Menniti, e del suo predecessore Gerardo
Mannello; di Vincenzo Gallelli, indagato nell'operazione Mithos
contro le cosche del Soveratese, e degli imprenditori Andrea
Santillo e Angelo Domenico Paparo. Nei loro confronti la Procura
ha richiesto l'applicazione di misure cautelari in carcere, che
però l'Ufficio Gip del Tribunale di Catanzaro non ha concesso.
È verosimile ritenere che l'ufficio procedente abbia già
avviato un ricorso al Tribunale della Libertà contro tale
rifiuto. Nelle abitazioni dei cinque, i finanzieri hanno
eseguito accurate perquisizioni. Secondo l'accusa, che ipotizza
a loro carico il reato di estorsione aggravata, gli indagati
sarebbero riusciti ad acquisire il controllo dei lavori per la
realizzazione del porto di Badolato, ad ottenere il rilascio
delle autorizzazioni e concessioni, ed a gestire la
commercializzazione di beni e servizi necessari alla costruzione
dell'opera. L'attività estorsiva sarebbe stata perpetrata ai
danni della società titolare dei lavori per la realizzazione del
porto, la Salteg. Tutte accuse, ovviamente, ancora da
dimostrare.
Il sequestro dei bungalow del villaggio è infatti
strettamente connesso alle indagini sulle modalità di
realizzazione dell'approdo turistico badolatese: il
provvedimento emesso dal Gip su richiesta della Procura
costituisce l'ulteriore sbocco dell'attività investigativa sulla
darsena. Attività che da ultimo, secondo quanto riferito dalla
Guardia di Finanza, ha permesso di accertare che nella struttura
ricettiva adiacente la darsena erano stati costruiti
abusivamente dei fabbricati su suolo demaniale. Da qui la
decisione di apporvi i sigilli. [...]
Betty Calabretta, Gazzetta del Sud, sabato 12
novembre 2005 |
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La finanza ha eseguito perquisizioni domiciliari
nei confronti di cinque persone tra cui il sindaco e l'ex primo
cittadino del centro del Basso Jonio Catanzarese
Porto di Badolato, 6 indagati per estorsione
Posto sotto sequestro preventivo il villaggio turistico "Bocca
di Gallipari"

I finanzieri hanno posto sotto
sequestro preventivo il villaggio turistico "Bocca di Gallipari"
di Badolato Marina. Il provvedimento rientra nell'ambito delle
indagini sulle modalità di realizzazione del porto turistico di
Badolato. Le indagini, secondo quanto è stato riferito, hanno
permesso, infatti, di accertare che nella struttura ricettiva,
adiacente al porto, sono stati costruiti abusivamente dei
fabbricati su suolo demaniale. Eseguite perquisizioni
domiciliari nei confronti di cinque persone che risultano
indagate per estorsione aggravata dalle modalità mafiose.
Il Domani, sabato 12 novembre
2005, prima pagina |
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Il provvedimento rientra nell'inchiesta
riguardante le modalità della realizzazione del porto di
Badolato
La Guardia di Finanza mette i sigilli a un villaggio
turisticoI finanzieri del Nucleo
provinciale di polizia tributaria di Catanzaro hanno posto sotto
sequestro preventivo il villaggio turistico "Bocca di Gallipari"
di Badolato Marina.
Il provvedimento rientra nell'ambito delle indagini sulle modalità
di realizzazione del porto turistico di Badolato.
a pag.14
Il Quotidiano, sabato 12
novembre 2005, prima pagina |
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Sciopero della Schillacium, da cinque mesi
senza stipendio Ennesima astensione
dal lavoro degli operai della "Schillacium", società a capitale
misto (51% parte pubblica - 49% parte privata) che garantisce il
servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani in trenta comuni
del Basso Ionio soveratese. Operatori che da quasi cinque mesi
non percepiscono i salari a causa della forte morosità da parte
di alcuni Comuni. Il segretario provinciale della Cgil, Sergio
Genco, costantemente vicino ai 140 operai della "Schillacium",
ha parlato di sottovalutazione del problema. «Si sta operando in
modo burocratico senza nessuna energia. Siamo di fronte ad una
doppia emergenza: ambientale e sociale. Sta di fatto che i
lavoratori, tutti monoreddito, ogni mattina si recano a proprie
spese nei paesi dove prestano servizio per espletare il loro
lavoro. Nonostante tutto, avanzano ad oggi, il pagamento di ben
cinque mensilità, pari in totale a 750mila euro. Il dato più
sconcertante - rimarca Genco - è che, gli operai, non sapendo a
quale Santo rivolgersi, stanno contraendo prestiti personali,
con il conseguente pagamento degli interessi. Vorremmo capire
chi sono queste società finanziarie e chi ha indirizzato i
lavoratori a chiedere un prestito. È inconcepibile che esistano
persone, le quali, anziché aiutare gli operai li istigano a
contrarre prestiti per sobbarcarsi un'ulteriore spesa mensile,
che di certo non giova al loro recupero finanziario. Chiediamo,
dunque, che vengano reperite al più presto, le risorse per
pagare gli operai, caso contrario, continueranno con
l'astensione dal lavoro, con le gravi e palesi conseguenze che
tutto ciò comporta, in termini di emergenza ambientale. Infine,
continuiamo a ribadire la necessità di un incontro vero, non
burocratico e formale, tra l'assessore Tommasi, il commissario
Bagnato, tutti i rappresentanti dei Comuni e le organizzazioni
sindacali». Proposte, quelle di Genco, che vanno nella direzione
di un'azione di garanzia nei confronti dei lavoratori ed al
tempo stesso di un vero e proprio rilancio della società, la
quale garantisce un servizio primario per la collettività
territoriale: la raccolta dei rifiuti.
Tratto da Gazzetta del Sud,
sabato 12 novembre 2005 |
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Badolato. A tu per tu con Vincenzo Squillacioti,
per capire l'abbandono del centro storico
In fuga dal borgo antico
Trecentonovantuno le persone residenti censite nello scorso
febbraio
All'interno
dell'associazione culturale "La Radice", ma anche lungo il corso
di numerosi lustri che hanno preceduto la sua nascita nel
febbraio del 1991, un ruolo determinante per la sua crescita e
divulgazione, è stato svolto dal suo dinamico presidente
Vincenzo Squillacioti. L'ex insegnante di scuola elementare,
uomo di cultura, promotore di manifestazioni culturali di alto
livello, che ha fortemente voluto l'apertura della biblioteca
Ccomunale di Badolato, è stato sempre disponibile, a mettere a
disposizione, le sue conoscenze, e il suo sapere. «Abbiamo avuto
decine di occasioni - dichiara Squillacioti - di trovarci gomito
a gomito con studiosi di problemi locali, particolarmente di
tipo storico e sociale. E siamo anche stati chiamati tantissime
volte a prestare la nostra modesta collaborazione a giovani
studenti universitari in fase di realizzazione di tesi di laurea
o più semplicemente di preparazione a qualche esame, di storia,
di sociologia, di antropologia. Occasioni per noi molto belle ed
anche gratificanti, in quanto ci danno sempre nuove possibilità
di scavare riflettere e dialogare sul nostro più significativo
passato».
Presidente, un testo di Vito Toti , presentato dalla Radice,
che affrontava i motivi dell'abbandono del Borgo di Badolato, è
stato più volte motivo di studio di studenti universitari
calabresi?
«Certamente, nell'ultimo di questi incontri, attenta
interlocutrice era una giovane studentessa dell'Unical di
Cosenza, che aveva letto e studiato Il senso dei luoghi, del
nostro Vito Teti, docente di Etnologia presso quella Università.
Partendo da tale testo la giovane amica aveva voluto
approfondire le motivazioni, più o meno note, che sono state e
sono ancora oggi alla base dell'abbandono di tanti paesi di
Calabria. Ci siamo soffermati in particolare sul borgo
medioevale di Badolato, che all'origine, alla fine del secolo XI,
si componeva di 360 fuochi; contava 4.842 abitanti nel 1951, per
poi ridursi, nel 1995, a 655 persone effettivamente domiciliate.
Il censimento a tappeto dell'8 febbraio 2005 registra la
presenza in paese di 391 persone. Dati questi riportati dalla
Radice, anno XI, 31 marzo 2005, pag. 29». Professore, quali
sono secondo lei, le motivazioni sociali dell'abbandono dei
centri storici?
«Ovviamente sono varie e diversificate le motivazioni, talvolta
intersecantisi, dello spopolamento dei nostri centri collinari.
L'emigrazione certamente, a far inizio dalla seconda metà
dell'Ottocento, ma senza scossoni di tipo demografico, se non a
partire dall'inizio della seconda metà del Novecento. Quindi e
comunque motivi di tipo economico, ma non sempre per il riscatto
dalla fame; più spesso, invece, per perseguire emancipazione
sociale e talvolta anche culturale. Va da sé che il più vasto
fenomeno del decremento demografico dovuto alla riduzione delle
nascite investe buona parte del mondo occidentale, ma anche una
sfera socio-politica ed etica per cui abbisogna di trattazioni
di tutt'altro genere».
Sull'abbandono dei centri collinari, quanto hanno influito,
il terremoto , e i due alluvioni?
«Da un'attenta analisi di questa zona ionica, dove vistoso è il
fenomeno dei paesi doppi, uno vecchio in collina e l'altro
giovane sul mare, risulta evidente che la motivazione storica
del terremoto del 1947, o delle alluvioni del 1951 o del 195, ha
trovato terreno fertile, ed anche motivo di notevole stimolo,
nell'esistenza di fasce comunali sul mare. Difatti, i centri
urbani dei Comuni privi di un territorio costiero hanno subito
un calo demografico meno consistente, e sono perciò destinati a
vivere più a lungo. Fatta eccezione, naturalmente, per casi
molto particolari come Pentedattilo, Roghudi, ecc., ampiamente e
magistralmente trattati nel citato volume del professore Teti».
Sul fenomeno, quali sono state le valutazioni della studentessa?
Ma non c'è, per caso, una vocazione all'abbandono? Questa, verso
la fine della conversazione, la precisa domanda della
studentessa di lettere dell'Uncal. Noi sapevamo, per quel che
riguarda Badolato, che fin dall'inizio del 20° secolo c'era
nell'aria l'idea del trasferimento dell'abitato nella marina.
Anche se, sinceramente, non ci eravamo mai soffermati a
riflettere sulle motivazioni di tale "strana" idea. E avevamo
inoltre letto, alcuni anni fa, la relazione, datata agosto 1926,
del dottore Antonio Tropeano, Ufficiale Sanitario del Comune,
che a pagina 2 così recita: «Il progetto dello spostamento di
una parte della popolazione in Marina non ha avuto neppure
inizio di esecuzione, perché la località prescelta per la
costruzione delle nuove case è una delle più malariche del
territorio».
Progresso e Globalizzazione, quanto hanno influito sui
trasferimenti delle popolazioni verso le frazioni marine?
«Noi abbiamo da sempre sostenuto la stanzialità dell'animale
uomo, anche e nonostante il progresso e la globalizzazione che
consentono agli umani di portarsi facilmente ovunque e in
brevissimo tempo. Abbiamo persino parlato e scritto di condanna
di quei singoli e di quei gruppi di potere economico-politico
che, per incapacità ma soprattutto per interesse, gestiscono la
cosa pubblica in modo che tale naturale esigenza (la stanzialità)
venga impedita da obbligata emigrazione o fuga, con inevitabili
e talvolta tragiche conseguenze, non ultimo lo sradicamento che
spesso porta all'annullamento di identità. Ma non avevamo mai
pensato che potrebbe anche esistere una "vocazione alla fuga",
da parte di intere comunità».
Franco Laganà, il Quotidiano, sabato 12
novembre 2005 |
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