Gil Botulino

The German Observer
dal 2001

responsabile: Pasquale Andreacchio - e-mail: info@gilbotulino.it - web: http://www.gilbotulino.it/

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sabato 12 Novembre 2005

Incidente a Cicciu do Guardia, sta bene

Ricevo telefonate ed e-mail che mi chiedono informazioni su Ciccio, con le più fantasiose versioni sulla salute e su dove si trovi.
    Intanto cominciamo a dire che Ciccio sta bene. Per l'incidente di questa notte con la sua cinquecento rossa, per le voci che si sono sparse sulle condizioni della macchina si è temuto il peggio. Ma sembra che si sia rotto la mandibola e che, per il resto, le condizioni generali sono buone. Attualmente si trova al Mater Domini a Catanzaro. Tutti gli amici gli sono vicini. I familiari sono stati tutti avvertiti e -se non sono già partiti e arrivati- vogliono venire a vedere di persona.
   Sempa chi cumbina danni!
è il commento più frequente.
   Certo che per la mandibola deve essere operato, non è che sia proprio una passeggiata.

Aggiornamento della sera. Non è detto che debba essere operato. Ciccio ha già cominciato a fare casino in ospedale: chi ha nutrito la speranza che stesse zitto almeno per un mese è avvertito!

 
Incidente anche a Benito Fiorenza che sta bene

Giornata di incidenti. Anche Benito Fiorenza è andato a sbattere contro un muro questa mattina alla "curva da cerasara" in montagna, a 100 metri da dove hanno costruito la torre per l'osservazione degli incendi. Una curva che ha fatto migliaia di volte nella sua vita, ma che stamattina ha preso un po' troppo diritta. Stamattina la notizia è arrivata da gente che va per funghi che ha visto la macchina conciata maluccio. I segnali -il parabrezza rotto, il volante storto e alcuni fazzolettini di carta imbevuti di sangue- non erano dei più tranquillizzanti. Benito sta bene: se l'è cavata con po' di mal di petto e una scorciatina alla testa. Dopo la medicazione e il controllo in ospedale è tornato a casa.

 
A Badolato ancora clima primaverile, una magnifica giornata di sole

Nella foto, uno stormo di uccelli si assulicchja sui fili dell'alta tensione stesi sopra il Vodà

 
Badolato in primo piano, anche oggi... il turismo ne trarrà giovamento

Nell'immagine il richiamo in prima pagina della Gazzetta del Sud (l'articolo è più giù)

 
I provvedimenti riguardano fra gli altri il sindaco e l'ex primo cittadino oltre che un presunto affiliato alla cosca Gallace
Porto di Badolato, sei indagati per estorsione
Contestata l'aggravante del metodo mafioso. Sequestrato un villaggio turistico

Si allarga l'inchiesta che nell'agosto del 2004 ha portato al sequestro del porto turistico di Badolato "Bocca di Gallipari", disposto con provvedimento d'urgenza dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, su richiesta del pubblico ministero Luigi de Magistris, ed eseguito dai finanzieri del Nucleo provinciale di polizia tributaria. Sotto controllo finì l'attività della Salteg che, secondo l'accusa, avrebbe iniziato, ad ospitare da tempo nel bacino d'ormeggio numerose imbarcazioni, senza alcuna autorizzazione tecnica degli uffici competenti e, quindi, senza il necessario collaudo vincolato da tutte le certificazioni di sicurezza e funzionalità. Il provvedimento si era reso necessario perchè l'opera sarebbe stata realizzata senza le previste autorizzazioni e perché sprovvista delle certificazioni di sicurezza e funzionalità tanto da costituire, a giudizio degli inquirenti, un pericolo grave per l'incolumità delle persone e delle cose. nel primo filone d'inchiesta, che portò ad ipotizzare l'accusa di truffa aggravata, furono accertate anche violazioni in materia di codice della navigazione e di tutela paesaggistica, nonché l'indebita percezione di fondi comunitari stanziati per un importo di oltre un milione di euro e erogati per metà alla società concessionaria dei lavori.
    In questi mesi però l'attività investigativa è andata avanti e, nella giornata di giovedì, sono stati eseguiti cinque decreti di perquisizione domiciliare che equivalgono ad avvisi di garanzia nei confronti di altrettanti soggetti ai quali viene contestata l'estorsione aggravata dal metodo mafioso.
   Sono stati raggiunti dal provvedimento: Andrea Menniti, attuale sindaco di Badolato, Gerardo Mannello, ex sindaco di Badolato; Vincenzo Gallelli, detto "Macineddu", considerato personaggio di spicco della cosca Gallace-Novella che controlla il Basso Soveratese; Andrea Santillo e Angelo Domenico Paparo. Stessa accusa è stata mossa anche a Gianfranco Gregorace, già indagato nei mesi scorsi per truffa.
    Gli indagati avrebbero agito in concorso tra loro: Gregorace lo avrebbe fatto quale direttore dei lavori del porto turistico e, sempre secondo l'accusa, quale socio occulto di ditte sub-appaltatrici riconducibili alla criminalità organizzata. dalle risultanze investigative Gallelli, Santillo e Paparo avrebbero, invece, avuto il ruolo di titolari formali o di fatto delle società subappaltatrici scelte per costruire la darsena. Gli stessi, inoltre, avrebbero avuto il compito di procurare materiale per la costruzione dell'opera.
    All'attenzione della procura anche Menniti, attuale sindaco di Badolato e titolare del camping ritenuto abusivo "Bocche di Gallipari", e Mannello, l'ex sindaco incaricato di organizzare la guardianìa. Contando sul potere  intimidatorio di Macinedddu sarebbero stati imposti i prezzi da praticare per le guardianìe nel porto, e anche lo stesso Mannello (organizzatore della vigilanza) sarebbe stato costretto a versare tre milioni di vecchie lire al mese per accontentare tutti.
   Ma ci sarebbe di più, la Gdf avrebbe infatti raccolto indizi sul fatto che Gregorace, Gallelli, Mannello e Menniti avrebbero anche "proposto" la vendita del camping abusivo di proprietà dei Menniti ad un prezzo superiore a quello di mercato, il tutto facendosi forti della potenza del presunto affilato alla cosca di Guardavalle. [...]
   Il presunto disegno criminoso sarebbe giunto anche a costringere personale del Comune di Badolato a rilasciare concessioni edilizie illecite e illegittime per la costruzione della darsena di Badolato. [...]
   Intanto, le verifiche dei finanzieri del Nucleo provinciale di polizia tributaria di Catanzaro si sono estese alle strutture adiacenti il porto, e hanno portato al sequestro preventivo dei beni immobili rientranti nel villaggio turistico "Bocca di Gallipari" di Badolato Marina di cui è titolare il sindaco Menniti. Il provvedimento è stato emesso dal gip Barbara Fatale, su richiesta della Procura della Repubblica. Le indagini hanno permesso, infatti, di accertare che nella struttura ricettiva (già in funzione) sono stati costruiti abusivamente dei fabbricati su suolo demaniale. L'area della struttura turistica sequestrata si estende per circa 10 mila metri quadrati e i fabbricati abusivi occupano circa 800 metri quadrati.
   Nell'ambito dell'inchiesta sono state chieste alcune misure cautelari, rigettate dal gip, con un provvedimento avverso il quale la Procura ha presentato appello. Per completezza di informazione, ricordiamo che l'avviso di garanzia non deve essere inteso come indice di colpevolezza, ma come misura a tutela dell'imputato, che ha di conseguenza modo di difendersi nelle opportune sedi.

Francesco Ferro, Il Domani, sabato 12 novembre 2005

 
Badolato. Avvisi di garanzia ad Andrea Menniti, Gerardo Mannello e ad altre tre persone
Estorsioni al porto, due sindaci indagati
Sequestrato il camping "Le bocche di Gallipari", attiguo all'approdo

Un'opera pubblica maestosa. Finanziata con soldi della Regione Calabria e dell'Unione europea. Cinque miliardi della vecchie lire per realizzare una struttura turistica in un lembo sperduto della provincia catanzarese. A Badolato. Dove un anno e mezzo fa fu sequestrato il porto e, ieri, il camping attiguo.
   Nel primo caso furono indagati quattro uomini, uno dei quali, Gianfranco Pietro Gregorace, fu poi posto agli arresti domiciliari. Nel secondo gli "avvisati" sono cinque, tra cui l'attuale primo cittadino di Badolato, Andrea Menniti, e l'ex sindaco, Gerardo Mannello.
   Nella prima parte dell'inchiesta si parlò di truffa, nella seconda di estorsione aggravata dal metodo mafioso.
   All'inizio l'attenzione si concentrò solo sul porto, oggi anche sul campeggio.
   Il nome del resto è lo stesso per entrambe le strutture: "Le vocche di Gallipari". I personaggi che si sono mossi intorno alla loro realizzazione anche.
   L'inchiesta, condotta dal Nucleo provinciale di polizia tributaria della Guardia di finanza di Catanzaro dietro la guida del sostituto procuratore Luigi de Magistris, ieri si è arricchita di un nuovo capitolo. Che svela scenari inquietanti nella storia della costruzione di un'infrastruttura che avrebbe dovuto produrre sviluppo e che, invece, si è trasformata nel forziere a cui hanno messo mano i "soliti noti". La criminalità organizzata del Basso Ionio catanzarese, infatti, ha vissuto la vicenda da protagonista. Ad orchestrare le attività illecite messe in atto nella realizzazione del porto e del campeggio, molte e molto lucrose a detta della procura, sarebbe stato Vincenzo Gallelli, 62 anni di Badolato, meglio conosciuto come "Macineddu". Lui, che viene definito dagli inquirenti come il "braccio operativo" della cosca Gallace-Novella di Guardavalle nel territorio di Badolato, nella storia del porto avrebbe svolto un ruolo di primo piano. Nel passato e nel presente. Nonostante, nel settembre del 2004 fosse stato coinvolto nell'operazione "Mithos", che l'aveva condotto dritto in carcere insieme ad altri 57 presunti affiliati al clan di Guardavalle. A riabilitarlo era stato, a distanza di qualche mese, il Tribunale del Riesame che ne aveva disposto la scarcerazione, dandogli la possibilità di ritornare nel suo paese e riprendere possesso del "suo" territorio. Rimettendo le mani sul lucroso affare dell'approdo turistico. Come? Semplice, tramite il sistema delle estorsioni. Antico come il mondo ma sempre efficace . ben collaudato e perfettamente funzionante.   A gestirlo sarebbe stato appunto Gallelli, spalleggiato da Angelo Domenico Paparo (35 anni) e Andrea Santillo (45 anni) entrambi di Badolato. Tutti e tre sarebbero stati titolari, formali o di fatto, delle società operanti in subappalto per la realizzazione del porto. Grazie a tale ruolo si sarebbero prima accaparrati i lavori e poi avrebbero fornito il materiale per la costruzione della struttura, mettendo a disposizione inerti, cemento, calcestruzzo, massi e quant'altro di qualità non sempre perfetta. Non solo, quanto, sempre in base alle ipotesi formulate dagli inquirenti e comunque tutte da verificare, avrebbero anche imposto i prezzi da praticare e un "comodo" servizio di guardianìa nei cantieri, e poi nel porto una volta entrato in funzione, al modico prezzo di 3 milioni di lire al mese. [...]
   Un'attività che, naturalmente, non si è fatta scrupolo di allungare i suoi tentacoli nei palazzi della politica. Cercando sponda nell'amministrazione comunale di Badolato, da cui sarebbero arrivate, sempre grazie al solito sistema di abusi e minacce, concessioni edilizie illegittime per la realizzazione del porto e tutta la documentazione che, di volta in volta, sarebbe stata necessaria per la costruzione dell'opera.
   A sostegno di tale ipotesi gli investigatori hanno trovato le presunte collusioni dei due sindaci che, negli ultimi anni, si sono succeduti a Badolato: Gerardo Mannello e Andrea Menniti. Quest'ultimo, in particolare, è indagato anche nella sua qualità di proprietario del camping "Le bocche di Gallipari", una struttura turistica di 10.000 metri quadrati, 800 dei quali sono occupati da fabbricati abusivi. A qual campeggio, ieri, i finanzieri del Nucleo provinciale di polizia tributaria hanno apposto i sigilli su disposizione del gip. Contestualmente hanno hanno eseguito diverse perquisizioni domiciliari nei confronti dei cinque indagati, recapitando a tutti l'avviso di garanzia, su cui fa bella mostra di sé un'unica imputazione: estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Chiara Spagnolo, Il Quotidiano, sabato 12 novembre 2005

 
Estorsioni L'inchiesta sul porto di Badolato. Sequestrato (abusivismo) villaggio turistico
Indagati sindaci, imprenditori e presunto mafioso

Due sindaci, un personaggio di spicco di una presunta cosca mafiosa, due imprenditori. Tutti di Badolato e tutti indagati per estorsione aggravata dalle modalità mafiose nell'ambito di un'operazione condotta dai finanzieri del Nucleo provinciale di polizia tributaria di Catanzaro e culminata giovedì mattina con il sequestro preventivo del villaggio turistico "Bocca di Gallipari" di Badolato Marina, adiacente all'omonimo porto, già sequestrato lo scorso anno.
   Si tratta dell'attuale sindaco di Badolato, Andrea Menniti, e del suo predecessore Gerardo Mannello; di Vincenzo Gallelli, indagato nell'operazione Mithos contro le cosche del Soveratese, e degli imprenditori Andrea Santillo e Angelo Domenico Paparo. Nei loro confronti la Procura ha richiesto l'applicazione di misure cautelari in carcere, che però l'Ufficio Gip del Tribunale di Catanzaro non ha concesso.
   È verosimile ritenere che l'ufficio procedente abbia già avviato un ricorso al Tribunale della Libertà contro tale rifiuto. Nelle abitazioni dei cinque, i finanzieri hanno eseguito accurate perquisizioni. Secondo l'accusa, che ipotizza a loro carico il reato di estorsione aggravata, gli indagati sarebbero riusciti ad acquisire il controllo dei lavori per la realizzazione del porto di Badolato, ad ottenere il rilascio delle autorizzazioni e concessioni, ed a gestire la commercializzazione di beni e servizi necessari alla costruzione dell'opera. L'attività estorsiva sarebbe stata perpetrata ai danni della società titolare dei lavori per la realizzazione del porto, la Salteg. Tutte accuse, ovviamente, ancora da dimostrare.
   Il sequestro dei bungalow del villaggio è infatti strettamente connesso alle indagini sulle modalità di realizzazione dell'approdo turistico badolatese: il provvedimento emesso dal Gip su richiesta della Procura costituisce l'ulteriore sbocco dell'attività investigativa sulla darsena. Attività che da ultimo, secondo quanto riferito dalla Guardia di Finanza, ha permesso di accertare che nella struttura ricettiva adiacente la darsena erano stati costruiti abusivamente dei fabbricati su suolo demaniale. Da qui la decisione di apporvi i sigilli. [...]

Betty Calabretta, Gazzetta del Sud, sabato 12 novembre 2005

 
La finanza ha eseguito perquisizioni domiciliari nei confronti di cinque persone tra cui il sindaco e l'ex primo cittadino del centro del Basso Jonio Catanzarese
Porto di Badolato, 6 indagati per estorsione
Posto sotto sequestro preventivo il villaggio turistico "Bocca di Gallipari"

I finanzieri hanno posto sotto sequestro preventivo il villaggio turistico "Bocca di Gallipari" di Badolato Marina. Il provvedimento rientra nell'ambito delle indagini sulle modalità di realizzazione del porto turistico di Badolato. Le indagini, secondo quanto è stato riferito, hanno permesso, infatti, di accertare che nella struttura ricettiva, adiacente al porto, sono stati costruiti abusivamente dei fabbricati su suolo demaniale. Eseguite perquisizioni domiciliari nei confronti di cinque persone che risultano indagate per estorsione aggravata dalle modalità mafiose.

Il Domani, sabato 12 novembre 2005, prima pagina

 
Il provvedimento rientra nell'inchiesta riguardante le modalità della realizzazione del porto di Badolato
La Guardia di Finanza mette i sigilli a un villaggio turistico

I finanzieri del Nucleo provinciale di polizia tributaria di Catanzaro hanno posto sotto sequestro preventivo il villaggio turistico "Bocca di Gallipari" di Badolato Marina.
   Il provvedimento rientra nell'ambito delle indagini sulle modalità di realizzazione del porto turistico di Badolato.

a pag.14

Il Quotidiano, sabato 12 novembre 2005, prima pagina

 
Sciopero della Schillacium, da cinque mesi senza stipendio

Ennesima astensione dal lavoro degli operai della "Schillacium", società a capitale misto (51% parte pubblica - 49% parte privata) che garantisce il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani in trenta comuni del Basso Ionio soveratese. Operatori che da quasi cinque mesi non percepiscono i salari a causa della forte morosità da parte di alcuni Comuni. Il segretario provinciale della Cgil, Sergio Genco, costantemente vicino ai 140 operai della "Schillacium", ha parlato di sottovalutazione del problema. «Si sta operando in modo burocratico senza nessuna energia. Siamo di fronte ad una doppia emergenza: ambientale e sociale. Sta di fatto che i lavoratori, tutti monoreddito, ogni mattina si recano a proprie spese nei paesi dove prestano servizio per espletare il loro lavoro. Nonostante tutto, avanzano ad oggi, il pagamento di ben cinque mensilità, pari in totale a 750mila euro. Il dato più sconcertante - rimarca Genco - è che, gli operai, non sapendo a quale Santo rivolgersi, stanno contraendo prestiti personali, con il conseguente pagamento degli interessi. Vorremmo capire chi sono queste società finanziarie e chi ha indirizzato i lavoratori a chiedere un prestito. È inconcepibile che esistano persone, le quali, anziché aiutare gli operai li istigano a contrarre prestiti per sobbarcarsi un'ulteriore spesa mensile, che di certo non giova al loro recupero finanziario. Chiediamo, dunque, che vengano reperite al più presto, le risorse per pagare gli operai, caso contrario, continueranno con l'astensione dal lavoro, con le gravi e palesi conseguenze che tutto ciò comporta, in termini di emergenza ambientale. Infine, continuiamo a ribadire la necessità di un incontro vero, non burocratico e formale, tra l'assessore Tommasi, il commissario Bagnato, tutti i rappresentanti dei Comuni e le organizzazioni sindacali». Proposte, quelle di Genco, che vanno nella direzione di un'azione di garanzia nei confronti dei lavoratori ed al tempo stesso di un vero e proprio rilancio della società, la quale garantisce un servizio primario per la collettività territoriale: la raccolta dei rifiuti.

Tratto da Gazzetta del Sud, sabato 12 novembre 2005

 
Badolato. A tu per tu con Vincenzo Squillacioti, per capire l'abbandono del centro storico
In fuga dal borgo antico
Trecentonovantuno le persone residenti censite nello scorso febbraio

All'interno dell'associazione culturale "La Radice", ma anche lungo il corso di numerosi lustri che hanno preceduto la sua nascita nel febbraio del 1991, un ruolo determinante per la sua crescita e divulgazione, è stato svolto dal suo dinamico presidente Vincenzo Squillacioti. L'ex insegnante di scuola elementare, uomo di cultura, promotore di manifestazioni culturali di alto livello, che ha fortemente voluto l'apertura della biblioteca Ccomunale di Badolato, è stato sempre disponibile, a mettere a disposizione, le sue conoscenze, e il suo sapere. «Abbiamo avuto decine di occasioni - dichiara Squillacioti - di trovarci gomito a gomito con studiosi di problemi locali, particolarmente di tipo storico e sociale. E siamo anche stati chiamati tantissime volte a prestare la nostra modesta collaborazione a giovani studenti universitari in fase di realizzazione di tesi di laurea o più semplicemente di preparazione a qualche esame, di storia, di sociologia, di antropologia. Occasioni per noi molto belle ed anche gratificanti, in quanto ci danno sempre nuove possibilità di scavare riflettere e dialogare sul nostro più significativo passato».
Presidente, un testo di Vito Toti , presentato dalla Radice, che affrontava i motivi dell'abbandono del Borgo di Badolato, è stato più volte motivo di studio di studenti universitari calabresi?
«Certamente, nell'ultimo di questi incontri, attenta interlocutrice era una giovane studentessa dell'Unical di Cosenza, che aveva letto e studiato Il senso dei luoghi, del nostro Vito Teti, docente di Etnologia presso quella Università. Partendo da tale testo la giovane amica aveva voluto approfondire le motivazioni, più o meno note, che sono state e sono ancora oggi alla base dell'abbandono di tanti paesi di Calabria. Ci siamo soffermati in particolare sul borgo medioevale di Badolato, che all'origine, alla fine del secolo XI, si componeva di 360 fuochi; contava 4.842 abitanti nel 1951, per poi ridursi, nel 1995, a 655 persone effettivamente domiciliate. Il censimento a tappeto dell'8 febbraio 2005 registra la presenza in paese di 391 persone. Dati questi riportati dalla Radice, anno XI, 31 marzo 2005, pag. 29». Professore, quali sono secondo lei, le motivazioni sociali dell'abbandono dei centri storici?
«Ovviamente sono varie e diversificate le motivazioni, talvolta intersecantisi, dello spopolamento dei nostri centri collinari. L'emigrazione certamente, a far inizio dalla seconda metà dell'Ottocento, ma senza scossoni di tipo demografico, se non a partire dall'inizio della seconda metà del Novecento. Quindi e comunque motivi di tipo economico, ma non sempre per il riscatto dalla fame; più spesso, invece, per perseguire emancipazione sociale e talvolta anche culturale. Va da sé che il più vasto fenomeno del decremento demografico dovuto alla riduzione delle nascite investe buona parte del mondo occidentale, ma anche una sfera socio-politica ed etica per cui abbisogna di trattazioni di tutt'altro genere».
Sull'abbandono dei centri collinari, quanto hanno influito, il terremoto , e i due alluvioni?
«Da un'attenta analisi di questa zona ionica, dove vistoso è il fenomeno dei paesi doppi, uno vecchio in collina e l'altro giovane sul mare, risulta evidente che la motivazione storica del terremoto del 1947, o delle alluvioni del 1951 o del 195, ha trovato terreno fertile, ed anche motivo di notevole stimolo, nell'esistenza di fasce comunali sul mare. Difatti, i centri urbani dei Comuni privi di un territorio costiero hanno subito un calo demografico meno consistente, e sono perciò destinati a vivere più a lungo. Fatta eccezione, naturalmente, per casi molto particolari come Pentedattilo, Roghudi, ecc., ampiamente e magistralmente trattati nel citato volume del professore Teti».
Sul fenomeno, quali sono state le valutazioni della studentessa? Ma non c'è, per caso, una vocazione all'abbandono? Questa, verso la fine della conversazione, la precisa domanda della studentessa di lettere dell'Uncal. Noi sapevamo, per quel che riguarda Badolato, che fin dall'inizio del 20° secolo c'era nell'aria l'idea del trasferimento dell'abitato nella marina. Anche se, sinceramente, non ci eravamo mai soffermati a riflettere sulle motivazioni di tale "strana" idea. E avevamo inoltre letto, alcuni anni fa, la relazione, datata agosto 1926, del dottore Antonio Tropeano, Ufficiale Sanitario del Comune, che a pagina 2 così recita: «Il progetto dello spostamento di una parte della popolazione in Marina non ha avuto neppure inizio di esecuzione, perché la località prescelta per la costruzione delle nuove case è una delle più malariche del territorio».
Progresso e Globalizzazione, quanto hanno influito sui trasferimenti delle popolazioni verso le frazioni marine?
«Noi abbiamo da sempre sostenuto la stanzialità dell'animale uomo, anche e nonostante il progresso e la globalizzazione che consentono agli umani di portarsi facilmente ovunque e in brevissimo tempo. Abbiamo persino parlato e scritto di condanna di quei singoli e di quei gruppi di potere economico-politico che, per incapacità ma soprattutto per interesse, gestiscono la cosa pubblica in modo che tale naturale esigenza (la stanzialità) venga impedita da obbligata emigrazione o fuga, con inevitabili e talvolta tragiche conseguenze, non ultimo lo sradicamento che spesso porta all'annullamento di identità. Ma non avevamo mai pensato che potrebbe anche esistere una "vocazione alla fuga", da parte di intere comunità».

Franco Laganà, il Quotidiano, sabato 12 novembre 2005