Gil Botulino

The German Observer
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lunedì 14 Novembre 2005

Summit dell'Arcobaleno per l'avviso di garanzia al sindaco

Ieri sera si è tenuta una riunione dell'Arcobaleno, "cupola" e altri, per discutere dell'avviso di garanzia pervenuto al sindaco nella giornata di giovedì. Nella riunione ha spiegato di cosa si tratta e ha portato le sue ragioni e le sue intenzioni.  
   C'è da notare che, secondo le notizie di stampa, al sindaco viene contestata l'estorsione aggravata dal metodo mafioso e che nei suoi confronti la Procura ha richiesto l'applicazione di misure cautelari in carcere, che però l'Ufficio Gip del Tribunale di Catanzaro non ha concesso.
   Se le avesse concesse? Oggi saremmo senza amministrazione?
   Da notizie di stampa si apprende ancora che è verosimile ritenere che l'ufficio procedente abbia già avviato un ricorso al Tribunale della Libertà contro tale rifiuto.
   E se questo ricorso venisse accolto?
   A questa sera non si hanno dichiarazioni né da parte del sindaco, né da parte di esponenti della maggioranza che lo sostiene, né da parte della maggioranza che non lo sostiene, né da parte della minoranza.

 
Annullato il Bando per la riqualificazione del centro storico, saranno persi i finanziamenti?

Per farla breve e per quanto ho capito, si doveva fare un progetto per poter avere il finanziamento di quei 300 mila euro previsti nel Pit tanto propagandato prima delle elezioni regionali. Il bando, per acquisire i nomi dei tecnici disponibili a farlo, è stato annullato venerdì. Questo vuol dire che si perderanno i finanziamenti? Così mi pare di aver capito: che, allo stato, il rischio ci sia e nemmeno tanto remoto.

Si tratta dell'avviso pubblico del 18 ottobre che aveva lo scopo di acquisire il "curriculum vitae professionale per affidamento incarico di progettazione definitiva, esecutiva, direzione dei lavori contabilità e collaudo, nonché adempimenti di cui al D.Lgs. 494/96, per la 'realizzazione degli interventi previsti nel Pit n° 16 - riqualificazione viabilità nel centro storico' a soggetti di cui all'art. 17, comma 1, lett. d), e), f) e g), della legge 11-2-1994, n. 109 ai sensi e per gli effetti dell'art. 62 del D.P.R. 21-12-1999, n. 554. Importo complessivo finanziamento euro 314.500 - importo stimato per servizi tecnici inferiore a 100.000 euro".
   La data di scadenza di presentazione era fissata per le ore 12 del giorno 2/11/2005.
   Venerdì 11 la decisone di annullare questa procedura, il motivo non l'ho ben capito ma è scritto nella determina dirigenziale relativa.

 
Calcio Badolato, partite truccate, politica  e tradizioni gastronomiche

Su "Repubblica" di oggi, con richiamo in prima pagina, c'è un articolo che riguarda il calcio in Calabria, in particolare le piccole società come quella del Badolato, da un punto di vista un po' particolare. Si parla di 'ndrangheta, di affari sporchi, di partite truccate e di giocatori latitanti.
   Nell'interno l'articolo attacca proprio con il caso Guardavalle e con il calciatore Paolo Riitano, "ancora ricercato". C'è da dire che se, come sospettavano e speravano gli investigatori, l'avessero scovato a Badolato, quando hanno catturato Taverniti, oggi Badolato sarebbe stato citato nell'articolo.
   Comunque, non è questo il tema che voglio affrontare ma le partite truccate, per ricordare che le partite vengono truccate sia in queste categorie che in serie A: è successo anche al Badolato.
   Una "partita venduta" che ha fatto epoca è stata Mammola-Badolato della fine degli anni '70: per il luogo della trattativa, per il compenso avuto, per come si è svolta la partita, per l'influenza che ha avuto sulla cucina badolatese.
   Il Mammola aveva bisogno di vincere la partita e già era venuto a Badolato più volte a chiederla. Il luogo dove avvenivano gli incontri era la sezione del PCI, in via Nazionale dove ora c'è Pana 'e casa, segretario di sezione era Antonio Garretta, anche discreto calciatore. Le trattative per il Badolato erano condotte da un dirigente -del Pci e della squadra, dirigente della squadra lo è ancora oggi- che alfine promise la partita al Mammola.
   La partita fu disputata a Caulonia. Prima del calcio d'inizio, il Mammola chiese ai calciatori quanto volevano e loro dissero "Quantu volìti". Si accordarono su 21 chilogrammi di stocco.
   Inizia la gara. Ambedue le squadre giocano bene. Sembrano impegnarsi. Pichinella riceve un traversone ai limite dell'area. Tira al volo e svirgola, una palla sporchissima con l'intenzione di spararla al cielo che però s'insacca all'incrocio dei pali (la classe non è acqua!). Sconcerto e disperazione. Pichinella viene immediatamente sostituito. Il Mammola non riesce a segnare benché il Badolato ce la metta tutta e giochi a perdere. Ci volle tutto il saper fare -accompagnamento nell'area e atterraggio dell'avversario- di Rondinelli, che aveva già militato in eccellenza con il Soverato, per sbloccare la situazione e far vincere infine il Mammola per 2 a 1.
   I giocatori tornarono a Badolato con il bottino e per giorni mangiarono stocco a volontà. Prima di quel giorno a Badolato si mangiava soltanto baccallà. Ma da allora si cominciò e si continua ancora oggi a cucinare e consumare lo stocco.
   Lo si trova buono ancora a Mammola. Purtroppo quest'anno lo dovremo comprare perché il Mammola milita in prima categoria, mentre il Badolato in seconda.

Nella foto, l'indimenticabile Badolato Allievi del 77/78 (o giù di lì).
in piedi: Pino Codispoti, Elizio Vasile, Antonio Bressi, Antonio Gallelli, Nicola Cristiano, Antonio Lentini
accosciati: Andrea Gallelli, Giuseppe Ciccia, Andrea Varano, Andrea Bressi, Domenico Cossari

 
Calcio esordienti, Il Badolato pareggia a Soverato

dal nostro inviato al B. Sinopoli di Soverato

Partita inaugurale del campionato esordienti quella giocata questo pomeriggio dal Badolato di mister Massimo Criniti sul campo del Soverato A. Il Badolato, al  B. Sinopoli ha raccolto un prezioso primo punto. Dopo tre tempi, da 18 minuti l'uno, ben giocati da ambo le squadre, la partita è finita con tre reti per parti.
   Nel primo tempo il Soverato parte forte, si porta sul 2 a zero e sembra poter fare un sol boccone della compagine Badolatese un po' spaesata.
   Nel secondo tempo, dopo alcuni cambi -obbligatori per la categoria- gli ospiti si svegliano dagli schiaffi soveratesi e agguantano il pareggio con la doppietta di E. Perri.
   Nel terzo tempo regolamentare i nostri si portano addirittura in vantaggio con l'aggressivo M. Paparo, ma immediatamente il Soverato riagguanta il pareggio.
   Nel finale della partita, il Badolato rischia la beffa per un calcio di rigore concesso dall'arbitro ai locali. Ma il nostro piccolo portiere D. Pizzi, non si fa intimorire e para splendidamente.
   Una partita divertente.
   Da seguire dunque il prossimo incontro in casa contro il blasonato Guardavalle.

Questo l'elenco dei piccoli -10, 11, 12 anni- calciatori badolatesi: Pizzi Domenico (figlio di Olga Saraco), Paparo Maicol (figlio di Tonino Paparo), Criniti Pier Antonio (figlio di Massimo Criniti), Valentino Steffanelli (giuvanaru 1), Alessio Steffanelli (sempa figlio e Giuvanaru, l'altro), Primerano Salvatore (figlio di Cola Primerano, gommista), Stefano Battaglia (figlio di Rosa a Brea), Andrea Battaglia (figlio del Cipurharu, la madre è milanese), Antonio Guarna (è di Isca, Raffaele Piroso (figlio di Cosimo Malizzia), Emanuele Perri (figlio di Carmine, di Isca), Antonio Stefanelli (figlio Giocondo, quello che fa le pizze ), Cosimo Lentini (figlio di Pascala 'u Billiu), 14 'o mmu ricordu (di Isca), 15 Antonio Piroso (oriundo, italo-svizzero).

 
Calcio seconda categoria, il Badolato pareggia a Soveria simeri

dal nostro inviato a Soveria simeri

Risultato ad occhiali quello visto domenica a Soveria Simeri contro il Bruzia.
   Partita caratterizzata da quattro espulsi, tre dalla parte del Badolato e una dalla parte dei locali. A farla da padrona è stato il nervosismo sia da una parte sia dall'altra con poche emozioni.
   Il Badolato era chiamato a sfatare il tabù trasferta perché i colori giallorossi non vincono da oltre due anni. L'ultima vittoria esterna giallorossa risale, infatti, alla miracolosa salvezza contro i verdi del Petrizzi (tanto per capirci, quando ancora giocava il grande Elizio che trasformò il rigore decisivo del 2 a 1 finale).
   Mister Baldari, ancora alle prese con moduli tattici in testa, cambia ancora. Rispetto a domenica torna all'antico con il 4-4-2. Difesa a quattro con Coniglio, Nisticò (rientra col botto, espulso a dieci minuti dalla fine per somma d'ammonizione), Armocida e Messineo; centrocampo composto da Martello, Scoleri, Spanò e Menniti G; in avanti Mosca e Rava.
   Primo tempo avaro di azioni. protagonista in campo soltanto il direttore di gara: fischia ogni due minuti interrompendo in continuazione il gioco. Ma il bello deve ancora arrivare.
   Nel secondo tempo il Badolato avrebbe potuto portare a casa i tre punti per tre validi motivi: 1) perché i giallorossi hanno una rosa più forte del Bruzia e quindi l'esperienza degli uomini di capitan Nisticò contava moltissimo 2) il povero Bruzia Soveria, scemata la foga iniziale, si era arreso a Golìa e quindi arretrava in difesa 3) mister Baldari poteva fare una mossa azzardata togliendo un difensore e facendo entrare il bomber Riitano.
   Nella ripresa volano calci, pugni, parole senza senso che fanno scatenare l'ira dei gialorossi e così, unio dopo l'altro, vengono espulsi Nisticò, Armocida e Menniti Piero.
  Ci sono stati attimi di vera paura, ma l'orgoglio degli ospiti ha permesso di portare a casa un  punto prezioso. Il presidente Frascà, anche questa volta, ha portato a casa un ricordo del paese ospite. Dopo le castagne di Cortale e l'acqua di Bivongi  ha portato ke caccioffole di Soveria.

Andrea Criniti

 
Visita al manto erboso del campo sportivo

Stamattina, inviato da Gianni Improta, ha fatto visita al campo sportivo di Badolato un esperto di manti erbosi. Un tecnico, mi pare agronomo, della società di giardinaggio Euro green, che è la società che cura l'erba dello stadio del Catanzaro.
   Quale sia stato il responso non vi so dire.
   Molti hanno visto, poi, intorno a metà giornata un giovanotto che concimava.

 
Le campionesse della pallamano ospiti in diretta di Telespazio

Ieri pomeriggio, Valentino Paparo e le ragazze della squadra di pallamano sono stati ospiti di una trasmissione televisiva negli studi di Telespazio Calabria, a Catanzaro.
   Una trasmissione costruita per seguire le partite di calcio.
   In alcune pause venivano intervistati gli ospiti.
   Ieri sono stato impegnato nei vari campi di calcio per cui non sono riuscito a seguire tutta la trasmissione per dirvi quando e cosa ha detto Valentino.

 
Calcio promozione, Montepaone senza ostacoli

Il montepaone ha vinto di misura sul Brancaleone. Ne approfittiamo percHè abbiamo una foto e perché è giusto che ogni tanto ci ricordiamo anche dei calciatori di casa nostra che militano in altre squadre, di categoria superiore.
   Ieri sera Ettore Menniti era tuttu scontricatu, segno del suo impegno per difendere la porta del Montepaone.

Nella foto, Ettore Menniti primo in alto a sinistra con il Montepaone

 
La 'ndrangheta nel pallone, così i boss gestiscono il calcio
Calabria, affari sporchi, partite truccate e giocatori latitanti
Le associazioni denunciano: "I club minori nelle mani dei clan"


Quel minuto di silenzio prima della partita fu un atto di rispetto verso Pasqualino Arena, padre padrone della squadra. Con tre colpi di bazooka avevano ucciso don Carmine, suo cugino. E gli undici giocatori dell'Isola Capo Rizzuto, terza in classifica nel campionato di Promozione del girone A, lo onorarono pure in campo. Quella però non era la prima volta che capitava. Anche allo stadio di Locri avevano già ricordato il loro boss ammazzato. Usa così, quando la 'ndrangheta è nel pallone.

A volte sta in panchina e a volte tira calci, quasi sempre comanda. Come il dirigente del Guardavalle Cosmo Leotta, uno che andava ai summit nei casolari tra Siderno e Monasterace per suggerire chi meritava di far parte della cosca e chi no. L'hanno arrestato dopo cinque mesi di latitanza. È ancora ricercato invece il suo centravanti Paolo Riitano, quello che nel torneo di Eccellenza era famoso per il sinistro che non perdona. Comandava anche il direttore sportivo della Nuova Melito Antonio Toscano, che è scomparso all'improvviso alla vigilia del derby con il Bagaladi. Lupara bianca. E comandava pure Pantaleone "Luni" Mancuso, presidente del Monte Poro e uno dei capi della "famiglia" più potente tra Vibo e Lamezia. C'è odore di mafia nel calcio dilettantistico calabrese, dalla prima categoria fin su alle serie più alte.

Fanno giocare e puliscono soldi sporchi, gestiscono campi e spogliatoi, ogni tanto truccano partite. L'ultima denuncia l'ha fatta in un convegno sul disagio giovanile don Pino Demasi, rappresentante di "Libera" nella piana di Gioia Tauro e parroco di Polistena, paese circondato da ulivi secolari lungo la statale che dal Tirreno porta allo Jonio. Siamo andati a trovarlo nella sua chiesa di Santa Marina. Ci ha raccontato: "Molti presidenti di squadre sono mafiosi o mettono i loro uomini di fiducia a dirigerle, prima o poi tanti ragazzi finiranno così al servizio delle cosche". E ha aggiunto: "Ci conosciamo tutti e sappiamo tutto di tutti nei nostri paesi, io dico solo quello che vedo e che possono vedere anche gli altri. Certo, non bisogna generalizzare ma la realtà è questa". Il sacerdote invita a indagare "su chi realizza impianti sportivi e campi di calcetto", i poliziotti del commissariato locale l'hanno già ascoltato come testimone.

Le accuse di don Pino stanno agitando in questi giorni gli ambienti calcistici da Cosenza fin giù allo Stretto. Per primo gli ha risposto stizzito l'avvocato Carmine Fiorino, che è il presidente della Palmese: "Fuori i nomi, quel prete faccia i nomi e i cognomi senza sparare nel mucchio. Da tanto tempo sono dirigente di una squadra e non ho mai ricevuto una pressione: ho solo incontrato presidenti cordiali e affettuosi". Da Catanzaro ha replicato anche il professore Antonio Cosentino, presidente della Federazione italiana gioco calcio in Calabria: "Nella regione ci sono 536 società e ogni dirigente presenta un'autocertificazione dove dichiara di essere incensurato: che io sappia problemi di 'ndrangheta non ce ne sono mai stati".

Calcio pulito quello calabrese o calcio intossicato dai boss e dai loro reggipanza? Un paio di anni fa la Dia aveva iniziato un'indagine "conoscitiva" sulle infiltrazioni nei campionati dilettantistici, inchiesta partita subito dopo l'arresto per associazione a delinquere ed estorsione di Paolo Fabiano Pagliuso, il presidente del Cosenza quando militava in serie B. Era il marzo del 2003 e Vincenzo Macrì, sostituto della procura nazionale antimafia, dichiarò: "Ci siamo accorti di una particolare attenzione della 'ndrangheta verso il calcio minore. Più che gli affari, i boss cercano il consenso".

Il caso del Cosenza o quell'altro di Giuseppe Sculli - la mezzala del Messina nipote del boss Peppe Morabito "Tiradritto" e sospettato per una combine in un match del 2002 con il Crotone - sono però solo gli episodi più clamorosi dell'intreccio che c'è tra il pallone e i clan.

L'impasto è forte. E qualche volta palese, reso pubblico.
Come nel 1995, quando i muri delle vie centrali di Reggio furono coperti da locandine che annunciavano un evento sportivo, il "Memorial Fortunato Maurizio Audino". Erano più di 800 i ragazzini delle elementari e delle medie che partecipavano al torneo calcistico. Chi era Fortunato Maurizio Audino? Era un imprenditore edile con precedenti per traffico di stupefacenti saltato in aria sulla sua auto al centro della città. Non si scoprì mai se stava trasportando una bomba o se l'avevano fatto fuori azionando un comando a distanza.

Segnarono gol alla sua memoria le scolaresche reggine.
Ma è soprattutto la domenica che in certi campi i "mammasantissima" spadroneggiano. Ci rimase male il giovane arbitro Paolo Zimmaro, studente ventenne alla facoltà di ingegneria di Cosenza, quando il 4 ottobre del 2004 fu sospeso dalla Figc per avere autorizzato un minuto di silenzio prima della partita Strongoli-Isola Capo Rizzuto. Gli avevano detto negli spogliatoi che era morto un ragazzo parente del presidente della squadra ospite. E lui, in buona fede, ci aveva creduto. Il morto invece era Carmine Arena, il venerdì prima stava viaggiando sulla sua Thema blindata quando in cima alla collina un sicario si sistemò sulla spalla il bazooka e tirò tre volte. Fu il dirigente - accompagnatore dell'Isola Capo Rizzuto club a chiedere quei sessanta secondi di "raccoglimento", poi lo Strongoli vinse 1 a 0 e il povero arbitro pagò per tutti.

Sempre a ottobre ma nel '97, fu invece il Locri a commemorare il suo boss. Era uno dei famigerati Cordì, Cosimo. La partita era quella tra il Locri e lo Sciacca nel campionato di Eccellenza. Si giustificò il presidente Giorgio Barresi, chirurgo e allora candidato sindaco: "È stato un doveroso atto di solidarietà nei confronti dei nostri giocatori: basta criminalizzare Locri". Il minuto di silenzio l'avevano osservato per il lutto dei nipoti del capocosca ucciso, il difensore Livraghi e il centrocampista Romeo. Quel pomeriggio i due non erano nemmeno in panchina. Tre anni dopo incendiarono le auto di D'Angelo, Giglio e Caridi, altri tre calciatori del Locri. La magistratura aprì un'inchiesta e scoprì che dietro gli attentati c'era una partita che qualcuno voleva taroccare, quella finita 0 a 0 con il Crotone nel campionato dilettanti del girone I.
Con quel pareggio il Crotone salì in C 2. Molti giocatori del Locri furono contestati dalla tifoseria locale per lo scarso impegno mostrato in campo.

Giocarono bene però quei tre, quelli ai quali poi bruciarono le macchine. Ma non è solo a Locri e non è solo nelle altre capitali di mafia calabresi che i boss allungano le mani sulle squadre. A Melito Porto Salvo fece molto scalpore due anni fa la scomparsa di quell'Antonio Toscano. Per qualche tempo era stato ricercato come affiliato alla "famiglia" Iamonte, poi aveva in parte risolto le sue disavventure giudiziarie e seguiva da direttore sportivo le sorti della società calcistica. Una mattina trovarono in una strada di Reggio la sua Audi con le portiere aperte e le chiavi infilate nel cruscotto: l'avevano sequestrato. Il suo cadavere non è mai stato trovato. E non trovarono per mesi neanche quel dirigente del Guardavalle, Cosmo Leotta.

Poi però - lo scorso a febbraio - fu arrestato. Nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice Antonio Baudi era accusato "di condividere il progetto criminale" dei Galati di Siderno, di "svolgere funzioni di raccordo logistico", di "partecipare a riunioni per fornire pareri sull'affiliazione di nuovi adepti".
E quando in campo le cose non vanno come devono andare, quelli minacciano. L'ultimo avvertimento l'hanno spedito due settimane fa da Vibo Valentia. Cinque buste indirizzate a cinque dirigenti del Catanzaro calcio. In ogni busta c'era una pallottola.

Attilio Bolzoni, La Repubblica, 14 novembre 2005