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Novembre 2005 |
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mercoledì 16
Novembre 2005 |
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Vertenza Schillacium, il Comune di Badolato
non c'era Lo sciopero della
Schillacium è stato sospeso. L'esito positivo della vertenza è
maturato ieri a Catanzaro, presso la sede dell'assessorato
regionale all'Ambiente, dopo un'intensa giornata di trattative
che ha avuto quali protagonisti le istituzioni, i sindacati e
l'azienda.
A recitare un ruolo fondamentale sono stati i comuni dell'ambito
territoriale servito dalla "Schillacium". Una ventina gli enti
che hanno risposto all'appello di Tommasi. Tra i pochissimi
comuni assenti, Badolato.
Continua dunque -c'è bisogno di dirlo?- la latitanza amministrativa
dell'Arcobaleno
Se entro venerdì prossimo il sindaco di Badolato verrà convocato in
Prefettura, che nessuno si allarmi. Può darsi che sia soltanto
perché Il viceprefetto Lisi si è impegnato a convocare per
venerdì prossimo i sindaci assenti, allo scopo di ottenere i
fondi restanti che dovrebbero coprire la quarta mensilità entro
fine mese. |
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Avviso al sindaco, prime dichiarazioni e prese
di posizione Affiorano, timidamente,
le prime prese di posizione ufficiali e non di cittadini e di
partiti in merito all'avviso al sindaco che è l'argomento del
giorno. Se ne parla soprattutto in capannelli. L'argomento non è
l'innocenza o la colpevolezza del sindaco, quanto l'opportunità
di continuare ad amministrare oppure no!
Anche per la vicenda in sé si sentono le più disparate versioni:
naturalmente ipotesi. Non si conosce nemmeno l'esatta versione
che ne dà l'accusa nell'avviso di garanzia.
Di oggi abbiamo due e-mail, una di Francesca e l'altra di Andrea, e
un volantino dei "I Democratici di Sinistra di Badolato" che ho
trovato su un tavolino del bar Centrale. Di ambetre vi riporto
sotto il contenuto.
Nel tardo pomeriggio ho incontrato il sindaco, non ha rilasciato
nessuna dichiarazione ma ha tenuto a dirmi che registra le
trasmissioni di telejonio, le dichiarazioni che fanno i Ds e
quello che scrivo su Gilbotulino, perché questo è il consiglio
che gli ha dato il suo avvocato.
Il sindaco che ho visto stasera deve ancora recuperare la serenità
e la calma. Sono certo che appena lo farà chiarirà in tutte le
sedi la propria posizione. Ma è pur vero che le sorti
amministrative del Comune di Badolato sono legate al filo di
questa vicenda giudiziaria che ci stupisce e ci sconcerta tutti.
La dichiarazione più simpatica di uno sfegatato tifoso giallorosso:
«È più facile che si salvi il Catanzaro che non questa
amministrazione». |
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Il sito della Comunità montana interagisce con
i cittadini Il sito della Comunità
montana si sta rifacendo il look e presto vedremo il nuovo
design. Ma intanto funziona, viene aggiornato e comincia ad
interagire con i cittadini. Per esempio ecco la risposta
all'e-mail che P. Rudi ci aveva inviato c/c.
«Al Prof.Pasquale Rudi -si legge nelle news - grazie per la
segnalazione. Rigraziamo il Prof. Pasquale Rudi, di Badolato,
che ha segnalato una inesattezza in merito al Santo Patrono di
Badolato, infatti nel nostro sito, veniva riportato erroneamente
quale Patrono "San Nicola Avellino" anzichè Sant'Andrea
Avellino. La correzione è stata già effettuata, purtoppo
l'inesattezza è dovuta alla precedente gestione sterna del sito,
ai cui responsabili avevamo già segnalato la cosa senza l'esito
sperato».
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Sì ad una commissione antimafia permanente
Caro Gil,
mi spiace molto per i DS , le loro intenzioni e per il loro
impegno, che nonostante tutto, risulta un po' migliore delle
amministrazioni precedenti.
E vorrei dire pubblicamente, che l'unica salvezza di Badolato e di
tutti i paesi vicini, sarebbe una commissione antimafia
permanente, o almeno 10 o 20 anni.
Il problema fondamentale sta nella cultura dei cittadini, della
mancanza di fiducia in se stessi e di conseguenza di questa loro
logica di ricorrere sempre alla cosiddetta "Banca dei Favori".
Sbaglio o sono i cittadini che vanno a votare?
Infine vorrei lanciare un appello a tutta la cittadinanza: Adesso
che avete finalmente la presenza dello Stato, così tanto
lamentata da tutti i meridionali in genere, COLLABORATE.
La collaborazione non sta solo nel fare denuncie o dichiarazioni,
ma sta prima di tutto nel modo di pensare ed agire secondo le
regole del rispetto reciproco. Lamentatevi e ribellatevi per
ogni ingiustizia subita o vista.
Certo che un difensore civico, renderebbe tutto un po' più
semplice, almeno sai in quale ufficio andare.
La Calabria è una perla, bisogna prima di tutto proteggerla, ma
senza aspettarlo dall'esterno, la protezione prima di tutto
dobbiamo garantirla noi cittadini.
Avrei un programma politico turistico da presentare, che nella sua
semplicità potrebbe essere vincente. Certo è che risulterebbe
Berlusconiano, visto che gestirei il paese, come fosse un
azienda turistica-ricettiva. Ma non lo farò!
Cordialmente, Francesca |
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Vogliamo il commissario prefettizio
Caro Gil,
ti scrivo perchè sono veramente rammaricato e offeso dal
comportamento di questa amministrazione e di questo Sindaco.
Ho letto sul tuo sito che il Sindaco (per quanto tempo ancora?) ha
ricevuto un avviso di garanzia! Come cittadino badolatese
desidero spiegazioni, chiarimenti, una dichiarazione da parte
del Sindaco.
Non voglio entrare nel merito, non spetta a me giudicare, voglio
solo che ai badolatesi sia data la possibilità di capire chi
hanno eletto nel giugno del 2004!
Per quanto mi riguarda io penso che il Sindaco si deve dimettere
immediatamente. E credo di interpretare il pensiero di molti se
dico che vogliamo il Commissario Prefettizio.
Cordiali saluti,
Andrea |
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I Ds di Badolato sulla vicenda del porto e del
sindaco Menniti
In
merito alle recenti vicende riguardanti l'indagine sul
porticciolo di Badolato ed il coinvolgimento di alcuni
rappresentanti politici del nostro paese affermiamo quanto
segue: in primis, sia chiaro, si esprime piena e totale
fiducia nell'operato della magistratura e delle forze inquirenti
operanti su tali vicende.
Il sindaco Andrea Menniti ha il dovere di chiarire la propria
posizione. I DS reputano assolutamente necessario che il sindaco
di Badolato sgombri il campo da qualsiasi dubbio e sospetto
riguardo le gravi accuse inerenti la questione del porticciolo
Bocche di Gallipari esplosa pesantemente in questi giorni. Egli
deve ritrovare la serenità, la calma ma anche la fermezza per
reagire e chiarire presso tutte le sedi opportune la propria
posizione.
Riteniamo che come proprietario del campeggio attiguo abbia subito
torti e zero vantaggi dalla vicenda di questa darsena. Ma i capi
d'imputazione riguardano vicende tanto più pesanti e gravi da
rendere immediata una sua reazione, uscendo in termini netti ed
impostando una propria difesa sia giudiziaria che politica che
gli ridia l'onore messo in discussione in queste ore.
Dal nostro punto di vista, quello politico ed amministrativo,
l'azione dell'Amministrazione si è svolta nel pieno rispetto
della legalità, cercando di mettere ordine ad una situazione
convulsa, a tratti, in alcuni settori, completamente anarchica,
con spaventosi buchi di bilancio, caos contabile, pressioni che
in questi anni hanno portato ad atti intimidatori, interessi
corposi, gestione fallimentare ed allegra della cosa pubblica,
continui interventi di controllo delle forze dell'ordine.
Per tali situazioni l'Ente, cioè i cittadini, sta ancora pagando, e
continuerà purtroppo a pagare le conseguenze. Per parte nostra
sappiamo di aver impostato, pur tra le difficoltà e tra le
tensioni politiche di questi mesi, un lavoro nuovo basato sulla
correttezza amministrativa, la corretta ripartizione del sistema
delle responsabilità, eliminato le spese folli, azzerato la
tendenza all'indebitamento dell'Ente, cominciando a pagare gli
arretrati e mettendo ordine ad una materia come quella
tributaria che in alcuni casi era ferma a tre anni addietro.
Naturalmente il percorso è stato ancora breve e certamente resta
in salita. Ma quel che certo è che ci si sta provando e si
stanno bandendo prevaricazioni e creando argini contro qualsiasi
eventuale sistema di pressioni indebite.
La storia amministrativa di questi 18 mesi parla chiaro.
A maggior ragione, non ritenendo Ninuzzo Menniti un estorsore,
vogliamo che si adoperi per la credibilità propria e
dell'Amministrazione tutta. Sia come DS che come membri di
questa alleanza non abbiamo alcuna ragione per non credergli ed
augurarci che ne esca rapidamente e nel modo migliore.
I Democratici di Sinistra di Badolato |
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A Badolato gli scontri più gravi sulla "strada
statale della morte"
Incidenti a raffica sulla 106
Diverse persone ferite ma nessuna è in condizioni gravi
La giornata di ieri è stata caratterizzata da
diversi incidenti stradali che hanno visto protagonista la
statale jonica 106, tristemente conosciuta come la "Strada della
morte". I due incidenti più gravi si sono verificati nel centro
abitato di Badolato Marina.
Il primo alle sei del mattino, quando, per cause ancora da
accertare, si sono scontrate una macchina Opel Astra e una
Lancia, la prima usciva da una traversa per immettersi sulla
106, mentre l'altra proveniva in direzione di Reggio Calabria.
Lo scontro è stato violentissimo: la Lancia dopo l'impatto, è
finita fuori strada. I due guidatori, un pensionato di Badolato
ed una giovane di Monasterace, che presentavano trami e
contusioni, sono stati estratti dalle macchine e con un'autobulanza
del 118 venivano trasportati all'ospedale di Soverato. Sul posto
si sono portati i carabinieri di Badolato per i rilievi di rito
e accertare le responsabilità dell'incidente.
Alle 12.00, il secondo incidente, sempre nel centro abitato di
Badolato. Nel drammatico incidente che poteva avere conseguenze
gravissime, sono state coinvolte tre autovetture, due Peugeot e
una Fiat Panda. La prima Peugeot, con alla guida un
rappresentante che viaggiava in direzione di Soverato, che dopo
una lunga frenata si scontrava con l'altra Peugeot che viaggiava
in senso contrario con alla guida la casalinga R. C. del luogo.
L'impatto, è stato cosi violento che la sua macchina è stata
sbalzata all'indietro per oltre 10 metri, andando a finire su
una Panda che la seguiva, con alla guida una giovane donna del
luogo D. C. Ai feriti, i primi soccorsi sono stati portati da
dottore Giacomo Leuzzi, presente sul posto. Mentre veniva
bloccata un'autobulanza del 118 diretta a Guardavalle per un
altro incidente sempre sulla 106. Sul posto è giunta anche una
volante dei carabinieri di Soverato per bloccare il traffico. La
più grave risultava la casalinga della Peugeot, che presentava
trauma cervicale, fratture al setto nasale e contusioni varie.Anche
agli altri due automobilisti, i medici del 118 inserivano il
collare per sospetto trauma cervicale. I tre malcapitati veniva
ricoverati all'ospedale di Soverato.
Il traffico sulla 106 subiva un notevole rallentamento per
procedere ai rilievi del caso e per accertare eventuali
responsabilità. Solo dopo un'ora i mezzi venivano spostati, e il
traffico riprendeva regolarmente nelle due direzioni. Da
segnalare altri due incidenti stradali che si sono verificati
nel centro abitato di Badolato Marina e sulla provinciale
Badolato-Brognaturo. Il più grave dei due automobilista
risultava l'architetto Francesco Criniti, che con la sua 500
Fiat mentre rientrava a casa andava a finire per cause da
accertare contro un palo della luce.
Il malcapitato si trova ricoverato presso la clinica Villa S.
Anna di Catanzaro per trama facciale. Benito Fiorenza, l'altro
automobilista, impiegato comunale di Badolato, finito fuori
strada con la sua auto è stato ricoverato all'ospedale di
Soverato con contusioni varie. La 106 quindi, ancora
protagonista, mentre non si hanno notizie certe sull'inizio dei
lavori di ammodernamento previsti dall'Anas.
f. l., Il Quotidiano, mercoledì 13 novembre 2005 |
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il pm Dominijanni chiama a raccolta imprenditori
e cittadini comuni e forze dell'ordine
Contro le cosche del basso jonio 211 testimoni
In elenco anche il fratello di un imputato, un assessore di
S. Caterina e tre pentiti
Duecentoundici
testimoni contro le cosche del Basso Jonio soveratese. Uno
dietro l'altro. In fila per aggiungere pezzi al castello
accusatorio della Dda di Catanzaro, che mira, in tal modo, a
trasformarsi in una fortezza inespugnabile. Duecentoundici tra
forze dell'ordine, imprenditori, collaboratori e testimoni di
giustizia, comuni cittadini e finanche assuntori di sostanze
stupefacenti. Tutti chiamati a raccolta dal pubblico ministero
Gerardo Dominijanni, che, nei giorni scorsi, ha depositato una
lunga lista testi presso la cancelleria della seconda sezione
del tribunale del capoluogo.
Al cospetto del collegio presieduto dal giudice Maria Teresa
Carè, venerdì, inizierà il processo contro 46 presunti affiliati
al clan Gallace-Novella di Guardavalle. Capi e gregari saranno
dietro le sbarre delle celle dell'aula bunker di Catanzaro,
mentre sulla poltrona dei testimoni sfileranno tutte le persone
che, secondo l'ipotesi degli inquirenti, potranno raccontare
come, effettivamente, nel Basso Ionio operasse da anni
un'associazione mafiosa che controllava interamente il
territorio.
Il primo a fare la comparsa nell'aula di via Paglia sarà il
comandante della Compagnia dei carabinieri di Soverato Francesco
Tocci. Ovvero il capitano che per oltre due anni ha
materialmente effettuato le indagini insieme al Ros e che, dopo
l'operazione Mithos (che all'alba del 22 settembre del 2004 fece
finire in carcere 57 persone), iniziò la caccia ai latitanti.
Dodici erano le persone che si erano sottratte all'arresto,
soltanto due, oggi, continuano la loro fuga: Paolo Riitano e
Raffaele Barletta. Tutti gli altri sono stati braccati per mesi
dai militari e, alla fine, catturati. Molti di loro venerdì
saranno a Catanzaro per partecipare all'inizio del processo che
li vede imputati. A partire, naturalmente, dai due presunti capi
del sodalizio criminale, Vincenzo Gallace e Nunzio Novella, un
tempo rivali, e dopo alleati. Impegnati a tenere le fila di
un'organizzazione criminale che, secondo i racconti di un noto
collaboratore di giustizia, il capo del "locale" di
Castrovillari Antonio Di Dieco, sarebbe stata la più potente
della costa ionica. E, del resto, anche il suo nome, compare
nella corposa lista testi del pm Domonijanni, insieme a quello
del suo vice, Cosimo Scaglione, e di Giovanni Andreacchio, unico
"pentito" del Soveratese che ha collaborato all'indagine, nonché
di un testimone di giustizia, il cosentino Giuseppe Vitelli, che
da anni ormai vive lontano dalla Calabria, dopo avere
contribuito con le sue dichiarazioni a mettere alla sbarra gli
affiliati di numerosi sodalizi mafiosi. Ad aprire le "sfilate",
saranno comunque i 107 rappresentanti delle Forze dell'ordine,
carabinieri in prima linea, pronti a raccontare i lunghi anni di
lavoro tra le colline del Basso Ionio. Militari in servizio
presso la Compagnia di Soverato, ma anche presso le Stazioni di
Badolato, Santa Caterina, Guardavalle, e poi Stilo, Monasterace,
Torre Melissa, e ancora Monza, Sant'Andrea, Isca. E poi gli
agenti del commissariato di Siderno e gli uomini
dell'Anticrimine di Roma. A seguire sarà la volta delle parti
offese. Numerose anche loro. Cinquantasette persone che hanno
presentato denuncia contro la cosca Gallace-Novella. Che degli
affiliati hanno subito lo strapotere generato dalla
consapevolezza di appartenere ad un'organizzazione criminale
potente e temuta.
A partire dagli imprenditori, come Andrea Squillacioti, Michele
Notaro, Luigi Paparo, quelli che per anni hanno dovuto pagare
per lavorare in pace, assumere amici degli amici, subappaltare
lavori alle ditte raccomandate. Passando per tante persone
"normali", come quel Giovanni Procopio, che altri non è se non
il postino di Guardavalle, o Pasqualina Russo, direttrice pro
tempore dell'ufficio postale di Sabta Caterina, o
l'autotrasportatore Raffaele Iorfida. Tutti pressati, tutti
intimiditi. Tra loro anche Raffaele Lazzaro, fratello di quel
Francesco Antonio finito in manette nell'ambito dell'operazione
"Mithos". Lui, con un piede da una parte del processo e uno
dall'altra, fu vittima di un furto da parte di Antonio Giannini,
che voleva vendicarsi di qualche sgarro subito dal fratello. Lui
è oggi nella stessa lista in cui compare il nome del maresciallo
Sandro Pagano, comandante della Stazione di Davoli, a cui venne
bruciata l'auto per indurlo a interrompere l'intenso lavoro che
stava svolgendo in paese.
Accanto a loro, saranno chiamate a testimoniare a Catanzaro
anche una serie di persone che sono indagate o hanno reso
dichiarazioni come testimoni in altri procedimenti. A partire da
Giampiero Menniti, che qualche anno fa fece scattare l'inchiesta
sul porto di Badolato nell'ambito della quale è attualmente
indagato, passando per Mario Luciano, assessore comunale a Santa
Caterina nonché suocero di Fabrizio Latassa che è imputato nel
processo "Mithos". In tutto 33 testimoni, a cui si aggiungono i
14 che fannp parte dell'elenco degli "assuntori di sostanze
stupefacenti" che, con alcuni degli imputati avrebbero avuto
contatti proprio nell'ambito del lucroso traffico di droga
gestito dalla cosca. E poi i pentiti e poi i testimoni di
giustizia. Fino ad arrivare a 211. Tutti chiamati a raccolta
dalla pubblica accusa, per dimostrare, una volta per tutte, che
nel Basso Ionio la mafia esisteva davvero.
Chiara Spagnolo, Il Quotidiano,
mercoledì 16 novembre 2005 |
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Il gip disse no.
Domani l'appello della Procura davanti al Tribunale del riesame
Truffa della prima casa sollecitati cinque arresti
Reiterazione della condotta criminosa, non
occasionalità manifesta della stessa, collusione stabile di
addetti alla pubblica amministrazione, ramificazione degli
indagati in vari uffici e settori interessati dalle pratiche,
diffusività, anche solo intuitiva, dei fatti truffaldini. Poche
righe, due pagine scarne, ma quanto basta al sostituto
procuratore Luigi de Magistris per ribadire la richiesta di
misura cautelare a carico di cinque dei diciannove protagonisti
della presunta truffa sulla Prima casa. Misure cautelari che il
magistrato aveva sollecitato al gip lo scorso anno, ricevendone
un secco no davanti al quale non era rimasto a guardare. Un
appello era così partito alla volta del Tribunale del Riesame,
dove domani mattina si ritornerà a parlare di quei presunti
raggiri costati alla Regione Calabria una somma pari a 250 mila
euro, quanto i soldi intascati da chi non avrebbe avuto alcun
titolo ad accedere alla legge regionale relativa alle
agevolazioni previste per l'acquisto o la ristrutturazione della
prima casa.
Una truffa bella e buona, insomma, quella ricostruita dal
magistrato, con il dito puntato contro i falsi indigenti e i
funzionari regionali compiacenti, che avrebbero preso parte a
quel sistema collusivo "montato in un settore in cui magari i
veri bisognosi di denaro pubblico per poter ottenere "un tetto"
rimangono fuori dalle graduatorie illecitamente predisposte".
Così scrive il magistrato nel suo atto d'appello, definendo
illogica la motivazione con cui il gip aveva escluso la
sussistenza delle esigenze cautelari prospettate dalla Procura
ritenute, al contrario, l'unico modo per impedire la
reiterazione dei reati e, quindi, il prosieguo della truffa
ipotizzata.
A portare avanti le indagini i finanzieri del Nucleo provinciale
di polizia tributaria, al cui vaglio era finito il sistema
truffaldino che avrebbe portato nelle tasche degli indagati i
fondi liquidati ingiustamente dalla Regione Calabria. Sotto
accusa, nello specifico, due funzionari regionali: Francesco
Badolato, 59 anni, di Badolato (Cz), e Umberto Sirianni, 66
anni, di Catanzaro, rispettivamente responsabile dell'Ufficio
300-Edilizia pubblica-Dipartimento lavori pubblici ed acque e
del responsabile di Settore del Dipartimento lavori pubblici ed
acque della Regione Calabria. Con loro il presunto anello di
collegamento tra i soggetti beneficiari dei contributi pubblici
e la Regione Calabria, il quarantasettenne di Crotone Sergio
Murgieri, di 47 anni, il perito che avrebbe messo insieme la
falsa documentazione da produrre all'Ente, Libero Di Adamo, 58
anni, originario di Colle San Magno (Fr) e residente a Crotone,
e colui che non solo avrebbe svolto una funzione di mediatore
tra questi ultimi e i richiedenti o beneficiari dei contributi,
quanto sarebbe andato a caccia di privati da immettere nel
redditizio giro, ovvero Vincenzo Cosentino, 42 anni, di Crotone.
Cinque posizioni, dunque, diverse tra di loro, ma all'ombra di
un'unica pesante accusa, quella di truffa in concorso ai danni
della Regione Calabria.
Stefania Papaleo, Il Quotidiano, mercoledì 16 novembre 2005 |
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