Gil Botulino

The German Observer
dal 2001

responsabile: Pasquale Andreacchio - e-mail: info@gilbotulino.it - web: http://www.gilbotulino.it/

Clicca a destra per tutte le notizie di Novembre 2005

mercoledì 16 Novembre 2005

Vertenza Schillacium, il Comune di Badolato non c'era

Lo sciopero della Schillacium è stato sospeso. L'esito positivo della vertenza è maturato ieri a Catanzaro, presso la sede dell'assessorato regionale all'Ambiente, dopo un'intensa giornata di trattative che ha avuto quali protagonisti le istituzioni, i sindacati e l'azienda.
   A recitare un ruolo fondamentale sono stati i comuni dell'ambito territoriale servito dalla "Schillacium". Una ventina gli enti che hanno risposto all'appello di Tommasi. Tra i pochissimi comuni assenti, Badolato.
   Continua dunque -c'è bisogno di dirlo?- la latitanza amministrativa dell'Arcobaleno
   Se entro venerdì prossimo il sindaco di Badolato verrà convocato in Prefettura, che nessuno si allarmi. Può darsi che sia soltanto perché Il viceprefetto Lisi si è impegnato a convocare per venerdì prossimo i sindaci assenti, allo scopo di ottenere i fondi restanti che dovrebbero coprire la quarta mensilità entro fine mese.

 
Avviso al sindaco, prime dichiarazioni e prese di posizione

Affiorano, timidamente, le prime prese di posizione ufficiali e non di cittadini e di partiti in merito all'avviso al sindaco che è l'argomento del giorno. Se ne parla soprattutto in capannelli. L'argomento non è l'innocenza o la colpevolezza del sindaco, quanto l'opportunità di continuare ad amministrare oppure no!
   Anche per la vicenda in sé si sentono le più disparate versioni: naturalmente ipotesi. Non si conosce nemmeno l'esatta versione che ne dà l'accusa nell'avviso di garanzia.
   Di oggi abbiamo due e-mail, una di Francesca e l'altra di Andrea, e un volantino dei "I Democratici di Sinistra di Badolato" che ho trovato su un tavolino del bar Centrale. Di ambetre vi riporto sotto il contenuto.
   Nel tardo pomeriggio ho incontrato il sindaco, non ha rilasciato nessuna dichiarazione ma ha tenuto a dirmi che registra le trasmissioni di telejonio, le dichiarazioni che fanno i Ds e quello che scrivo su Gilbotulino, perché questo è il consiglio che gli ha dato il suo avvocato.
   Il sindaco che ho visto stasera deve ancora recuperare la serenità e la calma. Sono certo che appena lo farà chiarirà in tutte le sedi la propria posizione. Ma è pur vero che le sorti amministrative del Comune di Badolato sono legate al filo di questa vicenda giudiziaria che ci stupisce e ci sconcerta tutti.
   La dichiarazione più simpatica di uno sfegatato tifoso giallorosso: «È più facile che si salvi il Catanzaro che non questa amministrazione».

 
Il sito della Comunità montana interagisce con i cittadini

Il sito della Comunità montana si sta rifacendo il look e presto vedremo il nuovo design. Ma intanto funziona, viene aggiornato e comincia ad interagire con i cittadini. Per esempio ecco la risposta all'e-mail che P. Rudi ci aveva inviato c/c.
«Al Prof.Pasquale Rudi -si legge nelle news - grazie per la segnalazione. Rigraziamo il Prof. Pasquale Rudi, di Badolato, che ha segnalato una inesattezza in merito al Santo Patrono di Badolato, infatti nel nostro sito, veniva riportato erroneamente quale Patrono "San Nicola Avellino" anzichè Sant'Andrea Avellino. La correzione è stata già effettuata, purtoppo l'inesattezza è dovuta alla precedente gestione sterna del sito, ai cui responsabili avevamo già segnalato la cosa senza l'esito sperato».

 

 
Sì ad una commissione antimafia permanente

Caro Gil,
mi spiace molto per i DS , le loro intenzioni e per il loro impegno, che nonostante tutto, risulta un po' migliore delle amministrazioni precedenti.
   E vorrei dire pubblicamente, che l'unica salvezza di Badolato e di tutti i paesi vicini, sarebbe una commissione antimafia permanente, o almeno 10 o 20 anni.
   Il problema fondamentale sta nella cultura dei cittadini, della mancanza di fiducia in se stessi e di conseguenza di questa loro logica di ricorrere sempre alla cosiddetta "Banca dei Favori". Sbaglio o sono i cittadini che vanno a votare?
   Infine vorrei lanciare un appello a tutta la cittadinanza: Adesso che avete finalmente la presenza dello Stato, così tanto lamentata da tutti i meridionali in genere, COLLABORATE.
   La collaborazione non sta solo nel fare denuncie o dichiarazioni, ma sta prima di tutto nel modo di pensare ed agire secondo le regole del rispetto reciproco. Lamentatevi e ribellatevi per ogni ingiustizia subita o vista.
   Certo che un difensore civico, renderebbe tutto un po' più semplice, almeno sai in quale ufficio andare.
   La Calabria è una perla, bisogna prima di tutto proteggerla, ma senza aspettarlo dall'esterno, la protezione prima di tutto dobbiamo garantirla noi cittadini.
   Avrei un programma politico turistico da presentare, che nella sua semplicità potrebbe essere vincente. Certo è che risulterebbe Berlusconiano, visto che gestirei il paese, come fosse un azienda turistica-ricettiva. Ma non lo farò!
  Cordialmente,

Francesca

 
Vogliamo il commissario prefettizio

Caro Gil,
ti scrivo perchè sono veramente rammaricato e offeso dal comportamento di questa amministrazione e di questo Sindaco.
   Ho letto sul tuo sito che il Sindaco (per quanto tempo ancora?) ha ricevuto un avviso di garanzia! Come cittadino badolatese desidero spiegazioni, chiarimenti, una dichiarazione da parte del Sindaco.
   Non voglio entrare nel merito, non spetta a me giudicare, voglio solo che ai badolatesi sia data la possibilità di capire chi hanno eletto nel giugno del 2004!
   Per quanto mi riguarda io penso che il Sindaco si deve dimettere immediatamente. E credo di interpretare il pensiero di molti se dico che vogliamo il Commissario Prefettizio.
  Cordiali saluti,

Andrea

 
I Ds di Badolato sulla vicenda del porto e del sindaco Menniti

In merito alle recenti vicende riguardanti l'indagine sul porticciolo di Badolato ed il coinvolgimento di alcuni rappresentanti politici del nostro paese affermiamo quanto segue: in primis, sia chiaro, si esprime  piena e totale fiducia nell'operato della magistratura e delle forze inquirenti operanti su tali vicende.
   Il sindaco Andrea Menniti ha il dovere di chiarire la propria posizione. I DS reputano assolutamente necessario che il sindaco di Badolato sgombri il campo da qualsiasi dubbio e sospetto riguardo le gravi accuse inerenti la questione del porticciolo Bocche di Gallipari esplosa pesantemente in questi giorni. Egli deve ritrovare la serenità, la calma ma anche la fermezza per reagire e chiarire presso tutte le sedi opportune la propria posizione.
   Riteniamo che come proprietario del campeggio attiguo abbia subito torti e zero vantaggi dalla vicenda di questa darsena. Ma i capi d'imputazione riguardano vicende tanto più pesanti e gravi da rendere immediata una sua reazione, uscendo in termini netti ed impostando una propria difesa sia giudiziaria che politica che gli ridia l'onore messo in discussione in queste ore.
   Dal nostro punto di vista, quello politico ed amministrativo, l'azione dell'Amministrazione si è svolta nel pieno rispetto della legalità, cercando di mettere ordine ad una situazione convulsa, a tratti, in alcuni settori, completamente anarchica, con spaventosi buchi di bilancio, caos contabile, pressioni che in questi anni hanno portato ad atti intimidatori, interessi corposi, gestione fallimentare ed allegra della cosa pubblica, continui interventi di controllo delle forze dell'ordine.
   Per tali situazioni l'Ente, cioè i cittadini, sta ancora pagando, e continuerà purtroppo a pagare le conseguenze. Per parte nostra sappiamo di aver impostato, pur tra le difficoltà e tra le tensioni politiche di questi mesi, un lavoro nuovo basato sulla correttezza amministrativa, la corretta ripartizione del sistema delle responsabilità, eliminato le spese folli, azzerato la tendenza all'indebitamento dell'Ente, cominciando a pagare gli arretrati e mettendo ordine ad una materia come quella tributaria che in alcuni casi era ferma a tre anni addietro. Naturalmente il percorso è stato ancora breve e certamente resta in salita. Ma  quel che certo è che ci si sta provando e si stanno bandendo prevaricazioni e creando argini contro qualsiasi eventuale sistema di pressioni indebite.
   La storia amministrativa di questi 18 mesi parla chiaro.
   A maggior ragione, non ritenendo Ninuzzo Menniti un estorsore, vogliamo che si adoperi per la credibilità propria e dell'Amministrazione tutta.  Sia come DS che come membri di questa alleanza non abbiamo alcuna ragione per non credergli ed augurarci che ne esca rapidamente e nel modo migliore.

I Democratici di Sinistra di Badolato

 
A Badolato gli scontri più gravi sulla "strada statale della morte"
Incidenti a raffica sulla 106
Diverse persone ferite ma nessuna è in condizioni gravi

La giornata di ieri è stata caratterizzata da diversi incidenti stradali che hanno visto protagonista la statale jonica 106, tristemente conosciuta come la "Strada della morte". I due incidenti più gravi si sono verificati nel centro abitato di Badolato Marina.
Il primo alle sei del mattino, quando, per cause ancora da accertare, si sono scontrate una macchina Opel Astra e una Lancia, la prima usciva da una traversa per immettersi sulla 106, mentre l'altra proveniva in direzione di Reggio Calabria. Lo scontro è stato violentissimo: la Lancia dopo l'impatto, è finita fuori strada. I due guidatori, un pensionato di Badolato ed una giovane di Monasterace, che presentavano trami e contusioni, sono stati estratti dalle macchine e con un'autobulanza del 118 venivano trasportati all'ospedale di Soverato. Sul posto si sono portati i carabinieri di Badolato per i rilievi di rito e accertare le responsabilità dell'incidente.
Alle 12.00, il secondo incidente, sempre nel centro abitato di Badolato. Nel drammatico incidente che poteva avere conseguenze gravissime, sono state coinvolte tre autovetture, due Peugeot e una Fiat Panda. La prima Peugeot, con alla guida un rappresentante che viaggiava in direzione di Soverato, che dopo una lunga frenata si scontrava con l'altra Peugeot che viaggiava in senso contrario con alla guida la casalinga R. C. del luogo. L'impatto, è stato cosi violento che la sua macchina è stata sbalzata all'indietro per oltre 10 metri, andando a finire su una Panda che la seguiva, con alla guida una giovane donna del luogo D. C. Ai feriti, i primi soccorsi sono stati portati da dottore Giacomo Leuzzi, presente sul posto. Mentre veniva bloccata un'autobulanza del 118 diretta a Guardavalle per un altro incidente sempre sulla 106. Sul posto è giunta anche una volante dei carabinieri di Soverato per bloccare il traffico. La più grave risultava la casalinga della Peugeot, che presentava trauma cervicale, fratture al setto nasale e contusioni varie.Anche agli altri due automobilisti, i medici del 118 inserivano il collare per sospetto trauma cervicale. I tre malcapitati veniva ricoverati all'ospedale di Soverato.
Il traffico sulla 106 subiva un notevole rallentamento per procedere ai rilievi del caso e per accertare eventuali responsabilità. Solo dopo un'ora i mezzi venivano spostati, e il traffico riprendeva regolarmente nelle due direzioni. Da segnalare altri due incidenti stradali che si sono verificati nel centro abitato di Badolato Marina e sulla provinciale Badolato-Brognaturo. Il più grave dei due automobilista risultava l'architetto Francesco Criniti, che con la sua 500 Fiat mentre rientrava a casa andava a finire per cause da accertare contro un palo della luce.
Il malcapitato si trova ricoverato presso la clinica Villa S. Anna di Catanzaro per trama facciale. Benito Fiorenza, l'altro automobilista, impiegato comunale di Badolato, finito fuori strada con la sua auto è stato ricoverato all'ospedale di Soverato con contusioni varie. La 106 quindi, ancora protagonista, mentre non si hanno notizie certe sull'inizio dei lavori di ammodernamento previsti dall'Anas.

f. l.,  Il Quotidiano, mercoledì 13 novembre 2005

 
il pm Dominijanni chiama a raccolta imprenditori e cittadini comuni e forze dell'ordine
Contro le cosche del basso jonio 211 testimoni
In elenco anche il fratello di un imputato, un assessore di S. Caterina e tre pentiti

Duecentoundici testimoni contro le cosche del Basso Jonio soveratese. Uno dietro l'altro. In fila per aggiungere pezzi al castello accusatorio della Dda di Catanzaro, che mira, in tal modo, a trasformarsi in una fortezza inespugnabile. Duecentoundici tra forze dell'ordine, imprenditori, collaboratori e testimoni di giustizia, comuni cittadini e finanche assuntori di sostanze stupefacenti. Tutti chiamati a raccolta dal pubblico ministero Gerardo Dominijanni, che, nei giorni scorsi, ha depositato una lunga lista testi presso la cancelleria della seconda sezione del tribunale del capoluogo.
Al cospetto del collegio presieduto dal giudice Maria Teresa Carè, venerdì, inizierà il processo contro 46 presunti affiliati al clan Gallace-Novella di Guardavalle. Capi e gregari saranno dietro le sbarre delle celle dell'aula bunker di Catanzaro, mentre sulla poltrona dei testimoni sfileranno tutte le persone che, secondo l'ipotesi degli inquirenti, potranno raccontare come, effettivamente, nel Basso Ionio operasse da anni un'associazione mafiosa che controllava interamente il territorio.
Il primo a fare la comparsa nell'aula di via Paglia sarà il comandante della Compagnia dei carabinieri di Soverato Francesco Tocci. Ovvero il capitano che per oltre due anni ha materialmente effettuato le indagini insieme al Ros e che, dopo l'operazione Mithos (che all'alba del 22 settembre del 2004 fece finire in carcere 57 persone), iniziò la caccia ai latitanti. Dodici erano le persone che si erano sottratte all'arresto, soltanto due, oggi, continuano la loro fuga: Paolo Riitano e Raffaele Barletta. Tutti gli altri sono stati braccati per mesi dai militari e, alla fine, catturati. Molti di loro venerdì saranno a Catanzaro per partecipare all'inizio del processo che li vede imputati. A partire, naturalmente, dai due presunti capi del sodalizio criminale, Vincenzo Gallace e Nunzio Novella, un tempo rivali, e dopo alleati. Impegnati a tenere le fila di un'organizzazione criminale che, secondo i racconti di un noto collaboratore di giustizia, il capo del "locale" di Castrovillari Antonio Di Dieco, sarebbe stata la più potente della costa ionica. E, del resto, anche il suo nome, compare nella corposa lista testi del pm Domonijanni, insieme a quello del suo vice, Cosimo Scaglione, e di Giovanni Andreacchio, unico "pentito" del Soveratese che ha collaborato all'indagine, nonché di un testimone di giustizia, il cosentino Giuseppe Vitelli, che da anni ormai vive lontano dalla Calabria, dopo avere contribuito con le sue dichiarazioni a mettere alla sbarra gli affiliati di numerosi sodalizi mafiosi. Ad aprire le "sfilate", saranno comunque i 107 rappresentanti delle Forze dell'ordine, carabinieri in prima linea, pronti a raccontare i lunghi anni di lavoro tra le colline del Basso Ionio. Militari in servizio presso la Compagnia di Soverato, ma anche presso le Stazioni di Badolato, Santa Caterina, Guardavalle, e poi Stilo, Monasterace, Torre Melissa, e ancora Monza, Sant'Andrea, Isca. E poi gli agenti del commissariato di Siderno e gli uomini dell'Anticrimine di Roma. A seguire sarà la volta delle parti offese. Numerose anche loro. Cinquantasette persone che hanno presentato denuncia contro la cosca Gallace-Novella. Che degli affiliati hanno subito lo strapotere generato dalla consapevolezza di appartenere ad un'organizzazione criminale potente e temuta.
A partire dagli imprenditori, come Andrea Squillacioti, Michele Notaro, Luigi Paparo, quelli che per anni hanno dovuto pagare per lavorare in pace, assumere amici degli amici, subappaltare lavori alle ditte raccomandate. Passando per tante persone "normali", come quel Giovanni Procopio, che altri non è se non il postino di Guardavalle, o Pasqualina Russo, direttrice pro tempore dell'ufficio postale di Sabta Caterina, o l'autotrasportatore Raffaele Iorfida. Tutti pressati, tutti intimiditi. Tra loro anche Raffaele Lazzaro, fratello di quel Francesco Antonio finito in manette nell'ambito dell'operazione "Mithos". Lui, con un piede da una parte del processo e uno dall'altra, fu vittima di un furto da parte di Antonio Giannini, che voleva vendicarsi di qualche sgarro subito dal fratello. Lui è oggi nella stessa lista in cui compare il nome del maresciallo Sandro Pagano, comandante della Stazione di Davoli, a cui venne bruciata l'auto per indurlo a interrompere l'intenso lavoro che stava svolgendo in paese.
Accanto a loro, saranno chiamate a testimoniare a Catanzaro anche una serie di persone che sono indagate o hanno reso dichiarazioni come testimoni in altri procedimenti. A partire da Giampiero Menniti, che qualche anno fa fece scattare l'inchiesta sul porto di Badolato nell'ambito della quale è attualmente indagato, passando per Mario Luciano, assessore comunale a Santa Caterina nonché suocero di Fabrizio Latassa che è imputato nel processo "Mithos". In tutto 33 testimoni, a cui si aggiungono i 14 che fannp parte dell'elenco degli "assuntori di sostanze stupefacenti" che, con alcuni degli imputati avrebbero avuto contatti proprio nell'ambito del lucroso traffico di droga gestito dalla cosca. E poi i pentiti e poi i testimoni di giustizia. Fino ad arrivare a 211. Tutti chiamati a raccolta dalla pubblica accusa, per dimostrare, una volta per tutte, che nel Basso Ionio la mafia esisteva davvero.

Chiara Spagnolo, Il Quotidiano, mercoledì 16 novembre 2005

 
 
Il gip disse no. Domani l'appello della Procura davanti al Tribunale del riesame
Truffa della prima casa sollecitati cinque arresti

Reiterazione della condotta criminosa, non occasionalità manifesta della stessa, collusione stabile di addetti alla pubblica amministrazione, ramificazione degli indagati in vari uffici e settori interessati dalle pratiche, diffusività, anche solo intuitiva, dei fatti truffaldini. Poche righe, due pagine scarne, ma quanto basta al sostituto procuratore Luigi de Magistris per ribadire la richiesta di misura cautelare a carico di cinque dei diciannove protagonisti della presunta truffa sulla Prima casa. Misure cautelari che il magistrato aveva sollecitato al gip lo scorso anno, ricevendone un secco no davanti al quale non era rimasto a guardare. Un appello era così partito alla volta del Tribunale del Riesame, dove domani mattina si ritornerà a parlare di quei presunti raggiri costati alla Regione Calabria una somma pari a 250 mila euro, quanto i soldi intascati da chi non avrebbe avuto alcun titolo ad accedere alla legge regionale relativa alle agevolazioni previste per l'acquisto o la ristrutturazione della prima casa.
Una truffa bella e buona, insomma, quella ricostruita dal magistrato, con il dito puntato contro i falsi indigenti e i funzionari regionali compiacenti, che avrebbero preso parte a quel sistema collusivo "montato in un settore in cui magari i veri bisognosi di denaro pubblico per poter ottenere "un tetto" rimangono fuori dalle graduatorie illecitamente predisposte". Così scrive il magistrato nel suo atto d'appello, definendo illogica la motivazione con cui il gip aveva escluso la sussistenza delle esigenze cautelari prospettate dalla Procura ritenute, al contrario, l'unico modo per impedire la reiterazione dei reati e, quindi, il prosieguo della truffa ipotizzata.
A portare avanti le indagini i finanzieri del Nucleo provinciale di polizia tributaria, al cui vaglio era finito il sistema truffaldino che avrebbe portato nelle tasche degli indagati i fondi liquidati ingiustamente dalla Regione Calabria. Sotto accusa, nello specifico, due funzionari regionali: Francesco Badolato, 59 anni, di Badolato (Cz), e Umberto Sirianni, 66 anni, di Catanzaro, rispettivamente responsabile dell'Ufficio 300-Edilizia pubblica-Dipartimento lavori pubblici ed acque e del responsabile di Settore del Dipartimento lavori pubblici ed acque della Regione Calabria. Con loro il presunto anello di collegamento tra i soggetti beneficiari dei contributi pubblici e la Regione Calabria, il quarantasettenne di Crotone Sergio Murgieri, di 47 anni, il perito che avrebbe messo insieme la falsa documentazione da produrre all'Ente, Libero Di Adamo, 58 anni, originario di Colle San Magno (Fr) e residente a Crotone, e colui che non solo avrebbe svolto una funzione di mediatore tra questi ultimi e i richiedenti o beneficiari dei contributi, quanto sarebbe andato a caccia di privati da immettere nel redditizio giro, ovvero Vincenzo Cosentino, 42 anni, di Crotone. Cinque posizioni, dunque, diverse tra di loro, ma all'ombra di un'unica pesante accusa, quella di truffa in concorso ai danni della Regione Calabria.

Stefania Papaleo, Il Quotidiano, mercoledì 16 novembre 2005