Gil Botulino

The German Observer
dal 2001

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sabato 19 Novembre 2005

Andrea Menniti: «Dichiaro la mia totale estraneità ai fatti gravissimi di cui sono accusato»

L'atteso Comunicato del sindaco di Badolato, relativo all'avviso di garanzia di cui la stampa ha dato notizia sabato scorso

Voglio, con il presente comunicato, dichiarare la mia totale estraneità ai fatti gravissimi che mi sono stati addebitati e che mi vedono accusato in merito alla questione del porto di Badolato.
   Una vicenda che mi ha visto parte in causa, non nella qualità di Sindaco, ma in quella di imprenditore turistico, titolare del campeggio "Bocca di Gallipari", che a suo tempo ha ceduto la miglior parte del campeggio credendo nel porto quale traino turistico, nulla guadagnando. Le strutture rimastemi non hanno niente del "villaggio turistico" come erroneamente riportato da alcuni organi di stampa e televisione e mi rammarico del modo di fare informazione di alcuni giornalisti e di alcune emittenti private che sulla mia persona amano usare i toni alti.
   Il dolore e lo sconcerto per quanto successo, mi ha lasciato esterrefatto e sorpreso, ma pronto a scelte importanti per garantire la reputazione e l'onorabilità dei miei consiglieri. Il mio silenzio è stato frutto di questo sconcerto. Un silenzio amaro che interrompo dopo la nomina dei miei avvocati.
   Con questo comunicato vorrei porre fine al clima arbitrario di sospetto che non può riguardare persone oneste e forti contro la mafia come quelle che animano questa amministrazione.
   Nonostante la profonda amarezza di queste ore, rimango, come cittadino e come uomo delle Istituzioni, totalmente fiducioso nell'operato della Magistratura e delle forze inquirenti.
   Sono altresì certo di poter dimostrare in tempi rapidi la mia innocenza e la totale estraneità ai fatti oggetto di questa inchiesta.

Andrea Menniti
Sindaco del Comune di Badolato

 
Domani giornata piena zeppa di appuntamenti sportivi

A Badolato marina. Si comincia alle 10 con il calcio Allievi. Poi alle 11 pallamano femminile serie B con l'incontro C.S. Meta 2 - Lametia. Nel pomeriggio la partita di calcio di seconda categoria tra il Badolato e L'uria 2000.

 
via Nazionale, tubo riparato manto stradale ancora con qualche problema

dal nostro inviato ai buchi nell'asfalto

Stamattina si è proceduto a completare l'opera di riparazione e interramento del tubo dell'acquedotto che da due giorni fa acqua.
   Alcune lamentele da parte di cittadini, titolari di negozi in via Nazionale, per il fango scivolato lungo la strada.
   Le buche nell'asfalto sono state ricoperte con terra. Ma ancora nella sera alcuni problemi si sono avuti per lo spostamento della terra che, sotto il peso delle autovetture e dei camion, tende ad accumularsi sul bordo della buca, facendo ostacolo alla circolazione.

Nella foto, Giocondo Frascà -della omonima ditta- alliscia con la pala l'ultimo baffo di terra intorno all'estesa buca nell'asfalto, sotto lo sguardo vigile del tecnico comunale geom. Pasquale Larocca.

 
Dietro alcuni anacronistici diritti collettivi possono celarsi amare sorprese
Una proposta per regolamentare gli usi civici

Vi è mai capitato di dover vendere la vostra casa o il vostro terreno e rendervi conto che non era possibile farlo perchè su quel bene gravava un uso civico? La soluzione al problema è racchiusa in una proposta di legge regionale presentata ieri mattina dal consigliere regionale Pino Guerriero. Ma che cos'è un uso civico? È quel diritto della collettività, istituito nell'epoca napoleonica, ad esempio di far legna, prelevare acqua, far pascolare animali, raccogliere funghi e altri prodotti del bosco in un terreno privato. Gli usi civici, infatti, sono diritti della collettività pressoché inalienabili e imprescrittibili e non soggetti a commercio. Appartengono alle popolazioni di un determinato territorio e sono soggetti al regime giuridico dei beni demaniali. «Da qualche tempo moltissime famiglie calabresi – ha spiegato Guerriero – sono venute a conoscenza, e altre lo scopriranno tra poco tempo, di non essere legittime proprietarie delle loro case, dei loro beni immobili ma dei semplici occupatori abusivi, anche se sono in possesso del titolo di proprietà regolarmente trascritto. Su questi beni patrimoniali i cittadini hanno investito ingenti risorse e pagato tutte le imposte dovute. Per il solo fatto che questi beni ricadono in aree originariamente soggette ad usi civici, non appartengono a chi li ha legalmente acquistati, o ricevuti in eredità o per donazione od attraverso un qualsiasi strumento di trasferimento della proprietà. Il risultato è che molti calabresi (decine di migliaia) volendo disporre liberamente dei loro beni immobili, di fatto li dovrebbero riacquistare attraverso l'affrancamento. Si tratta, ovviamente, di un iter spesso estremamente oneroso. Se non lo fanno, rischiano lo spossessamento, cioè le amministrazioni comunali possono in qualsiasi momento rientrare in possesso di quei beni in virtù di una legge medioevale ancora in vigore. Fin quando "l'occupatore abusivo" non affranca il bene, non può trasferirlo ne alienarlo ad alcuno. È evidente che molti comuni stretti nella morsa della ristrettezza economica causata dall'inefficienza programmatica del Governo nazionale, per far cassa decidono di dare corso a tale anacronistico diritto». La spiegazione dettagliata della proposta di legge è stata illustrata da Valerio Donato, direttore del dipartimento di diritto civile all'università "Magna Graecia". «In genere un gravame di uso civico risulta o dal registro del catasto o dagli atti del commissariato regionale degli usi civici. Per liberare i terreni da questi gravami, il meccanismo non poteva che essere automatico. Il titolare dichiarerà di essere il proprietario del terreno soggetto ad uso civico, calcolerà la somma rispetto a dei parametri prestabiliti e la liquiderà al comune competente che lo libererà dal vincolo. Ovviamente l'automatismo può essere bloccato dagli organi competenti quando si ravvisa un interesse pubblico. I beni in ogni caso sono stati già pagati in quanto il privato ha già sborsato una somma pari al valore del bene. Questo pagamento è una cosa in più e, per questo motivo, abbiamo previsto un abbattimento delle tariffe per i gravami che c'erano già sul bene».

Giuseppe Mercurio, Gazzetta del Sud, sabato 19 novembre 2005

 
L'amministrazione comunale:"Abbiamo arretrati con il commissario regionale per l'emergenza ambientale"
«Nessun debito con la Schillacium»
E sulla recente vicenda giudiziaria: "Il sindaco deve chiarire la sua posizione"

Dopo le polemiche dei giorni scorsi, anche l'amministrazione comunale di Badolato ha inteso chiarire la propria posizione sulla questione Schillacium. Le precisazioni sono arrivate, ieri, attraverso una nota nella quale i locali Ds locali, a nome dell'amministrazione, ribadiscono, innanzitutto, il costante impegno del Comune di Badolato per la risoluzione della vertenza. «Il Comune di Badolato -si legge nella nota- paga sull'unghia, da tempo, con assoluta regolarità, le mensilità alla Schillacium. Quello di Badolato è un Comune tra i più precisi in assoluto nel pagamento delle quote a questa società. Gli altri Comuni, come emerso dalla riunione del 3 novembre a Soverato, su questo versante avevano (al 03/11/05) debiti per 800.000 euro». Nel comunicato si sottolinea anche che «Badolato ha arretrati nei pagamenti per i costi conferimento in discarica e depurazione non con la Schillacium, bensì con il Commissario regionale per l'emergenza ambientale. Tale ufficio gira poi quote alla Schillacium». I Ds spiegano, inoltre, l'origine di questi debiti contratti dal Comune: «Negli anni precedenti tali pagamenti verso il Commissario non sono mai stati fatti: i danni e mancati pagamenti provocati per grandissima parte dalla precedente amministrazione, ammontano a 500.000 euro». Quanto, invece, alle azioni che l'amministrazione comunale di Badolato intende intraprendere per saldare questi debiti, nella nota si legge: «Il Comune ha già concordato un piano di rientro con l'ufficio del Commissario che, in qualche anno, permetterà di ripianare i debiti che l'attuale amministrazione si è trovata sul groppone. Già nella prossima settimana sarà pronta una tranche di pagamento importante per cominciare a pagare l'enorme debito ereditato». Nello stesso comunicato i diessini della sezione Larocca fanno alcune precisazioni anche sulla recente vicenda giudiziaria che vede implicati imprenditori e politici del luogo sul porto turistico Bocche di Gallipari. «Se il Sindaco fosse un estortore -si legge nella nota- naturalmente i Ds non aspetterebbero proprio nessun intervento dall'alto per fare le valigie. Ma dubitiamo moltissimo del fatto che il Sindaco sia un malaffarista estortore e l'impressione è che il suo torto principale sia l'avere avuto la struttura campeggio a fianco del tormentato porto. Per il resto non esiste alcun nesso temporale e politico con le vicende di questa amministrazione i cui atti sono semmai molto chiari. E puliti. Il sindaco -concludono i Ds- deve chiarire proprio in quanto tale, anche se all'epoca dei fatti lui non era il sindaco».

Sara Dominijanni, Il Domani, sabato 19 novembre 2005

 
Processo "Mithos" al via, perse 103 intercettazioni

Associazione mafiosa, omicidio, estorsione, condizionamento degli appalti: tutti reati ipotizzati nella maxi-operazione denominata Mithos che portò, nel settembre dello scorso anno, all'arresto di 81 persone tra presunti boss e gregari delle cosche del Basso Jonio. Tutte imputazioni che potrebbero cadere se il Tribunale accoglierà le eccezioni sollevate dagli avvocati Giuseppe Gervasi del foro di Locri e Vittoria Bossio del foro di Cosenza (difensori di Salvatore Papaleo) sull'inutilizzabilità delle prove. Oggi infatti nell'aula bunker di via Paglia si terrà la prima udienza del processo, dove verranno ascoltate le 47 persone rinviate a giudizio dal gup Rosario Murgida nell'ambito dell'operazione contro le cosche di Guardavalle. Una nullità delle prove che dipende dall'utilizzo, da parte dei carabinieri che hanno effettuato le intercettazioni, di «un sistema non garantista, in quanto non sicuro per la conservazione delle intercettazioni». I militari infatti non hanno utilizzato le tradizionali bobine, ma un sistema di registrazione tramite computer: le registrazioni sono state effettuate su file digitali audio, trasferite poi su un hard-disk e da lì passate su un cd-rom che non solo è leggibile ma anche modificabile. E questo vuol dire, così come hanno confermato gli stessi militari,«che il contenuto è modificabile e danneggiabile». L'altra questione che verrà evidenziata dagli avvocati Gervasi e Bossio è che le intercettazioni sono state eseguite nel 2001 e concluse nel febbraio del 2003, ma riservate sul cd-rom solo nel maggio 2004. Ed in questo "travaso" sono state perse 103 conversazioni, così come affermato dagli stessi carabinieri nell'informativa di servizio. Ed il problema è attualmente non esiste più neanche la copia orginale, in quanto una volta trasferite le intercettazioni sul cd-rom, il computer è stato resettato. E l'inghippo è proprio questo: il 90% delle prove del processo, almeno per quanto riguarda l'associazione mafiosa, si basa su intercettazioni telefoniche. Da qui la richiesta dell'inutilizzabilità delle prove. I due avvocati hanno già affidato un incarico ad un perito per confermare la non validità del sistema. L'udienza di oggi potrebbe slittare per l'assenza di un giudice.

Luigina Pileggi, Gazzetta del Sud, venerdì 18 novembre 2005

 
I retroscena dell'inchiesta rivelano una presunta «catena illecita» collegata al mondo politico
Depurazione, "Collettori" locali, destinatari romani
Le perquisizioni avrebbero portato al blocco di alcuni servizi informatizzati

C'è attesa sugli sviluppi della seconda tranche dell'inchiesta sui presunti illeciti nel settore della depurazione in Calabria che coinvolge, oltre a Giuseppe Chiaravalloti, Domenico Basile e Giovan Battista Papello, sette nuovi indagati (Giovanna Raffaelli, Annunziato Scordo, Fabio Schettini, Roberto Mercuri, Giuseppe Mercuri, Cesare Mercuri, Maria Assunta Lanzetta) accusati di associazione per delinquere, corruzione, riciclaggio. Trapelano le prime indiscrezioni sulle centinaia di perquisizioni effettuate negli uffici di società disseminate su sette regioni dai carabinieri su input dei pm Luigi De Magistris e Isabella De Angelis, titolari dell'inchiesta. Sarebbero stati posti sotto sequestro (e quindi resi inutilizzabili) i server di una società che gestisce i servizi di controllo della Salerno-Reggio, e sequestrati i computer che regolano i turni di 1.400 guardie giurate, con conseguenze immaginabili. Lamentati anche blocchi ai server che regolano i turni degli addetti al trasporto valori delle poste. Le perquisizioni nascono dal fatto che, secondo gli inquirenti, dopo la prima fase dell'inchiesta nel maggio scorso, «il quadro indiziario si è notevolmente aggravato». In particolare «emerge in modo nitido il ruolo centrale avuto dai fratelli Giuseppe ed Annunziato Scordo, il primo ai vertici dell'Ato di Catanzaro (l'autorità che gestisce la depurazione delle acque, ndr ), il secondo rappresentante di numerose società, nonché quello della famiglia Mercuri che attraverso Cesare ed il padre, ricicla all'estero enormi somme di denaro». Centrali nell'inchiesta le dichiarazioni rese alla Procura da una persona il cui nome è coperto da omissis. Secondo le quali « le anomalie nell'assegnazione dei lavori da parte dell'Ufficio del Commissario avvenivano con l'escamotage del presunto sorteggio davanti ad un notaio. Guarda caso venivano sorteggiate quasi sempre le stesse società e chi curava tali adempimenti, se ricordo bene, era tale Luppino dell'Ufficio del Commissario... il sistema di assegnazione delle commesse era ben chiaro tra gli imprenditori, del resto fu lo stesso assessore Basile che un giorno mi disse che "loro" attraverso l'emergenza ambientale potevano fare ciò che volevano ed assegnare i lavori a chi credevano... Con il sistema dell'emergenza ambientale si sono arricchite tante persone ». E ancora: « Venivano scelte ed impiegate solo le società che avessero un collegamento politico e dietro ad ogni commessa venivano erogate illecite somme di denaro che oscillavano tra il 3% ed il 7%. Le somme venivano corrisposte ad intermediari in Calabria, che fungevano da anello di collegamento tra le società e politici in Roma, Le somme erogate vengono "mascherate" o sotto la "voce" di fatture in cui risultano consulenze e progettazioni in realtà inesistenti, opppure attraverso sovra-fatturazione di costi. Le somme indebitamente consegnate vengono cosi divise; il 50% rimane in Calabria per la distribuzione tra i referenti locali della "catena illecita", il resto va a Roma ». Ovviamente si tratta di affermazioni tutte da verificare. « Le cordate - prosegue la dichiarazione - che hanno operato durante la precedente giunta, creando un vero e proprio oligopolio, sono sostanzialmente due. II ruolo centrale nell'assegnazione delle commesse e nella distribuizione del denaro - probabilmente destinato a Roma - è svolto dall'Ing, Papello. L'altra cordata, facente riferimento al partito di... aveva come persona di riferimento tale Schettini, persona strettamente collegata al Papello, che rappresenta un po' il deus ex machina del settore. Schettini, Papello e tale ing. Barillà di Reggio, hanno costituito, in Calabria, una società... È importante che andiate a vedere anche i costi effettivamente sostenuti per la realizzazione di depuratori ed opere similari, perché un modo per acquisire indebite somme di denaro e pagare il "prezzo" dell'accordo corruttivo, è quello di fatturare per lavori mai eseguiti o che hanno avuto costi molto minori. Il sistema è quello di "gonfiare" i prezzi, non utilizzare il prezziario regionale, senza che nessuno abbia controllato e ostacolato. Questo perché vi è l'accordo illecito con gli uffici preposti alla verifica, quale il Commissario per l'emergenza e l'assessorato all'ambiente. Se pensate che nelle commissioni di collaudo e fra coloro che dovevano verificare la correttezza dei lavori è inserito personale che fa capo e riferimento ai principali artefici di questo sistema; mi riferisco, in particolare, allo staff dell'allora assessore Basile (la Democrito, Fuoco ed altri) ».

(b.c.), Gazzetta del Sud, venerdì 18 novembre 2005

 
Il presidente Loiero azzera l'ufficio del Commissario per l'Ambiente

Ha avuto contraccolpi immediati la seconda tranche dell'inchiesta Poseidone sui presunti illeciti nel settore della depurazione delle acque in Calabria. Sarà infatti rinnovato l'Ufficio del Commissario delegato per l'emergenza ambientale in Calabria. Lo riferisce lo stesso Ufficio del Commissario al termine di una riunione convocata dal presidente della Giunta regionale, Agazio Loiero, alla quale hanno partecipato l'assessore regionale all'Ambiente, Diego Tommasi, e il Commissario delegato, prefetto Domenico Bagnato: «Già nei primi giorni della prossima settimana verrà dato corso ad un esteso e radicale rinnovamento della struttura commissariale». L'inchiesta della Procura di Catanzaro ha portato mercoledì alla notifica di altre sette informazioni di garanzia (associazione per delinquere, corruzione, riciclaggio i reati ipotizzati) a carico di nomi eccellenti come l'ex capo della segreteria di Chiaravalloti, Giovanna Raffaelli; il marito Annunziato Scordo, titolare di società coinvolte nella gestione dell'emergenza ambientale; Fabio Schettini, già in servizio al ministero degli esteri; tre componenti della famiglia Mercuri di Lamezia: Roberto, amministratore delegato della Pianimpianti spa, suo padre Giuseppe, ex funzionario della dogana di Chiasso, e l'altro fratello, Cesare, dipendente della Pianimpianti. E infine Maria Assunta Lanzetta, 47 anni, di Mammola, moglie di Giovan Battista Papello, il potente sub commissario per l'emergenza ambientale sotto la gestione Chiaravalloti e attuale responsabile del procedimento dell'Ufficio. Le indagini avevano portato, già nel maggio scorso, all'emissione di informazioni di garanzia a carico, tra gli altri, dell'ex presidente della Regione, Giuseppe Chiaravalloti, e dell'ex assessore Domenico Antonio Basile. Quanto a Papello, secondo l'accusa sarebbe il deus ex machina di un sistema di «scaltre operazioni» e «condotte illecite» che coinvolge anche funzionari pubblici ed un coacervo di società «create ad hoc per riciclare denaro e ottenere commesse nell'ambito degli appalti e delle gare per il superamento dell'emergenza ambientale». Sarebbero stati rinvenuti flussi e «passaggi di somme di assai probabile origine illecita tra gli indagati, in particolare Papello e Scordo». Centinaia le società perquisite ed enorme il materiale informatico sequestrato.

Betty Calabretta, Gazzetta del Sud, venerdì 18 novembre 2005

 

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