Gil Botulino

The German Observer
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sabato 7 Gennaio 2006

Lotteria Us Badolato, i biglietti vincenti

dal nostro inviato alle feste di piazza

La tradizionale festa dello sport organizzata dell'Us Badolato, giunta alla nona edizione, si è tenuta il 5 gennaio. La serata è stata allietata dal duo Paola e Roberta (Cristiano) e dai soliti sarzizzi e spezzatino.
   Ancora devono essere fatti i conti per bene, ma dalle prime stime sembra che l'incasso totale sia sotto i 3.000 euro: "un magro bottino - ha commentato il presidente Giocondo Frascà - anche se c'è da dire che per la vendita dei biglietti ci sono stati pochi giorni a disposizione". Mercoledì ci saranno i conteggi ufficiali e ne sapremo di più.
   Questi i numeri dei biglietti vincenti:

N.1 - 1029 - COMPUTER
N.2 - 2057 - TELEFONINO
N.3 - 3446 - TELEVISORE
N.4 - 0159 - CAPRETTONE
N.5 - 0404 - OROLOGIO
N.6 - 0548 - DIVISA STORICA

Il primo premio è stato vinto da Elizio Vasile, il Quarto da Vincenzo carnuccio (U Croccu).

(gilbotulino 7-1-2006)

Nella foto, il conteggio dei soldi incassati e dei biglietti venduti

 
la vicenda cavalcata da Di pietro e dalla lista dei consumatori
Il premier chiamato al risarcimento
La pensionata gli contesta il mancato adempimento del contratto con gli italiani firmato a «Porta a porta»


«O cinque anni fa Berlusconi scherzava e il contratto con gli italiani era una presa in giro o, invece, era una cosa seria. Se era una cosa seria, è giusto che risponda giuridicamente e che finalmente la politica si assuma la responsabilità dei propri atti». Lo ha affermato il presidente dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro nella conferenza stampa sulla vicenda che vede Berlusconi citato in giudizio da una pensionata che gli contesta di non aver rispettato il contratto con gli italiani firmato nella famosa puntata di «Porta di Porta». Il premier (con lui come testimoni Bruno Vespa e Roberto Maroni) dovrà presentarsi il 28 febbraio davanti al giudice di pace di Roma perché Ida Severini, 78 anni, di San Cesareo (Roma) lamenta la mancanza di 138 euro sulla pensione e, nonostante abbia votato per il leader di Forza Italia, alle politiche del 2001, ha deciso di chiamarlo in causa per quella promessa non mantenuta. L'anziana donna, nata a Recanati, percepisce una pensione mensile di 378 euro e dice di essersi decisa a votare Berlusconi proprio dopo averlo sentito annunciare il terzo punto del contratto: «l'innalzamento delle pensioni minime ad almeno 1 milione di lire al mese», corrispondenti a 516,46. La signora ha ora deciso, appoggiata dall'Italia dei Valori e dalla Lista Consumatori (che si presenteranno insieme alle prossime elezioni), di citare in giudizio il presidente del Consiglio per non adempimento di «promessa al pubblico», secondo quanto previsto dal codice civile. Nella conferenza stampa il presidente del Codacons Carlo Rienzi, ha detto che «sono più di 7 milioni i pensionati italiani nella stessa condizione». Da qui l'ipotesi di un risarcimento globale da 39 miliardi e 582 milioni di euro».

Saverio Giunta, Gazzetta del Sud, sabato 7 gennaio 2006
(gilbotulino 7-1-2006)

 
A Badolato Manifestazione volta a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla pericolosità dell'arteria
Protestano i giovani universitari
Partecipazione di politici ed emigrati per motivi di lavoro. Disagi alla circolazione".

I giovani di Badolato hanno organizzato, nei giorni scorsi, una manifestazione di protesta sulla statale 106, per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla pericolosità di quest'arteria.
La volontà di protestare è nata dopo l'ennesimo incidente stradale sulla E90 che, la sera di Natale, ha causato la morte di due donne legate a Badolato: Elisa Abate di 68 anni e Daniela Bressi di 23.
Per dimostrare il loro sostegno a Franco Nisticò, che da anni si batte per la messa in sicurezza della statale 106, i giovani di Badolato, fuori Regione per motivi di studi o di lavoro, una volta tornati nel loro paese per le vacanze natalizie hanno deciso di organizzare una manifestazione di protesta insieme ai ragazzi della Consulta giovanile Ulixes.
La marcia di protesta ha percorso, a suon di musica, la statale 106 nel tratto ricadente nel territorio di Badolato, rallentando la circolazione per qualche ora.
Nonostante la manifestazione sia stata organizzata in soli due giorni e ci sia stata poca pubblicità sull'evento in tantissimi, giovani e meno giovani, sono scesi in piazza per manifestare la propria indignazione per una situazione giunta ormai, dopo tante vane promesse, ai limiti della sopportazione.
Tra i numerosi partecipanti c'erano anche diversi esponenti della politica e dello sport badolatese, tra i quali: Giusy Gerace, segretaria dei locali Ds; l'Assessore al commercio, Teresa Pultrone; il Vice Sindaco, Domenico Bressi; l'Assessore alla pubblica istruzione, Pietro Piroso; il consigliere di minoranza Ettore Menniti; il coordinatore di aprile per la sinistra, Vincenzo Piperissa; il presidente dell'U.S. Badolato, Giocondo Frascà, e tanti altri.
Franco Leto, uno dei ragazzi promotori dell'iniziativa, ha spiegato: "La nostra marcia libera è nata spontanemente per sostenere, da una parte, chi già lotta, come Franco Nisticò, e dall'altra per sensibilizzare chi rimane in paese per continuare a protestare e risolvere i problemi che affliggono il nostro comprensorio. Vogliamo combattere il lassismo, l'apatia e la cultura rinunciataria della gente. Attraverso questa iniziativa pensiamo di aver espresso il nostro parere, ma ci saranno da organizzare altre lotte per raggiungere degli obiettivi. Questa -ha concluso Leto- era una manifestazione simbolica per dire che noi ci siamo, ma per risolvere problemi ci vogliono programmi e ci vuole una grande partecipazione".
Franco Nisticò, coordinatore del comitato lotta per la 106, nel suo lungo intervento ha duramente criticato la classe politca che si affaccia solo al momento delle elezioni e poi scompare, lasciando il comprensorio del basso jonio abbandonato ai suoi trentennali problemi.
"Dobbiamo unirci -ha affermato Nisticò- e lottare con forza per ottenere ciò che ci spetta di diritto. Siamo di fronte ad uno Stato che taglia continuamente i fondi destinati a questa zona della Calabria e che ha tagliato all'Anas quei 60 miliardi che noi, con le nostre lotte, eravamo riusciti ad ottenere per la messa in sicurezza di questa strada. Messa in sicurezza che prevedeva l'allargamento della carreggiata, il raddoppio dei ponti e la sistemazione del fondo stradale. Eravamo riusciti a portare qui anche il Ministro Nesi e avevamo fatto decine di riunioni con i sindaci della locride, del catanzarese e del crotonese. La statale 106 -ha aggiunto Nisticò- era stata messa tra le prime sei opere a priorità nazionale, ma ora è stata completamente cancellata. Dopo tutte queste lotte non è possibile che quarantatré deputati calabresi non sentano il dovere morale, indipendentemente dal loro colore politico, di unirsi in un patto per impegnarsi a riportare la dovuta attenzione sulla statale 106. Se non si impegneranno per mettere in sicurezza questa strada, noi verremo meno al nostro diritto dovere di votare e faremo un falò di tutte le schede elettorali perchè nessuno merita la nostra fiducia".
"Questa zona della Calabria -ha proseguito critico Nisticò- è la più povera di tutte. Sulla costa tirrenica hanno l'aeroporto, l'autostrada, decine di intercity e treni che vanno dovunque. Qui non abbiamo nulla, quei pochi treni che passano o sono pieni di pulci o vengono soppressi e, inoltre, abbiamo una strada killer. Se non faranno qualcosa chiamerò tutti i disobbedienti d'Italia -ha concluso- e li inviterò a venire qui e protestare sul serio, perchè solo la lotta paga e non le vane promesse dei politici".

Sara Dominijanni, Il Domani,  giovedì 5 gennaio 2006
(gilbotulino 7-1-2006)

 
Badolato. La manifestazione promossa dal Comitato giovani per denunciarne la pericolosità
"Fermiamo le stragi sulla 106"
Nisticò: «Se la situazione non cambierà ci sarà una rivolta»

«A Locri abbiamo partecipato alle manifestazioni contro la mafia con lo slogan -Uccideteci tutti- . Questa sera a Badolato, come Comitato dei Giovani, abbiamo gridato- Basta fermiamo le stragi della Statale 106- . Abbiamo organizzato una protesta silenziosa per denunciare la pericolosità della statale 106, inserita tra le dieci arterie più pericolose d'Italia, tristemente conosciuta come la strada della morte.
La nostra protesta, la nostra rabbia è rivolta contro il governo, che ha tagliato i finanziamenti, per la messa in sicurezza del tratto della 106 tra Soverato e Guardavalle, contro la classe politica calabrese da sempre latitante, lontana dai problemi drammatici delle popolazioni del Basso jonio soveratese, contro l'Anas responsabile di questi ritardi, contro i sindaci e le amministrazioni locali che non hanno sentito in tutti questi anni, il dovere morale e civile di attuare clamorose proteste, come le eventuali dimissioni dagli incarichi istituzionali. Inoltre la nostra iniziativa vuole essere un sostegno alle lotte continue portate avanti da Franco Nisticò coordinatore del comitato di lotta per la 106 e la ferrovia jonica. Con la nostra marcia silenziosa, abbiamo voluto esprimere la nostra solidarietà alle famigli delle vittime della Statale 106. Una strada che il giorno di Natale e Capodanno si è macchiata di sangue d' innocenti, con diversi incidenti mortali a Badolato, Catanzaro Lido, Rossano e Reggio". Sono state queste le motivazioni di centinaia di giovani di Badolato e del comprensorio, che sono scesi in strada per dire basta alle numerose tragedie che hanno portato dolore e lutti nelle famiglie. I giovani, la gente comune, anziani, studenti, forze politiche, amministratori locali e commercianti, dopo il concentramento in piazza Tropeano, hanno invaso la 106, percorrendo il centro abitato, causando il rallentamento del traffico in direzione di Catanzaro e Reggio Calabria. Moltissimi automobilisti hanno fermato spontaneamente le loro macchine condividendo la protesta dei giovani.
Alla manifestazione, hanno partecipato numerosi familiari delle vittime della 106, che ancora portano il lutto e il dolore per la perdita dei loro cari. « Sono qui, ci ha precisato un giovane, per onorare la morte di mio padre, rimasto vittima di un incidente stradale alla periferia di Badolato, dove nello stesso tratto il giorno di Natale, hanno perso la vita una ragazza di Badolato di 23 anni, e una pensionata di 68 anni di Isca, rimaste schiacciate nelle lamiere contorte della loro auto. Anche quest'ennesima tragedia peserà sulla coscienza di chi è responsabile di queste stragi. Accanto ai giovani ho gridato tutta la mia rabbia, il mio dolore».
Anche un giovane, professionista che lavora a Milano,Franco Leto esprime i tutta la sua rabbia. La manifestazione si è conclusa con l'intervento di Nisticò, che ha avuto parole di elogio per l'iniziativa del comitato dei giovani, che hanno dato uno schiaffo morale al governo nazionale e alla classe politica calabrese.
«Voi, ha detto tra l'altro Nisticò, siete il presente, il futuro e la speranza della Calabria. Adesso basta, siamo al limite della sopportazione, questa pentola a pressione di questo martoriato territorio può scoppiare da un momento all'altro, creando forti tensioni che possono mettere a rischio l'ordine pubblico. Se la situazione non cambierà, allora sarà rivolta popolare».

Franco Laganà, Il Quotidiano, giovedì 5 gennaio 2006
(gilbotulino 7-1-2006)

 
Un ex «paese fantasma» della Calabria è diventato sinonimo di architettura sociale e di accoglienza dei rifugiati politici
Badolato, la perla dell'Onu rinata grazie ai profughi curdi
Ma oggi manca il lavoro, e gli immigrati se ne vanno

LE ORIGINI
Il borgo, che risale alla prima metà del X secolo, sorge su una collina a 30 chilometri da Catanzaro

DAL NOSTRO INVIATO
BADOLATO (Catanzaro) - «Vino locale a 1,90 euro, prenotarsi». L' avviso esposto sulla vetrina è bilingue, italiano e turco, incollato a un festone rosso che è l' unico segno del Natale appena passato. L' insegna a metà della via Nazionale è ancora «Alimentari Lucia», ma a gestire il negozio sulla strada che collega il vecchio borgo alla marina c' è il rifugiato politico Nurettin con la sua famiglia, gli Ilkaya di Samli, 39.000 abitanti nel Kurdistan del Nord.
   Cominciò tutto con l' arrivo dell' Ararat. A bordo, tra quegli 836 disperati, c' era anche Nurettin, che per ore viaggiò aggrappato al comignolo della nave, sulla quale non c' era posto per uno spillo e per una speranza. Era il 27 dicembre del 1997, una vita e otto anni fa. Badolato è un gioiello nascosto e fragile che viene glorificato proprio mentre rischia di scomparire, un' altra volta, una costante nella sua storia. Per questo piccolo paese medievale abbarbicato a una collina distante pochi chilometri dalla costa jonica, la candidatura ai World habitat awards 2006, il concorso annuale assegnato dall' inglese Building and Social Housing foundation e patrocinato dall' Onu, che sceglie il miglior esempio di architettura «sociale», è il riconoscimento a quella dimostrazione di accoglienza e solidarietà che oltre ai profughi dell' Ararat salvò anche un borgo ormai disabitato. Nelle guide turistiche figurava da anni alla voce «paesi fantasma». Quando sbarcarono uomini e donne in fuga dal Kurdistan turco, contava soltanto 350 abitanti sparsi per un migliaio di case, la maggior parte abbandonate e in rovina. Prima c' era stata l' alluvione del 1951. Gli sfollati vennero spostati nei palazzoni sul litorale; negli anni Settanta la disoccupazione fece il resto. Lassù non c' era rimasto nessuno.
   Con l' arrivo dei profughi, al sindaco di allora, Gerardo Mannello, venne un' idea. Chiese ai suoi cittadini la disponibilità delle case abbandonate. Furono consegnate ottanta chiavi. Tredici famiglie curde decisero di restare. Se ne prese cura il Cir, Centro italiano per i rifugiati. Presto ne arrivarono altre, da altre nazioni. Prima cento, poi quattrocento rifugiati politici. Curdi, ma anche etiopi ed eritrei, bengalesi e pakistani. Badolato superiore tornò a rianimarsi. Il Cir aprì un centro di accoglienza, proprio accanto al monastero in cima al paese. Il 21 marzo a Badolato ci fu la prima festa dopo tanto tempo, per celebrare Newroz, il capodanno curdo. I ragazzi del posto attraversarono il grande fuoco acceso nella piazza principale, come voleva la tradizione degli «ospiti».
   Da allora un punto sperduto nella Calabria è diventato sinonimo di accoglienza tra i rifugiati politici di tutta Europa. Stretto tra le montagne e la costa jonica, Badolato è un crocevia di storie, di gente che arriva, ma è costretta a ripartire. L' ingresso nella cinquina finale da cui spunterà il progetto vincitore che sarà premiato da Kofi Annan, arriva infatti nel mezzo di un altro esodo. Questa volta non se ne stanno andando i calabresi, ma i loro ospiti, i rifugiati che hanno ottenuto l' asilo umanitario. Accomunati dallo stesso destino degli italiani che li hanno preceduti, il lavoro che in quest' area proprio non c' è. Diretti verso gli stessi posti, Svizzera e Germania, a lavorare come muratori e operai stagionali. Emigranti stranieri che ripercorrono passi e destino degli emigranti italiani.
   «Le famiglie tendono a rimanere. I giovani se ne vanno quasi tutti. Manca il lavoro, e quello che c' è è male organizzato». Quando arrivò l' Ararat, Daniela Trapasso era a Badolato per le feste. Lavorava a Roma in un ufficio di gestione condominiale. Si finse crocerossina per entrare nella scuola dov' erano accolti i profughi. In un certo senso, non ne è più uscita. Non ricorda bene se fu lei a chiamare il Cir o viceversa, ma conta quello che fecero e fanno ancora insieme. «Abbiamo aperto il centro, e ci occupiamo di tutti i rifugiati che arrivano, cercando loro una sistemazione e una prospettiva di vita». La prima è garantita, la seconda non sempre. Dice Daniela Trapasso: «Servirebbero più investimenti, e so bene che questo non riguarda soltanto i miei profughi, ma tutta la Calabria. Se per integrazione intendiamo la convivenza pacifica, è riuscita, lo si vede da un insieme di piccoli gesti quotidiani». Qualche giorno fa, racconta, tutto il paese si è mobilitato per cercare Sami, un bimbo etiope che non era tornato a casa. E dopo, tutti i vecchi erano all' uscio con le caramelle in mano per festeggiare il bambino ritrovato. «Ma se per integrazione intendiamo anche un processo di indipendenza economica, allora proprio non ci siamo».
   Taddesse e Tefra sono due ventenni etiopi scappati dal loro Paese nel 2003. Sul corpo hanno cicatrici di filo spinato, ricordo della guerra civile. Dopo i Cpt di Lampedusa e Crotone si sono stabiliti qui. Non se ne vanno, tra poco avranno una casa tutta per loro. «Stiamo bene, ma lavoriamo quando possiamo. Sempre meno». Di mestiere, raccolgono verdura nei campi. Ma dall' estate scorsa hanno cominciato a soffrire della concorrenza dei ragazzi calabresi. In quest' area della provincia di Catanzaro la disoccupazione raggiunge picchi del 35 per cento, ben superiore alla media calabrese, che è tra le più alte d' Europa. Badolato è diventato un posto di transito. Nel ' 99 e 2000 era arrivata a ospitare anche 380 persone. Adesso ce ne sono una quarantina, «molti meno degli altri anni», ammette Daniela Trapasso. Restano le madri e i bambini, gli altri vanno a cercare lavoro, e tornano per le feste, quando il paese riprende vita, grazie a loro e ai turisti stranieri che hanno scoperto questo angolo bellissimo di Calabria. Anche così, la sede locale del Cir rimane il punto di riferimento per i rifugiati politici che sbarcano sulle nostre coste, lasciano qui la famiglia e si dirigono nel resto del continente. Curioso paradosso per l' Italia, unico Paese europeo a non avere una legge sull' asilo politico.
   Ma la rinascita di Badolato doveva essere altro, doveva essere la realizzazione di un' utopia. Nel 1999 aprì un ristorante, e un negozio di ceramica, i figli dei profughi frequentavano le scuole italiane e legavano con i loro coetanei italiani, per comunicare gli adulti avevano creato una specie di esperanto calabro-curdo-etiope. Il progetto dell' amministrazione locale e del Cir di trasformare il vecchio borgo in una specie di paese-albergo, ristrutturando le vecchie case, va comunque avanti. L' attuale sindaco Andrea Menniti ha appena consegnato otto abitazioni rimesse a nuovo. Quel che comincia a scarseggiare sono gli inquilini. Il ristorante e il negozio di ceramiche intanto hanno chiuso. Come simbolo dell' utopia rimane il negozio di alimentari, giù in marina, rilevato dalla famiglia di Nurettin, dove adesso stanno facendo la fila antiche signore calabresi vestite in nero e bimbi etiopi con felpe finto americane. Lui si guarda intorno, con fare rassegnato: «C' è tanta buona gente, qui. Ma anche tanta povertà, troppa».
   Allo Snack Bar del Fosso, nella piazza principale accanto alla fermata dell' autobus, i badolatesi si contano: «Siamo tornati a essere 400, galline comprese», dice l' operaio Antonio Afflitto. «C' è stato un momento magico in cui grazie agli ospiti era tornata la vita. Adesso sono costretti ad andarsene anche i rifugiati». Non aggiunge altro. Al tavolo i vecchi che giocano a carte fanno cenni di approvazione. Loro questa storia calabrese vecchia ma sempre nuova la conoscono bene.

Marco Imarisio, Corriere della Sera,  mercoledì 4 gennaio 2006
(gilbotulino 7-1-2006)

 
Manifestazione oggi a Badolato per l'ammodernamento della Ss106

Il Comitato giovani di Badolato, invita per oggi alle 18 in piazza Tropeano tutti i cittadini di buona volontà a scendere in piazza e manifestare insieme a sostegno della protesta promossa da Franco Nistico del Comitato di lotta per l'ammodernamento della statale 106 e della ferrovia jonica.«Contro questa mentalità rinunciataria e lassista, contro la totale mancanza di espressione di coscienza partecipativa atta a risolvere i problemi di Badolato e del nostro comprensorio si legge nella nota stampa del comitato - noi giovani che viviamo lontani vogliamo esprimere con una marcia libera... a sostegno della protesta continua di Franco Nisticò a favore dell'ammodernamento della SS 106 e contro la soppressione della linea jonica delle ferrovie dello Stato» Inoltre il Comitato giovani di Badolato «Condanna la cultura rinunciataria che si sta impadronendo della popolazione che subisce in silenzio una problematica situazione che sta depauperando Badolato di ogni ricchezza economica e sociale»
 

Il Quotidiano, martedì 3 gennaio 2006
(gilbotulino 7-1-2006)

 
Giuseppe Leuzzi spiega le ragioni dell'assenza in aula del suo gruppo consiliare
 «È stata una forma di protesta pacifica»

Durante l'ultimo consiglio comunale, riunitosi nei giorni scorsi per discutere sull'assestamento di bilancio, erano assenti i tre consiglieri facenti parte del gruppo indipendente "Badolato sviluppo": Giuseppe Leuzzi, Giuseppe Carnara e Raffaele Lanciano.
Il gruppo in questione faceva precedentemente parte della coalizione Arcobaleno dalla quale, due mesi fa, dopo la nomina della giunta Menniti quater, si era distaccato non condividendone la condotta.
Per conoscere la posizione dei tre consiglieri nei confronti dell'attuale amministrazione, abbiamo incontrato il capogruppo Giuseppe Leuzzi, il quale ha dato una risposta ufficiale all'assenza del suo gruppo all'ultimo consiglio.
"Noi non abbiamo partecipato ai lavori dell'ultimo consiglio - ha affermato Leuzzi- per una forma di protesta pacifica. In precedenza ci siamo dissociati da questa maggioranza di cui facevamo parte e nella quale non ci riconosciamo più. La stessa maggioranza, una volta usciti noi di scena e formato il gruppo indipendente "Badolato sviluppo", non ha più il consenso popolare per poter amministrare questo paese. Quindi, come atto di protesta formale, non ci siamo presentati alla scorsa seduta".
In una precedente intervista il suo gruppo aveva dichiarato che avreste al più presto chiesto le dimissioni di questa maggioranza. Qual è al momento la vostra posizione?
"Purtroppo, stiamo ancora notando che molte cose non funzionano qui a Badolato. Quest'amministrazione non riesce a dare ai cittadini le adeguate risposte e non sta rispettando l'originario programma della coalizione Arcobaleno, coalizione che ormai non esiste più. Noi vogliamo attendere ancora prima di fare un passo così importante, in quanto siamo andati insieme all'attuale amministrazione alle elezioni e non vogliamo essere fautori di distruzione. Diamo ancora un po' di tempo, un tempo minimo per vedere se riusciamo a notare qualche azione costruttiva da parte degli amministratori. Se questo non dovesse accadere, entro pochi mesi ci uniremo a gran voce con la minoranza per chiedere le dimissioni del Sindaco e di questa amministrazione che è diventata incompatibile con Badolato".

Sara Dominijanni, Il Domani,  mercoledì 4 gennaio 2006
(gilbotulino 7-1-2006)

 
Badolato. L'iniziativa promossa dal circolo culturale "Nicola Caporale"
In chiesa il recital di Otello Profazio

Il noto cantautore calabrese Otello Profazio, è stato il protagonista del recital "Gesù Giuseppe e Maria".
La manifestazione, che si è svolta nell'artistica chiesa di S. Domenico nel borgo antico, è stata organizzata dal Circolo culturale "Nicola Caporale", in preparazione della ricorrenza del centenario dalla nascita dell'artista badolatese. La serata, che ha visto un folto pubblico proveniente dai comprensori di Soverato e Chiaravalle, è stata presentata dalla professoressa Concetta Gallelli, che nella sua introduzione ha tracciato dal libro di Caporale "Il mio paese", gli aspetti artistici, culturali, sociali e poetici. Prima di dare voce alla chitarra di Profazio, per ricordare Caporale, sono intervenuti: lo storico Ulderico Nisticò, che ha apprezzato l'iniziativa, che ha voluto omaggiare, un poeta di alto spessore culturale; Vincenzo Squillacioti, direttore del periodico "La Radice", con ampi cenni storici ha valorizzato la Chiesa del Rosario, che necessità interventi urgenti di ristrutturazione per evitare i rischi di crolli e l'abbandono; il professore Antonio Fiorenza, nel ricordare Caporale, educatore e giornalista, ha tracciato il significato religioso della manifestazione; il parroco, don Vincenzo Gallelli, si è soffermato sul valore religioso del S. Natale e sulla maestosità del presepe, realizzato dai giovani della confraternita, ricordando la sua storia. Inoltre ha ricordato l'amore di Caporale verso il borgo antico; il pittore Piero Larosa, ha illustrato dal punto di vista artistico il calendario realizzato dal Circolo Culturale, dove per ogni mese vengono riportati alcuni dell'artista, che rappresentano una piazza o gli angoli più suggestivi del centro storico di Badolato. Da registrare anche l'intervento del giornalista del Corriere della Sera, Ottavio Rossani, che si è detto felicissimo di assistere ad un evento culturale che va nella direzione di valorizzare i centri storici che rischiano di morire. I saluti dell'amministrazione comunale, sono stati portati dall'assessore, Nicola Criniti, Prima di dare inizio al recital, Profazio ha spiegato il tema del suo concerto. «Un percorso non solo religioso, ha detto Prefazio, ma anche musicale e culturale sui temi della Natività.
Tutti i borghi, devono continuare a vivere anche con queste manifestazioni che racchiudono le radici storiche, valori e tradizioni ricchi di significato». Dopo l'applaudito recital, i numerosi spettatori, hanno potuto degustare i dolci tipici badolatesi: U Cunpettu, L'Alaci, A Pignolata,, U Mastazzolo e Vino Cottu.

f.l., Il Quotidiano, giovedì 5 gennaio 2006
(gilbotulino 7-1-2006)

 

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