Gil Botulino

The German Observer
dal 2001

responsabile: Pasquale Andreacchio - e-mail: info@gilbotulino.it - web: http://www.gilbotulino.it/

Clicca a destra per tutte le notizie di Gennaio 2006

venerdì 20 Gennaio 2006

Gli avvocati Migali e Nunnari presentano istanza al gip e alla Procura
Chiesto il dissequestro del porto
«Venuti meno i presupposti per mantenere i sigilli»

È tempo di dissequestro per il porto di Badolato? Secondo gli avvocati Armodio Migali e Titti Nunnari, senz'altro. La richiesta è stata presentata al gip e alla Procura della Repubblica, reiterata a distanza di diversi mesi dall'ultimo tentativo non riuscito con il Tribunale del Riesame. A detta dei due legali, oggi, non esistono più ragioni valide perché vengano mantenuti alla struttura "Le bocche di Gallipari" i sigilli imposti nell'agosto del 2004. Tre, sostanzialmente, le linee intorno alle quali si è strutturata la richiesta di dissequestro: il nulla osta paesaggistico, l'intervenuta domanda in sanatoria e l'integrazione della concessione demaniale. Sul terzo punto, in particolare, si concentra l'attenzione dei ricorrenti, dal momento che alla Salteg, società titolare dei lavori di realizzazione del porto, all'epoca dell'inchiesta condotta dalla guardia di finanza, fu contestata l'inesistenza della concessione demaniale per l'avvenuta occupazione del suolo pubblico. In realtà, scrivono oggi gli avvocati Nunnari e Migali ­ nel dicembre 2005 si è svolta un'apposita conferenza dei servizi, nella quale la Regione Calabria ha dato parere favorevole al progetto di variante e alla conseguente integrazione della concessione rilasciata in precedenza. Un atto importante, a detta dei legali, che unito all'ottenimento del nulla osta paesaggistico (negato dalla Provincia ma per il quale pende un ricorso al Tar), e alla domanda di sanatoria ambientale, consente di poter affermare che sono venuti meno i presupposti per il mantenimento del provvedimento di sequestro. "Anche perché ­ conclude il ricorso ­ l'avvenuta sanatoria delle difformità dal punto di vista paesaggistico ambientale, fa venire men,o nel contempo, il pericolo di reiterazione degli altri reati contestati". Alla luce di tali convinzioni, dunque, è stata presentata una nuova istanza di dissequestro, rispetto alla quale si attende la decisione della Procura oppure del giudice delle indagini preliminari. Entrambi, infatti, sono titolati a decidere e entrambi, già nei prossimi giorni, potrebbero mettere fine al sequestro del porto.

c.s., Il Quotidiano, venerdì 20 gennaio 2006
(gilbotulino.it 20-1-2006)

 
Iniziano domenica gli eventi dedicati all'illustre scrittore
Un percorso culturale in onore di Caporale

 

Sara Dominijanni, Il Domani, venerdì 20 gennaio 2006
(gilbotulino.it 20-1-2006)

 
Ko Pandosia e Cosenza. La Meta Due Badolato supera Terranova
Pallamano serie B/F. Lamezia e Caulonia, il dominio continua

Nel segno del pronostico più scontato la Lib. Lamezia domina il Pandosia Castrolibero facendo valere i diritti di una maggiore classe. Applausi anche per l'Aspak Caulonia che si impone a Cosenza con un risultato che non lascia scampo alle padrone di casa e tiene la scia della battistrada Lamezia. Gara emozionante e spettacolare tra Meta Due Badolato e Girls Terranova, chiusa con il successo delle ragazze catanzaresi. La Lib. Lamezia di mister Torchia non conosce ostacoli. Domenica ha ottenuto la quinta vittoria consecutiva contro un incompleto Castrolibero. Un'altra grande prestazione delle lamettine che si confermano meritevoli di occupare il primo posto in classifica. Del Pandosia ci si aspettava qualcosa di più, ma le ospiti hanno fatto vedere ben poco. Il Caulonia in formazione rimaneggiata coglie tre preziosi punti ai danni del Cus Cosenza allenato da Alessandro Porco. Le reggine si sono dimostrate compatte e sin dall' inizio hanno messo in difficoltà le universitarie. Nel finale, il Caulonia ha rallentato un po' ma si è limitato a controllare.
   Il Meta Due Badolato dopo una gara al cardiopalmo sconfigge la Girls Terranova, dimostrando di avere un buon gruppo e di poter puntare a un campionato da protagonista. La formazione cosentina non ha gestito bene alcuni palloni e in difesa non è stata impeccabile, mentre il Badolato ha mostrato una buona difesa, attuando dei veloci contropiede che alla fine hanno pesato in modo determinante.

Francesco Cassiano, Il Quotidiano, venerdì 20 gennaio 2006
(gilbotulino.it 20-1-2006)

 
Soverato Franco Nisticò attiva il suo Coordinamento per manifestare contro l'inerzia dei politici
Per la Ss 106 tutti in piazza
La "strada della morte" al centro del dibattito cittadino

Sott'accusa il sistema della viabilità, riguardante la strada statale 106 ionica, con particolare riferimento al tratto Squillace Lido - Caulonia. L'arteria, meglio conosciuta come "strada della morte", a causa delle molteplici vittime che quotidianamente macina, da tempo è al centro delle polemiche per le sue caratteristiche, attualmente, per nulla adeguate ai criteri di sicurezza. Le infrastrutture, da sempre, rappresentano il fulcro dello sviluppo del territorio. A maggior ragione, le strade, la strada ferrata, i porti servono da cerniera all'incremento logistico ed infrastrutturale del territorio. In sostanza, senza vie di comunicazione adeguate, non si arriva da nessuna parte, né tanto meno, si può parlare di sviluppo locale... senza tralasciare tutti i rischi che derivano da una strada poco sicura, obsoleta che, purtroppo, assume ancora oggi le sembianze arcaiche di un sentiero sterrato, nutrito di croci e fiori. Per cercare di dare una sterzata definitiva ai tanti problemi che ruotano attorno l'universo "106", scende in campo Franco Nisticò, presidente del "Comitato di lotta per la Ionica", il quale si è reso artefice, nel tempo, di una molteplicità di iniziative e manifestazioni, volte alla sensibilizzazione dei rappresentanti politici ad assumere seri provvedimenti e prese di posizione che andassero nella direzione di dare maggiore visibilità al territorio del basso Ionio soveratese. L'ultima proposta, in ordine temporale, giunge da una Conferenza dei servizi, convocata alla presenza di tutti i sindaci del comprensorio e riguarda l'istituzione di un Coordinamento dei 27 Comuni, in modo da monitorare costantemente il contesto infrastrutturale locale. «I tagli di spesa, previsti dall'ultima Finanziaria - esclama Nisticò - riguardanti gli interventi di messa in sicurezza della Statale 106 Ionica, sono l'ennesima dimostrazione di incapacità dei rappresentanti politici locali. Il Coordinamento, deve servire a scuotere dal cronico torpore il viceministro alle Infrastrutture, Mario Tassone, in maniera tale da risolvere l'annoso problema, adoperandosi seriamente a proporre interventi strutturali mirati alla messa in sicurezza del maxilotto che va da Squillace Lido a Paulonia, considerato il più pericoloso a livello nazionale». «Siamo stanchi di essere considerati sempre ultimi - tuona Nisticò - desideriamo ottenere la giusta attenzione che meritiamo, anche perché, il miglioramento e la messa in sicurezza della strada, costituiscono per i giovani uno spiraglio positivo per bloccare l'emorragia dell'immigrazione. Finora, abbiamo ricevuto solo delusione da tutti i parlamentari calabresi, i quali non sono stati in grado di affermarsi in modo deciso per lo sviluppo infrastrutturale del territorio. Il Coordinamento, avrà l'arduo compito di effettuare una sorta di forum, attraverso il quale, tutti i primi cittadini, possano mettere a fuoco la precaria situazione, ed attraverso un'analisi approfondita, redigere una scala di valori sulla quale pretendere la massima attenzione sui problemi prioritari da risolvere. Se non ci saranno i risultati sperati, nel breve periodo, non ci fermeremo nella battaglia ed annunciamo una rivolta popolare con i conseguenti rischi per l'ordine pubblico». Un monito per tutti: politici, amministratori, cittadini; ma anche un invito a tenere alta la guardia perché i diritti della gente meridionale vengano rispettati.

Cesare Barone, Gazzetta del Sud, venerdì 20 gennaio 2006
(gilbotulino.it 20-1-2006)

 
Il clan Gallace-Novella alla sbarra, pressing per trasferire il processo a Roma

La questione della competenza territoriale tiene banco nell'udienza a carico di 46 presunti affiliati al clan Gallace-Novella di Guardavalle. Catanzaro o Roma? È stato questo il leit motiv della mattinata trascorsa nell'aula al piano terra del nuovo palazzo di giustizia del capoluogo. Da una parte gli avvocati difensori (per primo Francesco Loiacono e, a seguire, molti altri tra cui Salvatore Staiano, Peppe Fonte, Nunzio Raimondi), convinti che la Capitale sia la sede più opportuna per fare andare avanti il procedimento giudiziario, e dall'altra il pubblico ministero Gerardo Dominijanni, che ha ribadito la legittimità di due indagini parallele, portate avanti da due diverse Direzioni distrettuali antimafia, e sfociate in due operazioni diverse, per quanto effettuate lo stesso giorno. In quell'ormai famosa notte tra il 21 e il 22 settembre del 2004, infatti, presero forma contemporaneamente in Calabria l'operazione "Mithos" e in Lazio la sorella gemella "Appia". Molti presunti affiliati alla cosca Gallace-Novella di Guardavalle furono coinvolti in entrambe le inchieste, accusati di avere fatto parte di due associazioni d stampo mafioso, una avente sede nel Basso Ionio soveratese e l'altra sul litorale laziale, tra Anzio e Nettuno. Secondo gli avvocati, tutto ciò era frutto di un'interpretazione distorta dei fatti, dal momento che quelle persone, al massimo, avrebbero fatto parte di un unico sodalizio che avrebbe agito in entrambe le regioni. Forti di tale convinzione, i difensori hanno già proposto le eccezioni relative a tale punto, al giudice dell'udienza preliminare che le ha rigettate in toto. Non contenti, però, e forti di alcune pronunce della Cassazione intervenute da settembre ad oggi, ieri hanno riproposto una raffica di questioni, sulle quali il collegio presieduto dal giudice Maria Teresa Carè (a latere Camillo Falvo e Antonio Battaglia) si è riservato di decidere, rinviando l'udienza per sciogliere tale nodo al prossimo 2 febbraio. In quella circostanza, dunque, si saprà se il processo ai presunti affiliati ad uno dei clan più pericolosi della provincia catanzarese è destinato a proseguire. L'udienza, infatti, potrebbe anche essere interrotta prima di cominciare se i giudici accoglieranno le questioni di competenza, rinviando tutto a Roma. Laddove, al contrario, verrà ritenuto che Catanzaro è la sede idonea per portare avanti il processo, il collegio sarà chiamato a pronunciarsi su un'altra importante questione avanzata dal sostituto procuratore Dominijanni, il quale ha chiesto la sospensione dei termini di custodia cautelare per tutti gli imputati che, attualmente, sono sottoposti a misure restrittive.

Chiara Spagnolo, Il Quotidiano, venerdì 20 gennaio 2006
(gilbotulino.it 20-1-2006)

 
Così la 'ndrangheta entrò nella fiction Gente di Mare

Era brava, affidabile, la migliore sulla piazza. Sul set era capace di risolvere ogni problema, piccolo a grande che fosse. Durante le riprese la signora Tiziana Primozich non poteva passare inosservata alta, rossa e bella com'era. Un punto di riferimento importante per l'intero staff. Tanto più, viste le difficoltà di una fiction complessa come "Gente di mare". La Palomar l'ha realizzata nel 2005 per la Rai, girando in Calabria a Tropea, Bagnara e Scilla. Un successo, con ascolti da record. La manager era una in gamba, assunta sul campo.
   Un'esperta del settore, che aveva già lavorato con produzioni importanti. A lei nessuno negava la propria collaborazione, forse perché tutti sapevano che era "molto amica" di don Ciccio Mancuso, il capo del clan di Limbadi che governa gran parte del vibonese. Una donna giovane e avvenente che la polizia nei suoi rapporti indica "come legata sentimentalmente al boss".
   La signora Primozich non sapeva di essere ascoltata dagli uomini di Rodolfo Ruperti, capo della Squadra mobile di Vibo Valentia, e nella macchina, che aveva trasformato in un vero e proprio ufficio volante, continuava a parlare d'affari.
   Parlava degli affari di "Ciccio", ai quali erano interessati anche gli inquirenti che stavano indagando su un mega progetto turistico, che coinvolge alcuni colletti bianchi e una decina di Comuni della costa. Ma parlava anche da "manager production" della Palomar di tutte le questioni del film. Così, sul tavolo del Pm della Dda di Catanzaro Marisa Manzini, che si sta occupando del processo "Dinasty", contro i capi dellla famiglia Mancuso, sono finite le intercettazioni nelle quali la Primozich parlava di "Gente di mare".
   La manager si occupava di tutto per la produzione della fiction: sceglieva gli alberghi per far alloggiare tecnici e attori, si prodigava per trovare le ville nelle quali ambientare le scene da girare negli interni e aveva voce in capitolo sulle comparse e forniture. Insomma una professionista efficiente a tutto tondo.
   A proposito degli alberghi nei quali sistemare la troupe, in un'intercettazione, nell'estate del 2004 la donna dice: "Io ero orientata sul Blu Paradise di Zambrone... che è di Nicola Comerci, il delfino dei Piromalli a Gioia Tauro... che è un tipo un po' rozzo... però ha un bellissimo villaggio sul mare a fianco al porto di Tropea. Questa mi sembrava la soluzione più logica che io posso tenere sotto controllo... perché mi adora (disturbo linea) di Ciccio... e di conseguenza non in virtù di un utile... cioè trenta euro a testa".
   Quelli di "Gente di mare" non erano solo ospiti di alberghi e villaggi di proprietà di persone ritenute dagli investigatori "amici" di Ciccio Mancuso: nelle case degli amici ci andavano anche a fare le riprese. Come quando fu visitata la casa dei La Rosa, la cosca di Tropea, che le indagini della Dda collocano come vicina ai Mancuso. I colloqui registrati rivelano anche che la Primozich si è adoperata per recuperare alcune comparse da utilizzare nella fiction.
   Tra i tanti, Gaetano Comito, "compare" di Ciccio Mancuso, anch'esso imputato nel processo "Dinasty". Comito nella fiction era stato scelto per fare la parte dello scafista, un ruolo che aveva recitato da bravo attore. Gaetano è anche fratello di Agostino Comito, arrestato per pochi giorni, nel giugno 2005, assieme a Lorenzo Crespi (vero nome Lorenzo Leopizzi), protagonista di "Gente di mare" nel ruolo di un ufficiale della Guardia costiera. I due assieme ad un amico romano sono finiti in manette con l'accusa di aver fatto a botte con alcuni camionisti a Villa San Giovanni, nei pressi degli imbarchi per Messina.
   I tre, secondo quanto riferito dagli stessi, erano intervenuti in difesa di Tiziana Primozich che era stata molestata. Il camionista, finito in ospedale, per la difesa, aveva fatto ricorso alle cure mediche non perché fosse stato malmenato, ma perché si era fatto male inciampando su una sedia mentre si dava alla fuga. Una storia finita in tribunale, dove i tre erano difesi dall'avvocato Antonio Porcelli, difensore di Ciccio Mancuso nel processo Dinasty.
   Al momento, tra le carte della Dda di Catanzaro non risultano fatti penalmente rilevanti che riguardino la fiction, né il coinvolgimento ad alcun titolo della Palomar, anche se gli inquirenti stanno ancora spulciando le intercettazioni coperte da segreto istruttorio.
   La Palomar ieri ha detto di essere pronta a fornire il massimo della collaborazione alle forze dell'ordine, qualora dagli approfondimenti emergesse qualcosa di penalmente rilevante. Spiegano: "L'individuazione e la scelta di location è stata determinata da criteri artistici mentre la scelta degli alloggi per la troupe è stata improntata alla comodità logistica e alla convenienza economica. Il lavoro per la realizzazione della fiction si è dunque svolto nella più assoluta normalità". Le indagini continuano e la procura ha chiesto l'acquisizione di nuovo materiale e l'audizione di Tiziana Primozich.

 

La Repubblica, venerdì 20 gennaio 2006
(gilbotulino.it 20-1-2006)

Nella foto: I protagonisti della fiction Gente di Mare

 

Hit counter