"Badolato Sviluppo" chiede il parere del
Segretario Comunale
La delibera che ha potenziato l'Ufficio tecnico comunale è
legittima?
Badolato
Sviluppo" chiederà il parere di legittimità sulla delibera di
Giunta (n. 12 del 18 gennaio 2006)che
ha potenziato l'Ufficio tecnico del Comune conferendo l'incarico
ad un professionista esterno, l'ing. Antonio Cunsolo. Lo
anticipa a Gilbotulino il consigliere Carnara (Cosi grossi!
dice), ma suggerisce di rivolgersi al capogruppo.
Un attacco all'ing.
Cunsolo, ai Ds di cui l'ing. Cunsolo è dirigente o alla
maggioranza?
«Non c'è nessuna preclusione verso l'ing. Cunsolo -precisa il
capogruppo Pepè Leuzzi- ma soltanto una presa di posizione
politica, per fare chiarezza su una questione che è sulla bocca
di tutti. Nessun attacco alla maggioranza né, tantomeno, al
tecnico incaricato. Voglio ricordare che già altri consiglieri
di maggioranza hanno chiesto pareri di legittimità».
Mi
sembra che voi avete sempre chiesto il potenziamento
dell'Ufficio tecnico, avete cambiato idea?
«No! -dice Leuzzi-
non siamo stati noi a cambiare idea, piuttosto sono stati i Ds a
cambiare idea. Infatti, quando lo chiedevamo noi, i Ds
opponevano un netto rifiuto perché, a loro dire, i tecnici in
dotazione al Comune erano più che sufficienti».
Perché proprio ora, a
distanza di più di un mese dall'approvazione, questo documento?
«Volevamo riflettere -dice Leuzzi- fare una attenta riflessione
politica. Oggi, non possiamo tacere, perché anche noi di "Badolato
Sviluppo" veniamo chiamati in causa da lettere anonime, che sono
di pubblico dominio, che circolano liberamente in uffici e in
locali pubblici. Intendiamo respingere fermamente le critiche
infondate e diffamatorie mosse nei nostri confronti».
Posso avere il testo per
pubblicarlo su gilbotulino?
«Abbiamo scritto -dice
Leuzzi- una lettera aperta al Sindaco e al Segretario comunale,
che renderemo pubblica domani. Gilbotulino, sarà il primo ad
averla: vogliamo che anche i nostri compaesani in Svizzera, che
ci hanno votato, conoscano le nostre posizioni».
Vabbò! aspettamu.
Nella foto: Pepè Leuzzi capogruppo di "Badolato
Sviluppo"
(gilbotulino.it 28-2-2006) |

L'antico borgo medievale per l'Italia al World
Habitat Award, il prestigioso premio Onu all'architettura
sociale
Badolato, l'onore dell'accoglienza calabrese
E'
di questi giorni la notizia della candidatura di Badolato, per
l'Italia, al prestigioso Wordl Habitat Award, il riconoscimento,
patrocinato dall'ONU, ala più significativa espressione di
architettura sociale.
Non finisce mai di stupire, Badolato. Nei primi anni '90 era "un
paese in vendita", come titolò un servizio dei telegiornali RAI
nazionali, quando così pose all'attenzione e alla curiosità
della nazione l'originale idea degli stessi Badolatesi di
ripopolare l'antico borgo medievale offrendo ai cittadini del
mondo l'opportunità di acquistare per modiche somme le case
spopolate dall'emigrazione e dalla vista del mare vicino, lì al
primo orizzonte. Attecchì quell'idea che sembrava balzana, da
riderci sopra. La benestante Europa del Nord raccolse l'appello
e accorse da ogni dove, dalla Svizzera specialmente. Berna in
particolare.
Da "paese in vendita" Badolato è diventato "paese
dell'accoglienza", un esempio di civiltà per tutti, tanto più
apprezzabile quanto più si vanno appannando certi valori.
Tutto ebbe inizio nell'agosto del 1997. Quando, da una carretta del
mare, misero piede sulla spiaggia della marina i primi
extracomunitari. Erano Curdi, i senza patria del Kurdistan
turco. I discendenti di quell'orda sanguinaria che per secoli
aveva seminato il terrore nelle nostre coste, depredando,
uccidendo, deportando schiavi. E inducendo a trasferire i paesi
più su, verso le montagne, in posizione non visibile dal mare.
Non arrivano più da conquistatori, non hanno gli sguardi fieri e
bellicosi di allora. Sono dimessi, miserabili, schiacciati dal
bisogno e dalle persecuzioni.
Badolato non torse il muso, non si tappò il naso, non volse
altrove lo sguardo. Neppure quando, il 26 dicembre di quello
stesso anno, sbarcarono ben più numerosi, in 836, dalla nave
Ararat. Aprì le braccia e li accolse. Mentre il resto del civile
Occidente sbuffava fastidio a ogni arrivo. Anche l'Italia.
Troppo presto dimentica che i nostri nonni avevano attraversato
gli oceani, altrettanto miserabili, se non di più, per
diventare, negli Stati Uniti, spregevoli dago, che è la
storpiatura di "they go", "se ne vanno", inteso come "se ne
devono andare". Badolato, no. Badolato i suoi casuali immigrati
li ha accolti, ospitati, vestiti, nutriti, senza mai
mortificarne la dignità. ha dato loro le case disabitate, ha
creato occasioni di lavoro, li ha intesi paesani. Arrivando a
offrire il cattolicissimo Monastero affinché, pur musulmani,
avessero un luogo dove celebrare il nuovo anno. Onore al merito.
Onore al cuore.
Quando i tentativi di produrre lavoro duraturo naufragarono,
prese campo l'idea di ristrutturare il paese per farne
un'attrattiva turistica che portasse benessere. E questo antico
borgo medievale, fatto costruire nel 1080 da Roberto il
Guiscardo e così simile ai paesi che ammiriamo da turisti in
Umbria, le potenzialità le aveva e le ha tutte. Domina, da
un'altitudine di 240 metri, la vallata del torrente Gallipari e
la costa con i casermoni in cemento armato del tradimento dei
molti Badolatesi abbagliati dal mare e trasferitisi lì. È un bel
colpo d'occhio, l'antico borgo. Avvolge il dorso di una collina,
scivolando fin giù casa dopo casa. Con certi angoli dove ancora
piacevolmente ristagna il Medioevo, le numerose chiese, i
palazzi nobiliari impreziositi dai fregi, massicci portali a
incorniciare portoni disfatti dall'incuria e dall'abbandono,
colonne con capitelli, barbacani scolpiti, panciute ringhiere in
ferro battuto, le stradine strette, ripide e avvolgenti, le case
in pietra e calce, le tegole muschiate d'antico, il selciato in
tagli di pietra di fiume infissi nel terreno. E con il mare
sullo sfondo, distante pochi chilometri di asfalto che, partendo
dalla mortale 106 e salendo in direzione delle Serre, si snoda
su un tracciato tortuoso e tra costoni brulli e rinsecchiti.
Sembrò che l'idea di aprire il paese al turismo potesse attecchire.
tanto che alcune famiglie curde disegnarono un futuro lì,
scegliendo di restare. Lo stato finanziò la ristrutturazione
delle case offerte, elargì contributi in denaro per il
sostentamento, nacquero associazioni di volontariato. I locali
si prodigarono per creare occasioni di lavoro, inserendo i nuovi
arrivati specialmente nel campo dell'edilizia e
dell'artigianato. Non bastò. L'inverno, la desolazione
dell'inverno in un paese con meno di cinquecento anime tranciò
di netto le speranze. E il progetto lentamente si arenò. Poi lo
Stato s'impegnò in altro che non poté o non volle mantenere.
Allora i Curdi dovettero andare a cercare fortuna altrove, in
Germania, in Svizzera, in Danimarca, nei paese Scandinavi.
Tuttavia, l'esempio di civile convivenza e di solidarietà
offerto al mondo dai Badolatesi è rimasto, tanto da meritarsi la
candidatura al World Habitat Award. Como sono rimasti dodici
Curdi. Mentre altri - arabi, neri d'Africa, orientali, ancora
Curdi - per sbarcare continuano a puntare con le carrette del
mare e il loro carico di miseria, dolore e speranza queste coste
amiche. Con Badolato che è ormai diventato un porto franco, un
preciso punto d'appoggio, un posto che sa di casa, un'oasi in
mezzo all'indifferenza.
Seppure il turismo non sia esploso, oggi, lungo quelle viuzze di un
altro tempo, snodano uguali passi gli Svizzeri di berna accorsi
nel "paese in vendita", i Curdi capitati per caso nel "paese
dell'accoglienza", i vacanzieri di un solo giorno per ammirare
l'antico conservato e un pezzo del nostro passato, e i locali,
anziani consumati dagli anni e antichi quanto il borgo, facce
rugose e raggrinzite, uomini ancorati per sempre alle origini,
donne che somigliano alla nostre nonne, con le lunghe saie nere
e una coroncina di capelli disposta a ovale intorno alla nuca.
Il "paese fantasma" va così via via risorgendo alla vita. E
fantasma lo sarà sempre meno. Non morirà, il vento non spazzerà
i vicoli senza incontrare l'ostacolo che sa frapporre l'uomo.
Perché lo sostengono i sentimenti e le idee.
Domenico Gangemi, Calabria News, anno III -
numero 26
(gilbotulino.it 28-2-2006) |

Il commento del senatore Nuccio Iovene (Ds) sulla
scelta dell'ex deputato di collegio di candidarsi con l'Italia
dei Valori
«Un partito non può essere in taxi»
Caustico giudizio su Soriero: «Non si possono buttare a mare
anni di lavoro e di battaglie»
«Un
partito non può essere un taxi su cui si sale e una volta giunto
a destinazione si scende, ma un luogo collettivo di decisioni,
confronto, lavoro sul territorio». Sono queste le conclusioni
tratte da Nuccio Iovene, senatore Ds, sulla scelta di
Pino Soriero di candidarsi alla Camera con l'Italia dei
Valori al fianco di Di Pietro dopo essere stato per ben tre
legislature consecutive uno dei membri di spicco dei Democratici
di sinistra. Un commento tratto da una missiva inviata a
Pasquale Andreacchio, responsabile e creatore del sito
www.gilbotulino.it, che ha messo a disposizione ad alcuni
esponenti politici il suo "gettonatissimo" spazio "on-line"
dedicato a Badolato e dintorni.
Dopo aver ringraziato e accettato l'ospitalità offerta il
diessino ha chiarito alcuni punti essenziali sul "dilemma" che
si è aperto in seno alla Quercia e che ha fatto parecchio
discutere nei giorni scorsi.
«Le candidature nei DS - ha spiegato nella lettera Iovene - sono state
decise in base ad un regolamento nazionale, previsto dallo
Statuto, che ha stabilito tra i diversi criteri di non
ricandidare i parlamentari che avevano già svolto due o più
legislature consecutive, salvo deroghe decise dalla direzione
nazionale e che hanno riguardato solo 30 dirigenti nazionali del
partito in tutta Italia. Come sai, quella appena conclusa, è
stata la mia prima legislatura mentre Pino Soriero ne ha fatte
tre consecutive (1992,1994, 1996) ed avrebbe fatto anche la
quarta, essendo stato candidato anche nel 2001, se non avessimo
perso il collegio di Soverato anche in conseguenza del clima che
portò alla sconfitta elettorale nazionale. Quindi nessuna preclusione personale nei confronti di Pino Soriero
e di una sua possibile candidatura, ma l'applicazione di un
regolamento nazionale che ha riguardato decine e decine di
compagni ai quali è stato chiesto di continuare a dare un
contributo al lavoro politico del partito in altro modo. E del
resto Pino ha ricoperto ruoli di primo piano nei DS praticamente
fino alla sua decisione di candidarsi con Di Pietro di questi
giorni. Massimo rispetto per le scelte individuali ma permettimi
di dire che questa scelta non la condivido. Non si possono
buttare a mare anni di lavoro e di battaglie, portati avanti con
ruoli sempre di primo piano, per una mancata candidatura. A
perderne in credibilità è la politica, sono i partiti, certo non
esenti da difetti ed errori, ma che devono essere criticati
quando li commettono e possibilmente corretti, non certo spinti
ad amplificarli ed esasperarli».
Rimarcata, inoltre, l'avversione verso il nuovo sistema elettorale
che, dopo ben dodici anni, ritorna la proporzionale dando, però,
alle segreterie di partito l'onere e il compito di scegliere i
rappresentanti da eleggere. Cancellati, dunque, sia il voto di
preferenza ai singoli ai singoli candidati che i collegi in cui
erano suddivise le regioni.
«La nuova, pessima, legge elettorale - ha dichiarato sull'argomento
Iovene -voluta dal centrodestra sta ottenendo i primi risultati
sperati: abolizione dei collegi e con essi di un rapporto forte
tra cittadini e loro rappresentanti, decisioni centralistiche e burocratizzate che
attraverso l'ordine di presentazione nelle liste, ed in assenza
delle preferenze, espropria i cittadini della loro possibilità
di scelta, ritorno al proporzionale con l'effetto immediato di
accentuare la "concorrenza tra vicini" invece che il confronto
tra i poli opposti. Infine si è seminata grande confusione
nell'elettorato al quale occorrerà spiegare bene come si vota:
niente preferenze, quindi, e lista DS al Senato mentre alla
Camera ci sarà la lista dell'Ulivo (che comprende DS, Margherita
e repubblicani europei). La circoscrizione elettorale inoltre,
sia per la Camera che per il Senato, sarà l'intera Calabria,
esattamente 409 Comuni».
Claudia Vellone, Il Domani,
martedì 28 febbraio 2006
(gilbotulino.it 28-2-2006)
Rifs: Gilbotulino,
News del 27 febbraio
2006 |
Giovedì a Lamezia conferenza stampa di Nuccio
Iovene e Giovanni Berlinguer
Presentazione della proposta di legge "precarie stanca"
Attualmente in Italia, quattro milioni e mezzo di
persone, giovani e anziani, offrono, sia nel settore privato che
in quello pubblico, le loro conoscenze e le loro specifiche
abilità lavorative senza diritti e senza tutela. Negli ultimi
anni, il lavoro a tempo determinato si è esteso a macchia d’olio
assumendo le fuorvianti diciture di contratto a termine,
co.co.co. e di contratto a progetto. Tutto ciò ha spogliato i
lavoratori e le lavoratrici della dignità, impedendogli di
progettare il proprio futuro. La Sinistra DS, promotrice della
raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare dal
titolo "Precariare stanca", è convinta che la lotta alla
precarietà sia fondamentale per il futuro, economico e sociale,
del nostro Paese.
Il Sen. Nuccio Iovene, l'europarlamentare dei DS Giovanni
Berlinguer presenteranno alla stampa il prossimo 2 marzo alle
ore 11.30 presso il Grand Hotel Lamezia la proposta di legge di
iniziativa popolare presentata dalla Sinistra DS e firmata tra
gli altri da Stefano Rodotà, Rita Borsellino, Don Luigi Ciotti,
Luciano Gallino, Massimo Ghini, Paul Ginzsborg e tanti esponenti
della società civile, del mondo sindacale e associativo,
economisti, parlamentari.
«Non si tratta solo di superare la legge 30 - dichiara il
Sen. Nuccio Iovene - ma si tratta di cambiare strada, di
riscrivere le "regole del gioco" e dare a tutti i lavoratori e
le lavoratrici, soprattutto in una regione come la Calabria,
quegli strumenti per la partecipazione, quei diritti e quelle
tutele che sono oggi la premessa indispensabile per un futuro
migliore.»
La raccolta di firme sulla proposta di legge di iniziativa
popolare già partita nelle scorse settimane a livello nazionale
approda oggi anche in Calabria e sarà uno dei punti centrali
della prossima campagna elettorale
(gilbotulino.it 28-2-2006) |