La giornata nazionale di prevenzione
alcologica
Assenti il sindaco di Badolato e il presidente della
Comunità Montana

Soddisfatti i padroni di casa dell'Acat medio
ionio, per la riuscita del seminario organizzato a Badolato
marina. All'incontro, introdotto e coordinato dalla dott.ssa
Teresa Carnuccio, hanno partecipato tutti gli operatori del
settore che contano nella regione Calabria, per cui lo definirei
un seminario importante.
Per i contenuti alti vi rinvio alla stampa regionale, presente al
seminario.
Un accenno di polemica, a margine, durante il buffet, che non
raccoglierei, ha riguardato l'assenza del sindaco di Badolato,
in cartellone al primo posto tra i saluti dalle autorità.
Io non me la prenderei anzi direi che è un'altra delle note
positive della giornata. Vabbe', non ha inviato nessun messaggio
di scuse e nessun sostituto ma probabilmente avrebbe voluto
farlo e sicuramente qualche motivo l'avrà avuto e, se proprio
non riesce a trovarlo da sé, lo aiuterà la giunta del "nuovo
corso". Suggerisco subito la scusa più ovvia: "Non è vero che il
sindaco non c'era! C'era il vice sindaco, seduto nel pubblico, e
c'era anche la moglie del sindaco e le amiche della moglie".
Di tutt'altro stile l'assenza di Gaetano Stagno che ha inviato un
messaggio e un sostituto: l'assessore ai servizi sociali della
comunità montana Angela Rovito. Anche di questa assenza non c'è
che da rallegrarsi: il seminario ne ha molto guadagnato in
grazia.
Il nostro assessore alle politiche sociali, Assunta Carnuccio, ha
preparato un breve saluto che ha porto a braccio e una torta al
cioccolato per il buffet finale. Ambedue, discorso e torta, sono
state molto apprezzate.
Nella foto, il tavolo dei relatori. Altre foto
nella
pagina dedicata alla giornata.
(gilbotulino.it 28-4-2006) |
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Kurt Gödel, cade oggi il centenario della
nascita del matematico filosofo
Qualche
anno fa, quando il settimanale Time scelse i protagonisti del
Novecento appena concluso, incoronò come «matematico del secolo»
Kurt Gödel: certamente il logico più grande dai tempi di
Aristotele, e forse il più grande di sempre. Se avesse voluto,
però, avrebbe anche potuto incoronarlo come «filosofo del
secolo», invece di assegnare il titolo a Ludwig Wittgenstein
(tra parentesi, un altro logico): fu infatti lo stesso Gödel a
dire, parlando dei suoi maggiori risultati matematici, che essi
discendevano direttamente dalle sue assunzioni filosofiche. E le
loro intuizioni, trasformate in teoremi dal tocco di Mida delle
mani di Gödel, riguardano naturalmente i concetti fondamentali
della filosofia: l'essere, la verità, lo spazio, il tempo...
Oggi, a cent'anni esatti dalla sua nascita, avvenuta a Brno il 28
aprile 1906 e celebrata in questi giorni con congressi in tutto
il mondo, si ha effettivamente la percezione che il lavoro di
Gödel abbia spalancato le porte di una nuova disciplina: la
moderna «matematica della filosofia», da non confondere
naturalmente con la classica «filosofia della matematica».
Un grande riferimento filosofico di Gödel è stato, non
sorprendentemente, Kant. Soprattutto quello della Critica della
ragion pura, il cui assunto principale si può riassumere dicendo
che se la ragione vuol essere completa, nel senso di poter
trattare liberamente di idee trascendentali come quelle di dio,
del mondo o dell'anima, allora deve accettare di essere
contraddittoria, nel senso che quelle idee portano ad antinomie.
Equivalentemente, se la ragione non vuol essere contraddittoria,
allora deve accettare di essere incompleta, rifiutandosi di
spingersi oltre le colonne d'Ercole della sensatezza ed evitando
di imbarcarsi in discorsi sulle idee trascendentali.
Il famoso teorema di incompletezza, che Gödel ha dimostrato nel
1931 e che lo ha reso famoso, trasporta l'impianto dell'opera di
Kant nella matematica: esso afferma, infatti, che se un sistema
matematico vuol essere completo, nel senso di poter esprimere
«formule trascendentali» come quella che dice di se stessa di
non essere dimostrabile, e di poter dimostrare tutte quelle
vere, allora deve accettare di essere contraddittorio.
Equivalentemente, se un sistema che può esprimere formule
trascendentali non vuole essere contraddittorio, allora deve
accettare di non poter dimostrare tutte quelle vere.
Ora, come nel linguaggio naturale non ci vuole molto a parlare di
dio, del mondo o dell'anima, anche se Kant ha dimostrato che non
se ne può parlare in maniera non contraddittoria, cosí nel
linguaggio matematico non ci vuole molto a trovare una formula
che dica di se stessa di non essere dimostrabile, anche se Gödel
ha dimostrato che essa è vera ma non dimostrabile. O meglio, non
ci vuole molto dopo il suo lavoro, perché prima sembrava invece
impossibile: tanto che Wittgenstein aveva dichiarato nel
Trattato che un linguaggio può solo mostrare la propria forma
logica, ma non parlarne.
Per confutare Wittgenstein e costruire la sua formula, Gödel
inventò un metodo che permette di tradurre la sintassi di un
linguaggio nell'aritmetica dei numeri. O meglio, lo prese a
prestito da Leibniz, che nella Dissertazione sull'arte
combinatoria aveva già anticipato la possibilità di associare
numeri semplici alle nozioni semplici, e numeri composti a
quelle composte: con una ingenuità, però, perché lui suggeriva
di assegnare prodotti a queste ultime, senza tener conto del
fatto che nella moltiplicazione i fattori si perdono, e diventa
impossibile ritrovarli in maniera univoca. Gödel aggirò il
problema sfruttando un teorema di Euclide secondo cui la
decomposizione in fattori primi di un numero è invece univoca, e
assegnò alle nozioni composte prodotti di numeri primi aventi
per esponenti i numeri delle componenti.
Se le limitazioni della ragione erano il punto centrale della
Logica della Critica, quello centrale della sua Estetica era la
natura dello spazio e del tempo: secondo Kant, infatti, essi non
sono caratteristiche del mondo ma del nostro modo di percepirlo,
e derivano dalla particolare struttura del nostro apparato
sensoriale e mentale. Nel suo colorito linguaggio, spazio e
tempo sono cioè degli a priori che costituiscono le forme della
nostra percezione. In particolare, né l'uno né l'altro hanno
un'esistenza oggettiva: un'idea che Gödel non condivideva, ma di
cui voleva verificare la consistenza con le teorie della fisica
contemporanea, in particolare la relatività di Einstein.
Ora, benchè la teoria speciale del 1905 avesse fatto uscire
l'assolutezza dello spazio e del tempo dalla porta, la teoria
generale del 1915 sembrava averla fatta rientrare dalla
finestra: in tutti i modelli conosciuti fino al 1949, infatti,
era possibile arrivare a una nozione di tempo assoluto mettendo
insieme i tempi relativi delle grandi masse. Ma Gödel scoprí un
modello in cui non solo non c'è un tempo assoluto, ma è
addirittura possibile fare un giro attorno all'universo e
tornare nello stesso punto dello spazio-tempo, cosí come sulla
Terra si può fare un giro attorno a un isolato e tornare nello
stesso punto dello spazio. In un mondo come questo si può andare
sempre avanti nel futuro e ritrovarsi a un certo punto nel
proprio passato: dunque, nemmeno il tempo individuale è
oggettivo.
Con questi (e molti altri) risultati Gödel ha indicato la via regia
per la rivitalizzazione della filosofia: trafugare il suo
cadavere imbalsamato dalle celle frigorifere dei manuali di
storia e dagli obitori dei dipartimenti accademici, dove esso
viene mantenuto a disposizione dei continentali per le loro
necrofile dissezioni, e rivitalizzarlo mediante iniezioni di
logica, matematica e scienza, che riportino in vita le sue
problematiche, le sue ispirazioni e le sue idee. O, più
semplicemente, smettere di preoccuparsi di cosa noi possiamo
fare per la filosofia degli antichi, e incominciare a chiedersi
cosa la filosofia possa fare per noi moderni.
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