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Porteranno i “colori” e le
“radici” della loro terra
I Marasà al Folkest 2006 in Friuli Venezia Giulia
Ospite del FOLKEST 2006 anche Vinicio
Capossela che il 6 luglio inaugurerà la manifestazione
di Ezio Alessio Gensini
Tra pochi giorni i “Marasà”
saranno impegnati in un tour errante in Friuli Venezia Giulia
con la partecipazione al Folkest 2006 (per visionare programma
completo, scaricare locandina e quant’altro: www.folkest.it).
Per il gruppo calabrese quattro serate: venerdì 7 luglio 2006 a
Sacile (PN) in Piazza del Popolo, sabato 8 luglio 2006 ad
Aquileia (UD) in Piazza Patriarcato, domenica 9 luglio 2006 a
Sedegliano (UD) in Via Roma e lunedì 10 luglio 2006 a Travesio
(PN) in Piazza XX settembre. Il 6 luglio 2006 la serata
inaugurale con Vinicio Capossela. Dal 6 luglio al 30 luglio p.v.
nelle piazze del Friuli Venezia Giulia il “Folkest 2006”
proporrà artisti di prima grandezza nel suo genere: oltre al già
citato Vinicio Capossela, tra gli i molti gruppi e solisti
presenti citerei Randy Newman, Hevia (ovvero Maria Jose e Angel
Hevia Velasco dalle Asturie), Roy Paci, Frank London, Boban
Markovic in “Il Terrone, l'Ebreo e lo Zingaro”, Moya Brennan
dall’Irlanda, Solis String Quartet , Andreas Vollenweider &
Friends (dalla Svizzera), Luigi Grechi (fratello di Francesco De
Gregari, già Targa Tenco nel 1993 con “Il bandito e il
campione”, una poetica storia di amicizia indelebile in musica,
portata poi al successo dal fratello più mediaticamente famoso)
e i “Marasà” con la sua musica, la musica della sua terra, la
musica delle sue radici, i colori e le emozioni di una Calabria
viva e genuina. Indelebile.
Conosco i “Marasà” da prima che nascessero, una disquisizione
letteraria un po’ insolita ma è la realtà. Di fatto
dall’incontro tra Domenico “Mimmo” Audino e Sergio Schiavone
nell’estate del 2002 nasce il gruppo dei “Marasà”, naturalmente
nell’ambito della riproposta e rielaborazione di musica
tradizionale calabrese. In realtà Domenico “Mimmo” Audino lo
conosco dal 1995, da quando ho iniziato a “rifugiarmi” da
Firenze nel piccolo borgo di Badolato sulla costa jonica
catanzarese. Quante serate passate a parlare di musica, poesia,
di cinema. E poi a cantare e suonare, musica rigorosamente
calabrese. Le serenate. Quei ritmi che mi portavo dentro a
Firenze e la smania di ritornare in Calabria e rivivere emozioni
artistiche vere, voglia di fare di creare (molti eventi
fantasticati, molti realizzati). I vecchi, i volti, i vicoli del
borgo antico vivi stampati nella memoria indelebile e la musica
dentro come una colonna sonora naturale viva ed emozionante.
Molti musicisti dal 2002 ad oggi hanno contribuito alla crescita
dei “Marasà” (Domenico “Mimmo” Audino e Sergio Schiavone il
“cuore e l’anima” del gruppo), prima di arrivare alla formazione
attuale con Peppuccio Garofano, Angelo Pisani, Giuseppe Fiorito
e Francesco Mancuso. Citerei Sergio Menniti e Michele Riitano,
oltre che i giovani badolatesi Antonio Gallelli e Giuseppe
Argirò. Tutti hanno posto un tassello, ma importante è stato il
contributo dei “vecchi” e l’avvicinarsi dei “giovani” a questo
genere di musica che scava dentro le proprie radici.
I “Marasà” cominciano a dare forma a quelle che diventeranno le
loro prime vere canzoni (“Stasera ni volimu divertira”, “Aquila
bella”, “Strina”, “Facci de n’ammendula mundata”). Nel frattempo
il 14 agosto 2003 vivono un’esperienza singolare: il rocker
Piero Pelù li invita sul palco di Soverato in occasione di un
concerto con la sua band Supercombo davanti ad almeno diecimila
persone sul lungomare, con Piero Pelù e Domenico “Mimmo” Audino
a cantare in calabrese. L’esperienza piace al pubblico e verrà
ripetuta negli anni successivi in diverse occasioni durante i
concerti di Piero Pelù in Calabria (Mirto Crosia, Rossano,
Crotone, Badolato).
Da alcuni anni (con grande dispiacere) non sono più tornato in
Calabria, nel vecchio borgo di Badolato, ma costanti i contatti
con la band nel tempo. Infatti non appena i “Marasà” incidono il
loro primo Cd “Ad aria” dopo pochi giorni lo trovo nella
cassetta della posta. “Stasera ni volimu divertira”, “Canzone
d’amore e di naviganti”, “A nova”, “Strina”, “C’avanti” … “Sangiuvannisa”,
per arrivare ad “Aquila bella”, una intensa serenata d’amore: un
film davanti ai miei occhi, ricordi, zingarate, emozioni, i
vecchi, i vicoli, il raccontare semplice degli anziani … e
ascoltando il disco ho incontrato, ho re-incontrato i “Marasa”.
Che di fatto ho incontrato a Firenze il 5 agosto 2005 a Villa
Strozzi in occasione della manifestazione “Teatro Mediterraneo”:
il concerto viene aperto da Piero Pelù che legge e interpreta
alcuni passi di “Cristo si è fermato ad Eboli” su musiche dei
“Marasà” preparate per l’occasione, e viene concluso dalle
inevitabili tarantelle con zampogna a paro e organetto sotto il
palco, coinvolgendo il numeroso pubblico presente. In quella
occasione sono state gettate le basi per uno speciale di
“Kulturing 2006” (trasmissione televisiva curata da Ezio Alessio
Gensini e Claudia Fiorelli, ovvero documentari monografici di
artisti tutto tondo dalla cui scaletta non potevano mancare i “Marasà”).
Ha scritto recentemente una collega su di un quotidiano calabrese
“ci sono molti modi per incontrare i “Marasà”, … anche soltanto
ascoltando il loro cd” è vero, è così intenso che ti racconta
l’anima di una terra artisticamente fertile, narrata da artisti
in costante crescita che hanno il “difetto” di amare la loro
terra, semplice teorema.
Se potete, non mancate al “Folkest 2006”.
(gilbotulino.it, 30-6-2006) |