Cerchiamo di ricapitolare un attimo nel merito
di questa follia
Servirebbe un comico per fare chiarezza...
di Christian Abbondanza (uno degli
indagati)
Cerchiamo di ricapitolare un attimo nel merito
di questa follia. Servirebbe un comico per fare chiarezza,…siamo
in Italia, e chissà che arrivi.
Ma noi, intanto, ci proviamo ugualmente.
Vediamo intanto gli indagati:
- Elio Veltri, direttore della testata Democrazia e
Legalità – per i delitti di cui artt. 110, 117 e 326 C.P. con
“altri”;
- Roberta Anguillesi, caporedattore della testata
Democrazia e Legalità – indicata genericamente come “sig.ra” per
i delitti di cui artt. 110, 117 e 326 C.P. con “altri”;
- Marco Ottonelli, redazione e webmaster della testata
Democrazia e Legalità – indicato genericamente come “sig.” per i
delitti di cui artt. 110, 117 e 326 C.P. con “altri”;
- Christian Abbondanza, presidente Casa della Legalità –
Onlus – indicato come “responsabile sito…organo informativo
dell’associazione culturale “Casa della Legalità e della
Cultura”, per i delitti di cui artt. 110, 117 e 326 C.P. con
“altri”;
- Vittorio Zucconi, direttore di Repubblica.it indicato
come “direttore responsabile del sito www.repubblica.it”, per i
delitti di cui artt. 110, 117 e 326 C.P.
Naturalmente tutti in concorso con la “talpa”, ovvero con
“funzionari pubblici in corso di individuazione”, per la
pubblicazione della Relazione sulla Asl di Locri redatta dalla
Commissione d’Accesso del Ministero degli Interni.
Ora c’è un piccolo particolare, già qui, estremamente curioso.
Se Veltri, Anguillesi, Ottonelli ed Abbondanza hanno compiuto i
delitti con “altri”, Vittorio Zucconi, sempre secondo il pm
Lombardo, li ha commessi da solo. Ha ritirato copia del file
direttamente dalla “talpa”, l’ha inserita nel server del portale
di Repubblica on line, linkando la Relazione e pubblicizzandone
l’accesso. Altro che il Betulla, lui è un vero 007, quello "dei
due mondi".
Ma andiamo avanti.
Tutti noi, in concorso – e sempre con la talpa misteriosa -, si
possa “agevolare la commissione di altri gravi reati visto
che la libera conoscenza del contenuto della relazione riservata
– caratterizzato da chiari riferimenti ed attività delittuose
poste in essere in un contesto gravemente compromesso dalle
ingerenze della criminalità organizzata di tipo mafioso - non
solo espone a concreto pericolo di ritorsione i redattori della
relazione riservata oltre ai soggetti il cui ruolo ed i cui
comportamenti sono stati oggetto dell’attività ispettiva di cui
sopra ma favorisce la consumazione di ulteriori azioni criminose
dirette a compromettere gravemente le attività di verifica in
corso”.
A punti, se no ci si perde.
a) Si afferma che noi avremmo messo in pericolo, con la
pubblicazione, l’incolumità dei Redattori della Relazione.
Allora: non è forse di data antecedente (e diffusione certamente
maggiore) quella di molti quotidiani locali e nazionali, sui
nominativi della Commissione? Casualmente, abbiamo trovato un
articolo nella Rassegna Stampa della Camera dei Deputati, de
Il Sole 24 Ore, datato 25 maggio 2006, dal titolo “La
relazione della Commissione d’accesso del ministero degli
Interni. Asl Locri, appalti in mano alle ‘ndrine”, in cui è
scritto: “Un atto di accusa verso manager e dirigenti sanitari
redatto dal prefetto Paola Basilone, dal generale della Guardia
di Finanza Luciano Tripodero e da Michele Scognamiglio,…”.
Non sapevamo di essere noi, con i nostri siti, l’organo di
acquisizione delle informazioni da parte della Criminalità
Organizzata. Se ciò è risultato dalle indagini, auspichiamo che
gli indirizzi IP dei frequentatori siano stati trasmessi alla
DDA di competenza, certamente raccolti ai fini dell’indagine
dall’Ufficio del sostituto Lombardo, così da poter aiutare
l’individuazione dei mafiosi del contesto indicato.
b) Onestamente, probabilmente per inidoneo senso di
responsabilità, non avevamo pensato che gli “infiltrati” della
‘ndrangheta nella Asl di Locri, non fossero a conoscenza di
essere noti agli Uffici. Pensavamo che i precedenti, le
condanne, le segnalazioni, i fermi, gli arresti,…indicati a loro
carico dalla Commissione, nella Relazione, fossero di loro
conoscenza. Non, avevamo pensato, che, ad esempio, la dott.ssa
Giuseppina Morabito fosse ignara di essere figlia di “u
tiradrittu” e moglie del compagno di latitanza dello stesso, il
Pansera. Come non potevamo immaginare che l’Arch. Galletta non
sapesse che le ditte a cui affidava gli incarichi fossero
infiltrare dalla ‘ndrangheta, pur se queste prive dei requisiti
della normative antimafia (di lui le parentele non sono
indicate) o che il Pio Center (Salus) fosse sotto sequestro. E
così via per gli altri, compresi quelli che, a questo punto,
inconsapevolmente erano detenuti e percepivano gli stipendi
dalla Asl.
c) Eravamo, persino convinti – mio Dio, che devianza mentale –
che la conoscenza di quelle persone e ditte utilizzate (o
proprie, o condizionate) dalla ‘ndrangheta, così come indicate
nella Relazione, potesse permettere ad altri Enti pubblici e/o
privati di non assegnare loro appalti o incarichi. Così come si
potrebbe pensare che se per caso ne avessero di altri, già in
corso ora, nella Locride, come altrove in Calabria o nel resto
d’Italia, questi potessero essere, sulla base delle disposizioni
antimafia, recisi. Invece, scopriamo, che pensare e perseguire
questi obiettivi, significa istigare alla commissione di nuovi
reati. Se lo avessimo saputo, potevamo proporli per qualche
lavoro anche ai nostri Comuni, così da far stare tutti
tranquilli. (non che, ad esempio, a Genova ne abbiamo bisogno,
avendo già il monopolio di appalti pubblici e non nei settori di
bonifiche, risanamento e demolizioni, ma magari qualcosa di più,
si può fare per la tranquillità di famiglia)
d) C’è un’ulteriore passaggio importante, forse sfuggito, la
Dott.ssa Paola Basilone, che ha svolto, prima come Prefetto di
Vibo Valentia e poi come Responsabile della Commissione
d’Accesso, promuovendo una concreta e coraggiosa azione di
legalità e contrasto alla mafia, dimostratisi incisiva, è stata
dall’attuale Governo, “premiata”, con il trasferimento a Roma,
come responsabile del Ufficio Centrale Interforze per la
Sicurezza Personale (UCIS). Non vorremmo che qualcuno, forse la
“talpa”, avesse spinto verso questa soluzione per interrompere
l’azione positiva del Prefetto sul territorio calabrese.
e) Non sapevamo nemmeno che quanto contenuto in una Relazione
amministrativa, relativa a noti pregiudicati e soggetti sotto
stretta osservazione da parte dei reparti investigativi e/o
inquirenti, a seguito della pubblicazione della Relazione
amministrativa (di quasi un anno fa, che ha già fatto il giro
d’Italia più di qualche volta, e che, certamente, i “citati” ben
conoscevano - a nostra modesta presunzione -), potesse mettere
in discussione le indagini. Ci sia consentita la domanda: ma se
la DDA non ha secretato la Relazione, in quanto non l’ha coperta
con il segreto istruttorio, quali altre indagini sui mafiosi –
visto che si parla di questo - (e di chi) sono state messe in
discussione? Anche perché delle inchieste di mafia non ha
esclusiva competenza proprio la DDA?
Il fatto che nella Procura di Reggio Calabria, non nuova a
discussioni, vi siano altri magistrati, rispetto a quelli della
DDA, che si occupino di mafia, forse chiarirebbe un’altra
vicenda importante. Quella che si lega al fatto, passato quasi
in sordina, che anche le “innumerevoli” denunzie che la vedova
Fortugno ha dichiarato il marito avesse presentato in merito
alle infiltrazioni della ‘ndrangheta, sono state dichiarate “mai
pervenute” (pubblicamente) dai magistrati della DDA competente.
Che le abbia lo stesso gruppo esterno alla DDA che si
occuperebbe di reati di mafia nella stessa procura di Reggio
Calabria, e che quindi si sarebbe visto ostacolato dalla
pubblicazione della Relazione?
Detto questo, un ultimo passaggio.
La Relazione amministrativa, trasmessa alla DDA, come alla Corte
dei Conti, già nella primavera scorsa (nonostante i ritardi
dell’approvazione del Commissariamento da parte del precedente
Governo, di almeno due mesi), non è stata secretata per ragioni
istruttorie, a quanto risulta a tutt’oggi, come non è stata
secretata dalla Commissione Antimafia del Parlamento. Un
documento amministrativo è riservato durante il “procedimento”,
giustamente. Al termine del procedimento una relazione
amministrativa, diviene pubblica, anche per il principio di
accesso agli atti, che garantisce la trasparenza amministrativa,
per tutti i cittadini. Il procedimento per cui la Commissione
d’Accesso è stata costituita si è concluso con l’approvazione
del provvedimento di Commissariamento della Asl di Locri. Ciò,
inoltre, in uno Stato di diritto, è anche principio fondamentale
di garanzia, per eventuali citazioni improprie o inesattezze.
Naturalmente tutto ciò vale anche per le perquisizioni ed i
sequestri di cui è stata oggetto Calabria Ora, che ha tentato di
pubblicare detta Relazione e che vede indagato, il direttore
Paride Leporace. E poi tutti quelli che ne hanno parlato e
scritto ampiamente su quotidiani ed altro, devono per forza aver
letto la Relazione, altrimenti sarebbero veggenti e maghi
certificati, visto che le hanno azzeccate tutte. Ed allora da
chi l’hanno avuta? Loro non devono essere indagati? Il Sole 24
Ore, di proprietà di Confindustria, che legge la Relazione ogni
giorno su Radio 24 e sul sito internet? Ed ancora il portale di
libero.it e gli altri siti dove la Relazione è ancora
tranquillamente disponibile?
E poi chi ancora? A quando l’incriminazione per istigazione al
delitto per il Vice Ministro degli Interni, Marco Minniti, che
ha invitato a leggere e studiare la Relazione in tutte le
Scuole? Ed un provvedimento cautelare agli insegnanti che, rei
già di educazione alla legalità nelle scuole, rappresentano
concreta minaccia di accogliere ed attuare l’invito pubblico del
Vice Ministro degli Interni?
Ecco, ora però, comprendiamo, perché la Sig.ra Maria Grazia
Laganà, all’intervista di Lucia Annunziata, poco tempo dopo
l’omicidio del congiunto, sulla Rai, ha negato con candida
categoricità che la ‘ndrangheta avesse infiltrazioni nella ASL
dove Lei era Vice-Direttore Sanitario, con la Responsabilità del
Personale, classificando gli omicidi all’interno dell’A.S. (di
pazienti, personale e medici) come “episodi sgradevoli…” (ma
per capire è meglio rileggerla testuale,
clicca qui).
Ecco, dunque: non bisogna parlarne! E se si è recidivi e se ne
continua a parlare? Se si continua, ad esempio, a diffondere il
dossier che abbiamo realizzato sulla Asl di Locri, che succederà
ancora?
In una terra, “in un contesto gravemente compromesso dalle
ingerenze della criminalità organizzata di tipo mafioso”, non
bisogna parlare di mafia, documentandosi, e magari facendo sì
che si scoprano gli intrecci delle ditte e dei soci che
garantiscono la ramificazione degli intrecci tra
mafia-politica-istituzioni-affari, invitando i cittadini a
segnalare quanto (sapendo) possono rendere noto ai reparti
investigativi ed alla magistratura. In questi contesti meglio,
sempre, occuparsi di sequestri… di motorini, però, punto e
basta. Solo così si evita che vengano commessi altri reati.
Perché non l’avevano capito prima! Ahi me, ahi noi.
PS 1
Il sottoscritto si ritrova indagato in mezzo a quattro
giornalisti, pur non essendolo. Ora forse, visto che sia Roberta
che Marco, sono stati indicati nel provvedimento come,
genericamente, “signori”, non vorremmo che ciò fosse stato di
scrupolo, a non farmi sentire come un pesce fuor d’acqua, ma
così facendo, per generosità, si è impedita la possibilità, a
loro, d’appellarsi all’Albo dei Giornalisti.
PS 2
Quindi a proposito di libertà di stampa, di espressione e di
libero pensiero, viene solo da aggiungere una riflessione. Che
questo provvedimento non sia proprio figlio dell’Art. 21 della
Costituzione? All’ultimo comma questo sancisce: “Sono vietate le
pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre
manifestazioni contrarie al buon costume…”. Ecco forse la
risposta. Abbiamo oltraggiato la serenità della onorata società,
facendo nomi e cognomi? O forse che sia perché quanto si evince
leggendo la Relazione, ovvero quello che era la realtà della Asl
di Locri, infiltrata sino al midollo dalla ‘ndrangheta, è un
terrificante e inequivocabile oltraggio al buon costume? Chissà
PS 3
Ci dispiace davvero molto che l’informazione dei cittadini,
ovvero ciò che nei diversi ambiti e per i diversi ruoli abbiamo
– sempre in concorso, per carità – effettuato, procuri un
esborso di risorse ingenti alle casse già martoriate della
giustizia (sia delle Procure, sia dei reparti investigativi),
oltre che rubare tanto tempo, e molti mezzi ai servizi
investigativi ed agli uffici giudiziari. Sappiamo che vi sono,
proprio nelle procure della Calabria, decine e decine di morti
ammazzati, che attendono per anni verità e giustizia. Come
Massimiliano Carbone, che alla soglia del secondo anniversario
dalla scomparsa, e con una madre e famiglia tenace nel
rivendicare il diritto-dovere di giustizia, ha visto muoversi
“qualcosa”, con l’arrivo del certificato autoptico e l’esame
della balistica. O come chi riceve, perché vittima di mafia,
promesse di aiuti per se ed i propri figli, dallo Stato e poi
riceve un fido a tasso agevolato (certo con la parola e la
stretta di mano del ministro della Giustizia, che non è poco e
aiuterà quei bimbi a crescere senza padre!). Ci dispiace di
essere noi di peso, con i delitti che ci vengono imputati. Ci
spiace pensare che avendo coinvolto – in concorso, pur non
conoscendolo – anche Vittorio Zucconi che lavorando come
corrispondente da Washington, rischia di costare anche una
rogatoria internazionale.
Un’ennesima domanda però ci ri-sorge spontanea: se la Relazione
è del Ministero degli Interni, significa che la talpa (o le
talpe), erano o sono al Ministero degli Interni e, si potrebbe
ipotizzare per restringere il campo, che sia (siano) tra coloro
che avevano accesso a quel documento; allora non è più semplice,
meno costoso e certamente più certo, individuare la fonte,
questa talpa? O dobbiamo credere che al Viminale tutti possano
prendere quel che vogliono e divulgarlo? Se fosse così l’allarme
lanciato con l’indagine a nostro carico, è un’allarme nazionale,
ne va della sicurezza del Paese… il Viminale sembrerebbe un
colabrodo!
uno degli indagati, Christian Abbondanza
(gilbotulino.it,
10-11-2006) |