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Guardavalle. Ieri, l'assemblea
organizzata dalla Cisl
Problematiche dei trasporti regionali e nazionali, le
proposte
1)
Creare un sistema di Trasporto locale integrato (gomma e ferro)
fruibile con un unico titolo di
viaggio.
2) Ripristinare le fermate in tutte le stazioni dei treni
regionali cadenzati che oggi fermano solo a
Monasterace – Soverato – Catanzaro. In futuro, con l’apertura
della variante CZ – Germaneto -
Lamezia T. Le nostre comunità hanno diritto di utilizzare questi
collegamenti celeri e sicuri
per raggiungere il capoluogo per i più svariati motivi.
Un collegamento diretto con i campus universitari di Germaneto
consentirebbe un notevole
risparmio di risorse a quelle famiglie impossibilitate a
sostenere l’affitto di una camera, per i
propri figli, a Catanzaro.
3) Utilizzare nella fascia oraria 06,00 - 09,00 un treno di
massima composizione che trasporti i
passeggeri, nelle ore di punta, presso i posti di lavoro e di
studio. Viceversa, utilizzare un treno
di massima composizione per il ritorno, nella fascia oraria
12,00 – 15,00.
4) Gli Autobus risparmiati nella fascia 06,00 - 09,00
utilizzarli nei buchi di orario dalle 09,00 alle
ore 13,00 quando la richiesta di mobilità anche se e minore
interessa gli orari dei servizi offerti
a Badolato dall’A.S. 7 (Consultorio-Diabetologia, Ritiro
risultati ecc. ecc.) rendendoli fruibili
anche agli anziani e a chi non è provvisto di mezzo proprio o
vuole rinunciare a utilizzarlo.
5) Garantire i collegamenti (in determinati orari) dalle
frazioni montane e collinari alle marine o agli scali F.S
(esempio Guardavalle S.- Guardavalle Marina).
6) Integrare l’orario di Trenitalia con collegamenti da Lamezia
Terme verso Locri e/o Crotone in
modo da garantire la coincidenza con gli ultimi treni Eurostar e
Intercity in arrivo da Roma
(l’ultimo treno direzione Locri parte alle ore 19,13 lasciando
scoperte le coincidenze con
Eurostar e Intercity in arrivo alle ore 19.37 - 20.27 - 22.22 -
22.37
7) Garantire collegamenti, da e per, la direttrice Jonica in
funzione degli aerei più importanti
in arrivo all’Aeroporto di Lamezia Terme collegandolo con un
servizio navetta (autobus di
città) alla stazione di Lamezia Terme
8) Lanciare una campagna di informazione che rieduchi la
comunità all’utilizzo dei trasporti pubblici ed in particolare
dei treni
Pubblicizzare e affiggere un orario unico, in prossimità delle
Stazioni F.S.
e nelle pensiline delle fermate degli autobus, che comprenda dettagliatamente tutte le corse
(andata e ritorno) dei mezzi pubblici (autobus e treni) durante
l’arco della giornata.
I punti elencati e discussi vengono integrati da altre proposte
scaturite dagli interventi
9) Organizzare un consiglio comunitario di tutti i sindaci del
Comprensorio presso la Comunità
Montana “Versante Jonico” di Isca sullo Jonio (cz)
10) In assenza di risposte immediate ed esaurienti organizzare
insieme, ai Consigli Comunali e
tutti i politici del Comprensorio un azione di lotta forte,
incisiva e pacifica.

Nella foto, gli interventi
Hanno partecipato all'assemblea: Guardavalle
Online; Gil Botulino;, Rappresentanti Sindacali CISL Regionali e
Provinciali; Rappresentante Sindacale C.G.I.L. Guardavalle;
Consigliere Provinciale Forza Italia; Consigliere Provinciale
UDEUR; Sindaco di Guardavalle; Assessori Comune di guardavalle;
Consiglieri Comune di Guardavalle; Presidente Comunità Montana
“Versante Jonico” Isca J.; Consiglieri Comunità Montana
“Versante Jonico” Isca J.; Segretario DS Guardavalle;
Presidente Forza Italia Guardavalle; Segretario U.D.C.
Guardavalle; Coordinatore Margherita Guardavalle; Coordinatore
Movimento Guardavalle Domani; Centro Anziani Guardavalle;
Comitato per la 106 Badolato; Comitato Potenziamento Rete
Ferroviaria Jonica Roccella J.; Presidente Proloco Guardavalle;
Cittadinanza;
Moderatore Prof. A. Piperata Direttore Soverato 1.
(gilbotulino.it,
16-11-2006) |
A proposito della monumentalizzazione
dell'inesistente
Orgoglio Monferrinodi Claudio
Martinotti
Personalmente è da almeno una ventina di anni
che mi occupo in modo continuativo di promuovere il nostro
territorio, che per meglio esser preciso definirei "Monferrato",
non riferendomi solo al casalese. Dapprima esclusivamente dal
punto di vista delle mie più specifiche competenze di
ambientalista operativo, quindi cercando di tutelare e
valorizzare l'ambiente, poi ho cercato di farlo anche in altri
ambiti, durante il mio peregrinare per l'Italia per "esportare"
il know how acquisito nel volontariato, e ad esempio
collaborando all'avviamento del GAL Basso Monferrato.
In tutte queste occasioni di impegno individuale, ho cercato sempre
di seguire un filo conduttore strategico: cercare ciò che
unisce, far confluire tutte le risorse disponibili, coordinare
tutte le iniziative e le forze, evitare dispersioni e
frammentazioni, ecc. ... Più aumentava la mia esperienza e più
mi era chiaro quale doveva essere l'obiettivo primario di un
simile sforzo individuale, con la speranza che diventasse sempre
più condiviso da altri: ricercare le proprie radici storiche e
culturali, individuare un'identità collettiva autentica cui la
comunità possa aderire sentendosi parte attiva, partecipando con
senso di appartenenza, creare cioè un'identità "nazionale".
A questo punto posso già anticipare le eventuali critiche: ma noi
abbiamo già un'identità nazionale! Lo credete davvero? In realtà
il nostro piccolo Paese (geograficamente) è un Continente in
miniatura, per le incredibili differenziazioni etniche,
culturali, antropologiche, storiche, ecc. che qualsiasi studioso
ed appassionato di una qualunque di queste discipline
scientifiche può riscontrare (siamo non casualmente il Paese con
il maggiore patrimonio culturale al mondo). Non a caso sono
stati migliaia gli studiosi stranieri che da ogni parte del
mondo sono venuti in Italia a condurre i loro studi, ad esempio
di glottologia, tanto per citare una disciplina che rende bene
l'idea di cosa intendo, in quanto nel nostro microcontinente si
parlano centinaia di lingue diverse (dialetti locali e minoranze
linguistiche).
Quindi tornando al tema conduttore, la nazione cui mi riferisco,
che lo è stata per circa sette secoli e mezzo, è il MONFERRATO
(con gli Aleramici, i Paleologici, i Gonzaga). Sapendo quanto
sia vano proporre qualcosa quando i tempi non sono maturi
(avendolo appreso soprattutto dal mio impegno ambientalista ...
"nemo profeta in patria"), ho atteso pazientemente di cogliere
qualche segnale in tal senso per poter dare il mio modesto
contributo in questa direzione.
Le condizioni fino a qualche anno fa non erano certo favorevoli, il
pregiudizio e la disinformazione erano dominanti e costituivano
una barriera invalicabile. Proporre ad esempio, durante il mio
periodo di collaborazione col GAL, la ricerca di alleanze con
gli astigiani era stato accolto con molta ostilità (da entrambe
le parti, ad essere sincero). I pregiudizi, i campanilismi, le
rivalità, ecc., erano troppo forti. Però proseguire in quel modo
di agire così limitativo, abbiamo visto tutti, quali conseguenze
penalizzanti ha portato alla nostra località, in particolare a
causa della rivalità con Alessandria (che sarà pure suffragata
da secoli di storia, ma ormai è anacronistica ed andrebbe
superata con un atto di consapevolezza liberatoria reciproca
...).
Quindi riassumendo sinteticamente: ogni tentativo di proporre
alleanze vere e solide (consapevoli) con altre comunità
contigue, per valorizzare l'Identità che abbiamo in comune
(l'appartenenza al Monferrato come Nazione storica), era stato
sempre vano, interpretato con sospetto e quindi rigettato. Ed
inoltre c'era una ulteriore difficoltà, la conoscenza della
Storia del Monferrato era assai scarsa, riduttiva e
pregiudiziale, sia per penuria delle fonti disponibili (e non mi
riferisco solo ai testi redatti dagli storici, ma
all'accessibilità e divulgazione pubblica), ma soprattutto per
la disinformazione (cui ho già fatto cenno prima).
I meglio informati, soprattutto tra i personaggi pubblici, al
massimo sapevano che i possedimenti del Marchesato di Monferrato
erano stati estesi fino in Liguria (in prov. di Savona), ed
erano prevalentemente convinti che il Monferrato fosse
essenzialmente casalese, con Casale come Capitale e qualche
estensione territoriale nell'astigiano, ma erano molto lontani
dall'averne una conoscenza accurata. Ed ancora adesso, se si
rendesse pubblica la lista delle località che sono appartenute
(anche per lunghi periodi) al Monferrato, si rimarrebbe stupiti,
per l'impressionante estensione territoriale che ebbe nel
periodo di massima espansione (centinaia di località, tra cui
numerose città, in quelle che sono attualmente dodici province e
tre regioni). Erano conoscenze perlopiù riservate agli "addetti
ai lavori", cioè agli storici, e neppure tutti quanti.
Recentemente però le condizioni sono cambiate.
Negli ultimi anni sono aumentati gli studi storici condotti sul
Monferrato (tesi di laurea ma anche studi monografici e
specialistici), gli storici hanno aumentato i contatti, gli
scambi e le collaborazioni tra di loro (forse anche per merito
della tecnologia disponibile ...), ed alcuni hanno intrapreso
delle brillanti iniziative di promozione del Monferrato
proponendole alle autorità politiche locali e soprattutto alla
popolazione, con una serie di incontri divulgativi e di convegni
di studi specifici.
Mi riferisco in particolare alla straordinaria attività svolta dal
"Circolo Culturale Marchesi del Monferrato" e dal Prof. Roberto
Maestri che lo presiede, che raccoglie decine di qualificati
studiosi ed anche personaggi prestigiosi a vario titolo
interessati (ad esempio componenti di qualche ramo famigliare
delle ex dinastie regnanti nel Marchesato), che in un lasso di
tempo brevissimo e cogliendo l'occasione dei 700 anni
dall'arrivo dei Paleologi in Monferrato ha svolto un prezioso
lavoro di tessitura culturale e sociale, proprio nella direzione
che io da anni auspicavo: unire le comunità locali in
un'identità storica comune, superando sterili campanilismi ed
anacronistiche rivalità, portando conoscenza dove dominava
l'ignoranza (nel senso proprio di coloro che ignorano ...). Vi
consiglio in proposito di visitare il sito web del Circolo
http://www.marchesimonferrato.com ricchissimo di
documentazione, progressivamente inserita, sicuramente il più
esaustivo che esista in rete sulla Storia del Monferrato.
Io che sono impegnato nel volontariato ambientale da quasi un
trentennio, ho un motivo particolare per essere fiero e grato a
coloro che collaborano a queste iniziative, in quanto svolgono
anche loro una qualificata attività di volontariato, in quanto
non sono remunerati a nessun titolo, non avendo neppure un
rimborso spese quando partecipano in qualità di relatori agli
incontri pubblici organizzati.
Un altro motivo che desta in me consenso ed ammirazione è il
riscontrare che la maggioranza di questi studiosi che fanno
"volontariato" per diffondere la conoscenza storica del
Monferrato, non provengono neppure dalle aree che comunemente si
riconoscono appartenute al Monferrato, come ad esempio il
casalese (essendo stata Casale, con Chivasso, una delle due
principali capitali del Marchesato).
Rilevare che le istanze motivazionali verso questo obiettivo di
interesse comune siano emerse in persone apparentemente distanti
e "meno motivate", e riscontare che alle iniziative di
divulgazione organizzate finora partecipa solitamente un folto
pubblico, mi ha indotto a ritenere che vi sia in corso un
fenomeno di valorizzazione che trascende la nostra capacità
logica di interpretare la realtà e prevederne gli esiti.
Ascoltare persone non casalesi affermare in occasioni pubbliche, che
occorre promuovere l'Orgoglio Monferrino, che occorre sentirsi
fieri di essere monferrini ... mi ha positivamente sorpreso e
fatto sperare che finalmente i tempi stiano cambiando,
consentendoci di uscire dall'isolamento che si è protratto per
troppo tempo.
Queste iniziative hanno creato i presupposti per favorire processi
sinergici che sfoceranno in progetti estesi e condivisi che
promuoveranno il Monferrato a livello europeo, ma occorre che
tutti coloro che vi concorreranno a vario titolo, abbiano in
mente una condizione "sine qua non", che devono quindi ritenere
prioritaria ed inviolabile, il "rispetto per la storia", che non
può e non deve essere falsata e strumentalizzata, non la si deve
"prostituire" per pervenire ad obiettivi di dubbia qualità e
dignità, che purtroppo sono tanto diffusi in questa nostra
effimera società dell'immagine, del consumismo sfrenato, e dello
sviluppo oltranzista.
Noi che abbiamo la fortuna di avere alle spalle secoli di storia
vera di cui andare fieri, non dobbiamo corromperla per finalità
che non la rispettino. Pertanto qualsiasi iniziativa si voglia
intraprendere a livello politico e sociale, per promuovere il
nostro Monferrato, ci si deve rivolgere agli storici, che
apportino il loro contributo di serietà e conoscenza per evitare
passi falsi rischiando di renderci ridicoli, in un'epoca in cui
centinaia di località si reinventano la storia producendo delle
specie di fiction o reality per attirare turisti. Noi non ne
abbiamo bisogno, ed è la storia stessa che lo dimostra.
La nostra credibilità deriva dalla storia stessa, occorre però
porre le condizioni affinché gli studi sul Monferrato possano
proseguire con carattere di continuità, meglio quindi se
pianificati a lungo termine e strutturati con criteri
lungimiranti, ricorrendo a indispensabili finanziamenti mirati e
graduali, in quanto oltre all'impegno professionale degli
specialisti occorre considerare che i documenti da consultare
sono sparsi in una miriade di Archivi di Stato e privati,
diocesani, notarili, comunali, ecc., in vari capoluoghi italiani
oltre che in diverse località francesi e spagnole (ad es. Madrid
e Simancas, per citare i più noti). Consentire agli studiosi la
consultazione di così tanti documenti dispersi in mezza Europa
(per vicissitudini storiche che sono ben note), oltre alla
complessità operativa e logistica di un tale lavoro (ad es.
molti archivi non sono aperti al pubblico o lo sono ad orari
ridottissimi), occorre preventivare che vi sono dei costi non
indifferenti da sostenere ...
Prendiamo esempio dalla città di Saluzzo, che ha finanziato vari
studi storici sul suo Marchesato, che hanno contribuito
recentemente a rivalutarne l'importanza storica (e non solo) a
livello addirittura internazionale. Inoltre, e con questo
concludo, io vedrei bene una qualificata alleanza tra la storia
e l'ambientalismo, intendendo quello di approccio scientifico,
di valorizzazione e tutela del territorio, per i motivi che ho
già avuto modo di spiegare in altri miei interventi e che
riprenderò ed elaborerò volentieri nei prossimi, se mi sarà
consentito.
Cordiali saluti, Claudio Martinotti
Responsabile Centro di Formazione Ambientale "Monferrato",
Presidente Gruppo Gevam Onlus
(gilbotulino.it,
16-11-2006) |