Gil Botulino

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  Commemorazione caduti

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Badolato 4 novembre 2005

Gli alunni della 5a e della 5b dell'elementare

Il nucleo operativo della CRI di Badolato: P.Rudi, R.Pipicelli, R.Aveta, E.Spasari,V.Esposito

La testa del corteo

La coda del corteo

il discorso del sindaco

le letture degli scolari

di spalle la statua di S.Andrea

il maresciallo E.Bressi legge i nomi dei Caduti

davanti alla lapide dei Caduti

gli scolari tornano in marina

4 novembre, si è celebrata la festa delle forze armate, oggi festa dell'Unità nazionale. Nel nostro paese si è evidenziato il lato commemorativo della giornata con la deposizione di una corona e di fiori in onore dei caduti.
   Nel primo pomeriggio, un piccolo corteo, accompagnato dalle marce della banda "Città di Monasterace", si è mosso da piazza Castello alla volta della chiesa Matrice, dove è stata celebrata una Messa dal parroco don Vincenzo Gallelli.
   Alla testa del corteo i vigili Larocca e Spasari con la corona, seguiti dal sindaco Andrea Menniti, dall'assessore Pietro Piroso e dal maresciallo Emilio Bressi con la bandiera.
   Presenti: il nucleo operativo di Badolato della CRI, il CIR, due classi della scuola elementare accompagnate dalle loro maestre, la quasi totalità degli impiegati comunali, numerosi cittadini badolatesi.
   Prima dell'omelia, il sindaco di Badolato ha preso brevemnte la parola, il maresciallo Bressi ha letto i nomi dei caduti badolatesi, alcuni scolari hanno letto delle poesie.
   «Come ogni anno - ha detto il sindaco Andrea Menniti- siamo qui convenuti per commemorare i Badolatesi caduti per la Patria. Si tratta di nostri nonni e nostri padri che non hanno esitato un istante ad immolare la vita quando le sorti della nostra Italia lo hanno richiesto. Persone come noi, che dentro i confini nazionali, o in altre contrade d'Europa, o in terra d'Africa hanno affrontato con eroismo e con umana paura la morte, rivolgendo l'ultimo pensiero agli affetti più cari dai quali si staccavano per sempre. In nome della Patria. In nome di un ideale che oggi sembra tramontato, perché sembra ormai troppo lontano il pericolo di perdere l'indipendenza e la libertà. Ed anche perché gli angusti confini della Patria si sono nei decenni dilatati, con l'abbattimento delle frontiere, con il superamento degli egoismi, con la dinamica circolazione sul pianeta di uomini, di mezzi, di idee. E se ancora oggi si riscontrano incomprensioni, interessi particolari, conflitti politici ed ideologici che ostacolano la costruzione di una pace universale e di una Patria grande quanto tutto il pianeta, noi possiamo e dobbiamo guardare a questi nostri morti per trarne insegnamenti e per attingere quella energia necessaria per modificare il nostro modo di pensare e di agire nei confronti di tutti i nostri fratelli. Io sono convinto che il modo migliore per onorare la memoria di questi nostri caduti sia quello di lavorare perché si pervenga alla convinzione assoluta che nessun uomo sulla terra è nostro nemico. E che, pertanto, dovremo lottare, senza armi ma con ogni altro mezzo, contro i fomentatori e i costruttori di guerra, contro ogni forma di prepotenza e di oppressione che porta all'eliminazione di esseri umani. Oggi questo ci chiederebbero, se potessero parlare, i nostri 75 caduti per la Patria, caduti per noi che siamo il loro futuro».

altro nelle News di venerdì 4 novembre 2005