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4 novembre, si è celebrata la festa delle
forze armate, oggi festa dell'Unità nazionale. Nel nostro paese si è
evidenziato il lato commemorativo della giornata con la deposizione di una
corona e di fiori in onore dei caduti.
Nel primo pomeriggio, un piccolo corteo, accompagnato dalle marce
della banda "Città di Monasterace", si è mosso da piazza Castello alla volta
della chiesa Matrice, dove è stata celebrata una Messa dal parroco don
Vincenzo Gallelli.
Alla testa del corteo i vigili Larocca e Spasari con la corona,
seguiti dal sindaco Andrea Menniti, dall'assessore Pietro Piroso e dal
maresciallo Emilio Bressi con la bandiera.
Presenti: il nucleo operativo di Badolato della CRI, il CIR, due
classi della scuola elementare accompagnate dalle loro maestre, la quasi
totalità degli impiegati comunali, numerosi cittadini badolatesi.
Prima dell'omelia, il sindaco di Badolato ha preso brevemnte la
parola, il maresciallo Bressi ha letto i nomi dei caduti badolatesi, alcuni
scolari hanno letto delle poesie.
«Come ogni anno - ha detto il sindaco Andrea
Menniti- siamo qui convenuti per commemorare i Badolatesi caduti per la
Patria. Si tratta di nostri nonni e nostri padri che non hanno esitato un
istante ad immolare la vita quando le sorti della nostra Italia lo hanno
richiesto. Persone come noi, che dentro i confini nazionali, o in altre
contrade d'Europa, o in terra d'Africa hanno affrontato con eroismo e con
umana paura la morte, rivolgendo l'ultimo pensiero agli affetti più cari dai
quali si staccavano per sempre. In nome della Patria. In nome di un ideale
che oggi sembra tramontato, perché sembra ormai troppo lontano il pericolo
di perdere l'indipendenza e la libertà. Ed anche perché gli angusti confini
della Patria si sono nei decenni dilatati, con l'abbattimento delle
frontiere, con il superamento degli egoismi, con la dinamica circolazione
sul pianeta di uomini, di mezzi, di idee. E se ancora oggi si riscontrano
incomprensioni, interessi particolari, conflitti politici ed ideologici che
ostacolano la costruzione di una pace universale e di una Patria grande
quanto tutto il pianeta, noi possiamo e dobbiamo guardare a questi nostri
morti per trarne insegnamenti e per attingere quella energia necessaria per
modificare il nostro modo di pensare e di agire nei confronti di tutti i
nostri fratelli. Io sono convinto che il modo migliore per onorare la
memoria di questi nostri caduti sia quello di lavorare perché si pervenga
alla convinzione assoluta che nessun uomo sulla terra è nostro nemico. E
che, pertanto, dovremo lottare, senza armi ma con ogni altro mezzo, contro i
fomentatori e i costruttori di guerra, contro ogni forma di prepotenza e di
oppressione che porta all'eliminazione di esseri umani. Oggi questo ci
chiederebbero, se potessero parlare, i nostri 75 caduti per la Patria,
caduti per noi che siamo il loro futuro».
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venerdì 4 novembre 2005
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