Gil Botulino |
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The German
Observer |
responsabile: Pasquale Andreacchio - e-mail: info@gilbotulino.it - web: www.gilbotulino.it |
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LE PORTE DEL SILENZIO |
Il castello svanito |
| Questa notte ti ho sognato. Percorrevi le strade di casa su un bianco cavallo. Raggiungevi la sposa, la bella, col corteo dei festanti. La notte si era già adagiata col suo sorriso stellato sul borgo dormiente. Al galoppo portavi la festa la gioia lamore gli amici al castello incantato. Arrivavi e il castello non cera. E non cera nemmeno limprendibile montagna su cui era stato costruito. Tutto era svanito come un sogno e per sempre svanivano anche la sposa la festa la gioia lamore la storia la vita. Da quella notte ogni notte ripercorri le strade di casa sul bianco cavallo impazzito. Vendetta. Che vada via per sempre la gente da queste case. Che scompaia il paese, che frani la montagna, che torni il saraceno assetato di sangue. Si spianino le gradinate, crollino le chiese, arrugginisca il semaforo, si costruisca al posto del castello, mia patria perduta, un parcheggio. Per macchine che non verranno. Mai. E la gente andò via. La montagna cominciò a franare. Il semaforo arrugginì. Furono spianate le gradinate. Cominciarono le chiese ad andare in rovina. Bruciarono i tetti delle case. Fu costruito il parcheggio dove prima sorgeva irraggiungibile e inespugnabile la montagna del castello. Mio signore, placheremo la tua ira. Daremo le case a chi non ce lha. Daremo le nostre case a uomini scacciati dalla propria terra, a uomini che videro svanire il castello, distrutta la casa nuziale, perduta la sposa la gioia gli amici la terra. Non più uno ma cento castelli. Ritorni la festa la gioia lincanto la gente la sposa lamico il fratello. Che non frani più la montagna. Siano sanate le chiese, ricostruite le gradinate, rifatti i tetti andati a fuoco. Aprite le danze. E festa. Festa di pace. |
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Francesca
Viscone, Le porte del silenzio, La Mongolfiera editrice alternativa, 2000 |
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