Gil Botulino

The German Observer
dal 2001

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LE PORTE DEL SILENZIO 

L’aeroplano di Giacomino

Due piccoli aeroplani di latta. Li avevi portati dall’America, uno per me, uno per tuo figlio. Si dava la corda, camminavano un po’, facevano una capriola e rimanevano fermi e dondolanti su un’ala. All’improvviso l’aereo di Pietro non si mosse più ed egli, piangendo, pretese il mio.

Non so più come andò a finire. Nella mia memoria non c’è traccia della tua presenza quel giorno. La casa dei nonni, avvolta nella penombra, custodiva gelosamente i suoi abitanti ed io ricordo solo il giocattolo che Giacomino mi aveva portato dall’America e il bambino che lo reclamava per sé.

Ai miei occhi incantati sembravi grande e grosso. Abituato a lavorare duramente, lo sguardo severo, la voce forte.

Attraversando un arco nel vicolo principale del paese si entrava in questa casa buia, nelle scale di pietra l’odore di muffa e umido penetrava dolcemente le narici. Era questa la casa di Giacomino. Così buia era la casa della tua infanzia, quella dove tua madre lavorava la seta. Il baco veniva bollito in grossi calderoni e attraverso il vapore una giovane donna vestita di nero si muoveva come un fantasma soffocato dal fumo.

Quando tornò in Italia Giacomino investì tutti i suoi risparmi in una società che gestiva flipper e juke-box. Girava con un camioncino bianco per la ionica e riparava le macchine nei lidi e nei bar. I quarantacinque giri con canzoni ormai fuori moda finivano sui nostri giradischi dalle puntine graffianti o impolverate a ricordarci il sapore delle estati passate. Tua moglie trascorreva intere giornate a casa, col cuore in gola, ad attenderti. Non sapeva mai esattamente a che ora avresti pranzato. Quando ritardavi scostava le tendine dalla finestra della cucina e spiava la strada e le macchine che, nella calura estiva, passavano rare. Bruciate dal sole, gialle come oro, brulle e aspre, le colline digradavano verso le spiagge vuote. Quando arrivavi il silenzio ricadeva sulla casa dove noi, bambini, ci eravamo rincorsi fino a pochi minuti prima. Poche parole. Tua moglie serviva il pranzo in silenzio, poi si sedeva di fronte a te e aspettava, ancora aspettava, che tu le raccontassi la vita, là fuori.

Passarono gli anni e gli eventi ci portarono altrove. Dimenticai l’aeroplano e i juke-box. Poi non so cosa accadde. All’improvviso stavi male. Ospedale. Corse. Dimagrivi, eri sempre più debole. Ma non eri tu l’uomo forte che ci faceva tremare quando ne avevamo combinata una delle nostre? Non eri tu che riuscivi a dire tutto tacendo? Non eri arrivato dall’America con un aereo che faceva le capriole? Credo di aver reagito alla notizia della tua malattia ignorandola. Non poteva accaderti assolutamente nulla. Ma presto dal piccolo ospedale di provincia bisognò portarti in una città lontana. C’era bisogno di sangue. Fu lì che iniziò la corsa di due amici per salvarti. Si arrabattarono in lungo e in largo chiedendo e comprando sangue, bussando alle porte di sconosciuti di cui si diceva che avessero il tuo raro gruppo sanguigno.

Avanti e indietro dall’ospedale lontano, viaggiando di notte per portarti il prezioso liquido. Chiuso, sigillato misteriosamente dalla fatica della ricerca e della speranza. Prima di entrare in sala operatoria Giacomino ruppe il suo silenzio. Solo la prudenza o la paura ti spinsero a confessare a tua moglie che con i risparmi di tutta una vita avevi comprato due appartamenti in una vicina città di mare.

Aspettavamo a casa che ci comunicassero l’esito dell’operazione. Prima ancora che il telefono squillasse mia madre cominciò a piangere. Le galline cantano, mi disse. Porta male.

Un aeroplano di latta non fece più capriole. Si ruppe la chiave. Si ruppe la corda. Tuo figlio rimase solo col giocattolo rotto che gli avevi portato dall’America.

Al negozio dove tua moglie si recava a fare la spesa la commessa osservò che non avrebbe più pagato con gli spiccioli dei juke-box.

Uno sconosciuto bussò alla porta. Era uno dei donatori, amico di amici, venuto di proposito a raccontare come, di porta in porta, di campagna in campagna, un tam-tam spontaneo avesse ferito inutilmente la notte, per salvare Giacomino.

Francesca Viscone, Le porte del silenzio, La Mongolfiera editrice alternativa, 2000
e-book, Gil Botulino, dicembre 2004