Gil Botulino

The German Observer
dal 2001

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LE PORTE DEL SILENZIO 

Don Lario di Santa Caterina

Tace finalmente il pifferaio e i tamburi si fanno violenti e ossessivi. La strada è un unico rombo inframmezzato da uno scampanellio lieve e continuo nelle vicinanze della Chiesa di Santa Caterina. I vicoli si stringono ancora di più, si arriva alla chiesa più antica del paese, una cella basiliana, attorno alla quale nacque il borgo antico. La folla sussurra corale com’era al principio nei secoli dei secoli e una voce chiusa nella solitudine del gruppo si innalza e risponde lode e gloria e onore sia a San Giuseppe e alla dolcissima e purissima Regina. Il rosario recitato dalle donne cede alle voci degli uomini dai toni più chiacchierati e profondi.

Arriva, la Madonna, e si posa. La statua di Santa Caterina è chiusa in una teca di vetro, il vestito ha un ricamo identico a quello dell’Assunta, gli stessi tralci, le stesse spighe oro su bianco. Il mantello è rosso. Ai suoi piedi una testa di moro dalla barba riccioluta, la fronte distesa, i sopraccigli sottili e regolari. Lo sguardo al cielo e le labbra rosse e sottili, appena socchiuse, il piccolo mento rotondo, i capelli castani che si dividono in due metà circondando l’ovale del viso e lasciando scoperte le orecchie minute. In testa una pesante corona dorata. Alle spalle un arazzo finemente decorato.

Il matrimonio mistico di Santa Caterina. Bambino seduto sulle ginocchia. Due angeli sorreggono una corona sopra il capo della santa. La cornice di legno riccamente intagliata.

Un volto dalle smisurate orecchie, le gote paffute e gli occhi grandi fissi che sembrano inseguirti, due grandi mani sproporzionate una poggiata sul petto, l’altra si tende con le dita aperte come se volesse chiederti qualcosa. La sensazione di essere spiati da un volto deturpato. Soltanto dopo aver visto i due grossi orecchini pendenti sui larghi lobi mi accorgo che si tratta di una donna. Una ferita le solca il volto dalla fronte attraverso il labbro fino al mento. Uomo o donna, santo o turco, questo volto contrasta con la beatitudine di Santa Caterina, inquieta e affascina nello stesso tempo. Ma forse è un eunuco, un semplice eunuco. Cosa ci fa la statua di un eunuco in una chiesa?

Molti anni fa questa chiesa era curata da un sacerdote che non si allontanava mai. Dormiva al piano di sopra, nella canonica, e viveva della carità della gente. I vicini lo trattavano come uno di famiglia. Gli portavano da mangiare a turno. In qualunque momento lo si trovava qui, seduto tra i banchi, in preghiera. Quando don Lario morì lo portarono via in una bara di legno aperta, il suo corpo continuava a sudare e tutti piangevano, perché era morto un santo. Forse fu l’ultimo sacerdote di questa chiesa. Un anziano signore, mentre guardo rapita il matrimonio mistico di Santa Caterina, mi dice che ha più di mille anni. Poi mi racconta il suo sogno: scrivere la storia delle chiese di Badolato.

Santi che ti spiano dai muri, sguardi che ti inseguono, e poi avanti, il vecchio fragile e antico come tutto in questo mondo si stringe ai vicoli, si stringe al sacerdote con l’ostensorio. Qualcuno mi chiede chi sono. Nessuno più ricorda mio nonno. E’ andato via anche lui, pur non essendosi mai mosso da qui.

Francesca Viscone, Le porte del silenzio, La Mongolfiera editrice alternativa, 2000
e-book, Gil Botulino, dicembre 2004