Gil Botulino |
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The German
Observer |
responsabile: Pasquale Andreacchio - e-mail: info@gilbotulino.it - web: www.gilbotulino.it |
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LE PORTE DEL SILENZIO |
Postfazione |
| di Renate Siebert La scrittura di Francesca Viscone, poetica, precisa con lintelligenza delle emozioni ci conduce nel cuore di una molteplicità di nodi cruciali del nostro tempo. Tocca questioni di rilevanza particolare se ci vogliamo mettere in una prospettiva mediterranea di unEuropa a venire, meno etnocentrica e meno ricca, tutta ancora da inventare. Eppure, queste riflessioni sono molto personali. Si tratta di associazioni, ricordi, annotazioni stimolati da un ritorno a Badolato, paese dinfanzia, paese di montagna, paese svuotato dallemigrazione, paese emblema di una Calabria sconvolta in passato tanto da catastrofi naturali quanto da violenti processi di sfruttamento e di migrazioni. Badolato, mon amour. Nella memoria si ripresentano e si elaborano le esperienze. In modo a volte bizzarro, inatteso, involontario. A volte anche in modo coatto: "La memoria costruisce i castelli in cui siamo prigionieri". Ricordare è un modo di dissociarsi dai fatti così come sono. E importante come raccontiamo i nostri ricordi, quale forma prende la narrazione. Un percorso dellanima più che dellintelletto. " chiudo gli occhi e aspetto. Per una volte ancora, per una volta ancora, busso alla porta del silenzio Non accade nulla Ma la mia mente può varcare ogni confine". Girando nel paese, nei vicoli, un tempo densamente abitati, ora quasi vuoti, i ricordi si affollano, le voci si bisticciano. Antichi dolori, lutti scuri e opprimenti, sofferenze. Piaceri semplici, usanze antiche, legami profondi e duraturi. Un girotondo di immagini vive e mobili che è intervallato da momenti di silenzio opaco, di vuoto e di sconforto. Il passato in lotta con il presente. "Linfanzia mi aveva ingannata. Il ricordo non aveva nulla in comune con la realtà delle cose". Oltre alla casa (e alle sue propaggini nel vicolo), fulcro dei ricordi, la chiesa, le feste, la simbologia dei grandi riti collettivi. La Madonna, protettrice di emigrati, di emigrati di ritorno e di nuovi esuli vigila sulla festa, maestosa e tuttavia materna, nel suo vestito di seta bianca e azzurra ornato da ricami doro e ricoperto di soldi, dollari americani e canadesi, marchi e sterline. Una figura familiare e vicina nei ricordi, una figura simbolica potente (e quindi distante) attorno alla quale si attorciglia tutto ciò che fu e che noi vorremmo non fosse finito. Una figura capace di rivitalizzare il passato. "Ed io muta pellegrina col cuore di vetro mi disseto finalmente, guardo in alto cercando il tuo sguardo, per un attimo non sono sola con lestraneo di sempre, per un attimo non sono straniera". Perché Badolato? Un paese come tanti, nelle impervie montagne calabresi. E, tuttavia, un paese particolare, con una recente storia degna di essere conosciuta oltre i propri confini. Badolato si erge in collina di fronte al mare Ionio, a poche centinaia di metri sul livello del mare, ai piedi delle Serre. La sua nascita risale intorno alla prima metà del X secolo, come borgo con evidenti scopi difensivi di cui sono testimoni la cinta muraria e il castello del XII secolo che fungeva da punto di avvistamento contro le invasioni dei Saraceni o dei Turchi, che afflissero la Calabria per tutto lalto Medievo. Del castello, tuttavia, oggi non rimane quasi più niente. Nel tempo Badolato divenne un importante punto di riferimento per le zone circostanti, innanzitutto come fulcro della religiosità. Era frequentato da Basiliani, Francescani e Domenicani che costituirono le loro confraternite. Chiese, conventi e numerosi palazzi gentilizi testimoniano un passato fiorente. Il borgo antico toccò il suo apice produttivo nella prima metà del 900, sia sul piano agricolo che zootecnico. Nel 1951 Badolato contava 5100 abitanti. Leconomia si reggeva sullartigianato, la lavorazione del cuoio, del legno, della seta, del lino e della lana e sullallevamento dei suini per lautoconsumo. Il declino, tuttavia, iniziò nellimmediato dopoguerra. Il terremoto del 1947 e, più ancora, lalluvione del 1951 spingevano molti ad emigrare. La costruzione del primo nucleo di case popolari a Badolato marina e successive costruzioni a valle con le rimesse degli emigrati, svuotarono ulteriormente lantico borgo. Attualmente Badolato marina conta 5000 abitanti, mentre la popolazione di Badolato superiore si è ridotta a 600 persone. Fin qui la storia del paese assomiglia alla storia di tanti altri paesi calabresi. Nel 1986 lallora amministrazione comunale promosse la provocatoria campagna "Badolato paese in vendita", cercando di attirare turisti italiani e stranieri per investire nella ristrutturazione delle case. Alcune case del paese, in effetti, furono acquistati da forestieri che regolarmente ritornano per le vacanze. Stranieri per di più dal nord dEuropa. Un tenue, eppure tangibile legame con un futuro che si auspica e si teme "multiculturale". Una scossa forte di cambiamento arriva nel 1997. Proprio a Natale, il 27 dicembre, giungono dal mare più di 800 profughi kurdi, uomini, donne, bambini stremati e in fuga da un genocidio che non si dice, lasciati alla deriva sull "Ararat", una vecchia e malmessa nave di oltre sessanta metri che si infrange sulla costa sottostante. E Badolato risponde: mette a disposizione un primo centro di accoglienza nella scuola media abbandonata del vecchio borgo, si preoccupa della ricongiunzione delle famiglie smembrate tra vari centri di accoglienza della zona (prima dell "Ararat" erano arrivate altre navi e dopo ne arriveranno ancora), propone di alloggiare gli esuli kurdi nelle case abbandonate del centro storico. In un consiglio comunale aperto al pubblico il sindaco Gerardo Mannello chiede "un minimo" di consenso, e riceve "il massimo": "Abbiamo chiesto 20 case, sono arrivate 200", racconta lassessore, Anna Laganà. Per rispettare un certo equilibrio con la popolazione residente si decide di sistemare 20 famiglie. Il comune appronta le case, e poi, in collaborazione con i vari enti e le varie istituzioni, integra i bambini nelle scuole, fa una campagna di vaccinazioni, instaura un corso di lingua italiana e lingua inglese per kurdi e residenti. Così, quel Capodanno, kurdi e badolatesi ballano insieme nellantica chiesa di S. Domenico. Gli uni festeggiano il Ramadan, gli altri il Capodanno, musiche orientali ed occidentali si mescolano. Nella primavera del 1998 viene ideato un "progetto pilota", voluto dal Comune, realizzato e presentato allUnione Europea dal C.R.I.C., una ONG calabrese di grande esperienza nella cooperazione, per costruire le basi per una integrazione attiva dei profughi kurdi nella realtà locale. Il Consiglio Italiano per i Rifugiati (C.I.R.) apre una sede distaccata a Badolato, per fornire un aiuto politico burocratico agli esuli. Gestiti in collaborazione tra giovani kurdi e giovani calabresi, si aprono una bottega di ceramica, una falegnameria, un laboratorio per la lavorazione del ferro, una bottega del commercio equo-solidale e dei prodotti biologici. Un gruppo di kurdi apre un ristorante al quale si da il nome della nave dapprodo, "Ararat". Ma lidea-forza del progetto è quella di un turismo alternativo ed eticamente orientato a creare legami di reciproca conoscenza tra persone del nord e del sud dEuropa. Lassociazione internazionale "Pro-Badolato", fondata nel contesto del progetto, sincarica di gestire un certo numero di case ristrutturate del borgo, per affittarle a turisti. Anche in questo ambito lavorano numerosi kurdi. Oggi molti degli esuli dell "Ararat" sono partiti per raggiungere altri familiari nei paesi del nord dEuropa, altri sono arrivati o arriveranno ancora. Il Progetto Badolato lentamente procede, dei fondi promessi dal governo italiano immediatamente dopo larrivo della nave, tuttavia, non cè ancora traccia Eppure nulla sarà più uguale a prima a Badolato. Limportanza materiale e simbolica di questa esperienza appare eccezionale, e ne sono testimonianza i numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali che sono stati conferiti al Comune. Ecco il contesto attuale al quale i ricordi dinfanzia di Francesca Viscone si sovrappongono, col quale sintrecciano, fanno scintille. Assumono un peso specifico. La protagonista del racconto, Letizia, ritorna a Badolato per una sola giornata, attirata dai propri ricordi, ma anche dalla curiosità del nuovo, larrivo dei kurdi, che spezza limmobilità del paese abbandonato. Una giornata intensa di ritorno, di rinnovato senso dellappartenenza, insieme ad una forte sensazione di estraneità che si acuisce davanti alla casa dei nonni, irrimediabilmente chiusa per sempre. Una giornata molto particolare, una "pausa" che consente alla protagonista di stare in intimo rapporto con se stessa, di far dialogare le voci del passato con quelle del presente. Fili di destini incrociati che si sfiorano, che sintrecciano, che si dipanano. "La notte scintillante, la gente venuta come me da lontano". La nave "Ararat" si è incagliata proprio sulle spiagge ai piedi di Badolato. Come non pensare allArca di Noè? "Dio si ricordò di Noè fece passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono Nel settimo mese, il diciassette del mese, l'arca si posò sui monti dellArarat. Le acque andarono via via diminuendo Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti" (Genesi 8, 21). Un messaggio di speranza, una casualità insignificante, un segno del destino? Per lautrice, viandante, emigrata, "homeless" nel senso profondo di una condizione esistenziale della modernità, lincontro con i kurdi di Badolato ravviva i suoi ricordi di Adel Karasholi, poeta kurdo esule in Germania, dove lei lo conobbe anni addietro. "Esilio, libertà, differenza, fratellanza. Parole che scavano solchi di dolore, solchi da dove spesso nascono umanità nuove Ho fatto di Lipsia la mia Damasco, ci disse. E voi? Farete di Badolato la vostra Damasco?". La speranza. Il disincanto. La rabbia. Come credere in un futuro che nasca dal bisogno, dalla povertà, dalla persecuzione? Come fidarsi di soluzioni pubbliche ragionevoli in un contesto che porta i segni tangibili di una irragionevolezza amministrativa e pubblica palese? Il parcheggio e il semaforo, le gradinate asfaltate, i restauri col cemento sono testimoni tristi di una voglia di riscatto mal interpretata in passato. "Fu costruito il parcheggio dove prima sorgeva irraggiungibile e inespugnabile la montagna del castello Non so a chi venne lidea che questo paese, che nel frattempo si andava svuotando, avesse bisogno di un parcheggio e anche di un semaforo". Dove sorgeva la collina del castello si crea un fosso, il semaforo rimane spento, le gradinate asfaltate consentono di raggiungere in macchina le case vuote del vicolo. Come non rimanere perplessi e temere anche per ciò che ancora non è stato toccato: "Sono passati i tempi in cui avrebbero imbiancato tutto, portando via gli stucchi, la Croce Angelica in lettere latine. E tuttavia ho paura per i fiori in legno dorato ". Ma lamarezza, tuttavia, non sosta a lungo nel cuore della viandante. Sono più forti i sentimenti della solidarietà, della speranza, della meraviglia. La propria storia individuale e quella collettiva delle migrazioni agevolano una sensibilità che avvicina e non divide, che va verso il futuro proprio perché non può e non vuole perdere di vista il passato, i ricordi, la memoria. "E così tu non sei mai diventata la mia patria, ora sei patria di altri. Fosse possibile, diventare la casa di chi non ha casa. Accogliere lesule, dopo aver mandato via il proprio figlio". Lambivalenza dellappartenenza, lessere in bilico tra la nostalgia e la fuga in avanti. "Continuo a sentirmi estranea ovunque e in special modo a casa mia. Cammino nella mia terra, mi affaccio da questa terrazza sognata in tempi e luoghi più soli e più estranei di questi e so che, pur amando tutto ciò, non vi appartengo". Lesperienza dellemigrazione e lelaborazione della perdita diventano un lascito per chi arriva. Perseguitato. Umiliato. Esiliato. "Tu non conosci lautunno
dellesilio, Ferhad Shakely Renate Siebert |
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Francesca
Viscone, Le porte del silenzio, La Mongolfiera editrice alternativa, 2000 |
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