Gil Botulino |
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The German
Observer |
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Il Carnevale |
...Carnevale, re dellabbondanza gastronomica che personifica, come in quello napoletano, il nobile spietato e sfruttatore che singozza esageratamente mentre i suoi sudditi patiscono la fame, č rappresentato da un ciccioso pupazzo imbottito di paglia o da un uomo travestito in maniera da apparire molto corpulento con il ventre enorme, il collo adornato di salsicce, soppressate e frittole e con in mano un fiasco di vino per alludere alla sua smodata crapula, in groppa ad un asino, inseparabile amico e compagno di lavoro del contadino badolatese, preceduto, a sua volta, da un corteo di persone mascherate in vario modo e da un nutrito stuolo di musicisti, i quali, oltre a suonare a ritmo di tarantella la fisarmonica, il mandolino, la chitarra francese e quella battente, utilizzano due strumenti concepiti proprio per il Carnevale: u zicatipų (recipiente in terracotta coperto da un pezzo di pelle di capra forata al centro per permettere linnesto e la legatura di una sottile e particolare cannuccia chiamata a cannavaschjāra, sulla quale il suonatore fa magistralmente scivolare a tempo la sua mano inumidita nellacqua, generando cosė un suono reboante che ben concorda con la musica degli altri strumenti); i landarčhri (tappi di latta delle bottiglie, appiattiti e bucati al centro per far passare un pezzo di filo di ferro che, agitato, provoca il loro scorrimento e la produzione di particolari suoni metallici simili ai sonagli del tamburello). I musicisti, oltre a suonare, cantano in onore del Carnevale questi versi: Carnalavāra meu Carnalavāra, Ciō avviene nel Borgo domenica di Carnevale, poco prima dellimbrunire, mentre in Marina, durante le ore pomeridiane, sfilano i carri allegorici e tanti bambini in maschera accompagnati dai loro genitori che con alcuni parrocchiani svolgono servizio dordine lungo il tragitto... Il giorno dopo, invece, quindi lunedė, fino ai primi anni Sessanta dello scorso secolo si mascheravano i mastri (gli aderenti alle maestranze artigianali),. ovverosia: barbieri, falegnami, sarti, calzolai, fabbri, muratori e cosė via, i quali, riuniti in gruppi molto numerosi, con uno spiccato senso dell'ironia riuscivano a divertire e a divertirsi prendendo in giro i passanti attraverso argute battute e offrendo loro, ad esempio, delle polpette contenute negli orinali. Martedė Grasso, che a Badolato č chiamato Mart'arzāta ovvero, l'alzata del martedė, a significare l'apice del Carnevale perché in questa giornata ci si abbandona ad ogni gozzoviglia, c'č il matrimonio tra Carnalavāra e Corajėsama (Carnevale e Quaresima), rappresentati da due persone ben abbigliate come in un normale matrimonio; in vestito blu scuro lui e in bianco abito da sposa lei, seguiti da un corteo d'invitati trasandati. Davanti agli sposi, gli immancabili e bravissimi suonatori che deliziano con le loro musiche i numerosi spettatori, i quali, divertendosi, offrono loro da bere, ricevendo in cambio un cucchiaio di bianchi confetti nuziali. I festeggiamenti si concludono la prima domenica di Quaresima (Carnalavarčttu) con la morte del vorace Carnevale (annunciata da manifesti murali) causata da un'indigestione di carne di maiale, e sistemato dentro una bara particolare: 'a majėhra (la madia) che era servita per lavorare le carni del suino. Il feretro č preceduto da corone di fiori portate da alcuni sconsolati amici che reggono anche una grande croce addobbata con penzolanti salumi e pezzi di frittole e sulla quale campeggia la scritta: "Posa l'ossu!" |
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Pietro Cossari, "Viaggio nelle tradizioni Popolari badolatesi", edizioni "La Radice", Badolato, 2003 |
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