Gil Botulino |
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The German
Observer |
responsabile: Pasquale Andreacchio - e-mail: info@gilbotulino.it - web: www.gilbotulino.it |
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Il Venerdì Santo |
| Mattina di Venerdì Santo, giorno
in cui si rievoca l'estremo sacrificio di Gesù di Nazareth, alle ore 6,00, un gruppo di
fedeli, preceduto dal mesto suono di un tamburino, parte dal convento di Santa Maria degli
Angeli portando una croce e due lampioni accesi per poi congiungersi, nella chiesa di San
Nicola, con la grande massa degli altri fedeli antecedentemente riunita nella chiesa
Matrice. Così, dalla chiesa di san Nicola inizia la visita ai Sepolcri sistemati la sera prima in tutte le chiese del Borgo attraverso la deposizione di Gesù nell'urna funeraria, la cancellazione d'ogni segno della liturgia quotidiana (croce, candelieri e tovaglie) dagli altari e l'addobbo di vasi e piattini di germogli di grano, d'orzo, di ceci e di lupini, reminiscenza dell'antica tradizione degli orti di Adone che le donne fenicie e greche offrivano in commemorazione della morte e resurrezione del dio configurato nel sole, così come nel periodo pasquale lo è Cristo, però con la sostanziale differenza che i pagani, celebrando con Adone il ritorno e la gioia della primavera, adoravano un astro fisico, mentre per i cristiani Gesù è il sole della vita e dell'anima. Di conseguenza, inevitabilmente si è giunti a confondere con la religione cristiana le antiche tradizioni della terra rappresentate, appunto, dalla morte dei semi di grano, d'orzo, di ceci e di lupini e dalla loro successiva rinascita in germogli. Durante tutto il percorso colpisce l'intensità emotiva che anima i partecipanti, totalmente dediti alle preghiere e ai seppur tristi ma meravigliosi polifonici canti della Passione, che continueranno a diffondersi per le vie del Borgo anche nel pomeriggio. Difatti alle ore 13,00 (alle 14,00 se è in vigore l'ora legale), dalla chiesa di San Domenico, sede della Confraternita del SS.Mo Rosario, esce una processione aperta da crucci avanti (dalla croce di guida) seguita dai cantori e preceduta dal greve suono di un tamburo. Dietro di loro, distribuiti su due file parallele, semplici confratelli giovani ed anziani e a varètta (artistica bara di legno), sormontata da sei colonne, su quattro delle quali sono collocati degli angioletti di squisita fattura nell'atto di sorreggere il velo che copre il corpo martoriato di Gesù, mentre un quinto angelo, con le braccia aperte e dall'espressione affranta, è posto sotto la croce sistemata dietro il capo del Cristo. Portatori della varètta e dei lampioni accesi alle estremità dei suoi quattro lati, secondo la tradizione, sono alcuni confratelli adolescenti procedenti al passo delle struggenti musiche eseguite dalla banda che stringono il cuore del credente in una morsa di dolore che il più delle volte si tramuta in lacrime liberatorie. La processione, chiusa dalla statua della Vergine Addolorata e da un secondo gruppo di cantori che mettono in risalto con la loro voce l'immenso dolore della Madre celeste, continua in modo lento e calcolato al passo del cupo suono di un altro tamburo, poiché le numerose soste, previste per permettere ai confratelli cantori di intonare i mirabili versi della Passione, sono rigidamente rispettate, in ossequio alla secolare tradizione instaurata dagli avi. Dopo aver attraversato il paese i confratelli iniziano a salire verso il francescano convento di Santa Maria degli Angeli, in una naturale scenografia fatta di pietre e d'ulivi che rievocano straordinariamente i luoghi di Gerusalemme. Giunto al convento, il popolo dei fedeli, a devozione della santissima giornata, poiché "on si pota cammaràra" (non si può mangiare carne o suoi derivati, secondo quanto prescrive la Chiesa che in tale giornata raccomanda il digiuno, inteso come privazione di uno dei pasti principali e l'astinenza dalle carni) oltre a bere l'ottimo vino locale, consuma uno spuntino preparato per l'occasione dalle Confraternite e costituto da panini con provola e da cuzzùpe, dolci molto apprezzati dai giovani. Le cuzzùpe sono gustosissime da mangiare e fatte in diverse forme: ad esse, a ciambella, a filoncino, intrecciate o con l'iniziale del nome di una persona cara. I fidanzati sono soliti donarsele con particolari decorazioni. Altri per scambiarsi gli auguri pasquali, le portano ad amici e parenti (anche se il dilagante consumismo le ha sostituite con le moderne colombe industriali, le quali originariamente simboleggiavano lo Spirito Santo che, grazie alla Resurrezione di Gesù Cristo, si diffondeva tra i fedeli) o alle famiglie in lutto. Le vere tradizionali cuzzùpe badolatesi, così come quelle di tanti altri paesi calabresi, hanno nel loro interno un uovo intero cotto, a simboleggiare il Cristo Risorto e, quindi, la speranza dell'uomo in generale di risuscitare dopo la morte proprio come Lui, perché l'uovo è sempre stato considerato, in ogni religione e cultura, simbolo di vita,o, meglio, nascita e resurrezione. Da qui nacque l'antica usanza, nel periodo pasquale, di mangiare e donare uova sode colorate benedette in chiesa, trasformatasi prima in quella profana di scambiarsi uova di vari materiali e contenenti la sorpresa, e successivamente nell'attuale e molto commerciale di regalare uova di cioccolato. A riguardo non è superfluo ricordare che fino a poco tempo fa i sacerdoti che si recavano a benedire le case dei Badolatesi, in alternativa al denaro, erano soliti ricevere in offerta dai fedeli delle uova e ne raccoglievano così tante da riempire il paniere retto dai chierichetti che li accompagnavano. Dopo questa rifocillante pausa la processione riprende il suo cammino in mezzo alle preghiere e ai già detti canti, dei quali si riportano alcuni tra i più intensi versi: Salendo sopra il monte Al ponte di Graneli i confratelli del Ss.mo Rosario (cantori o portatori della statua dell'Addolorata) cedono il posto a quelli di Santa Caterina d'Alessandria, popolarmente chiamati paparinàri (da papaveri, per il rosso colore della mantellina che indossano e che si richiama al martirio subito dalla loro patrona), i quali da questo momento avranno l'onore di portare la statua per le vie do mancùsu (la parte sinistra del paese), accompagnandola con i tradizionali canti. L'usanza del cambio a Graneli, corrispondente ad una forma di pedaggio da pagare, si basa sul fatto che le tre Confraternite badolatesi in passato furono sempre rette dai signorotti locali, i quali, continuamente in contrasto fra di loro, permettevano il passaggio delle processioni nella propria zona a patto che fossero le rispettive confraternite d'appartenenza ad effettuarlo. A testimonianza di ciò, l'arciprete don Antonio Peronace confermò che fino ai primi anni del ventesimo secolo anche i confratelli del Santissimo Rosario dovevano pagare questo tipo di tributo a quelli dell'Immacolata quando la processione giungeva nella zona jusutèrra. Appena il corteo perviene alla meta prestabilita, e più precisamente all'imbocco della Via I manco, la statua dell'Addolorata è riconsegnata ai confratelli del SS.Mo Rosario dopo un ultimo canto di commiato che termina con le parole: O Madre Addolorata, Costoro, nel giro di quindici venti minuti, concluderanno la processione percorrendo, sempre con le dovute soste, quel breve tratto di strada che separa Piazza Fosso dalla chiesa di San Domenico. Finita la processione tutti i fedeli corrono in chiesa Matrice perché, non celebrandosi l'Eucarestia in conformità ad un'antichissima tradizione, alle ore 18,00 c'è il bacio e l'adorazione della Santa Croce che in questo secondo giorno del triduo pasquale è venerata come simbolo del supplizio patito da Gesù Cristo e, al contempo, della salvezza dell'umanità. Dopo la meditazione sulla Croce, alle ore 18,30 inizia la contemplazione sulle tre ore d'agonia di Gesù attraverso il commento, per opera di alcuni giovani badolatesi, delle sette parole pronunciate dal Redentore sul Golgota: Padre perdona loro perché non
sanno quello che fanno. - Crocifisso mio Signor. Alla fine d'ogni commento. che suscita viva commozione nei fedeli, i cantori fanno sentire la loro voce interpretando e poetiche composizioni contrassegnate in corsivo a lato d'ogni suesposta parola. Conclusi i commenti, il parroco sale sulla balconata dell'ascensore su cui è stato collocato Gesù Crocifisso e inizia una toccante omelia sulla Vittima Divina. Al termine della predica si spengono tutte le luci della chiesa e s'ode solo la voce del parroco che invita a far entrare la vergine Addolorata: "Vieni Maria, vieni a prendere tuo Figlio!" A quell'invito le porte secondarie della chiesa si spalancano ed entra un corteo di Addoloratine, giovani fanciulle in nero (a rappresentare le Pie Donne che accompagnano Maria Santissima lungo la dolorosa via del Calvario), ognuna con in mano un cero acceso. Dietro a loro la statua della Vergine Addolorata, bella e dignitosa nel suo straziante dolore che, innalzata da alcuni fedeli ai piedi della Croce, riceve dalle mani del sacerdote i corpo martoriato del Figliolo Divino. Un turbamento indescrivibile assale i presenti, e mentre i cantori impostano Tolto di croce il Figlio e, a seguire, O Maria, non è raro vedere persone con gli occhi lucidi, colpiti da questa scena forse teatrale, ma che rende sempre evidente il tremendo dolore di una madre per il figlio così crudelmente ucciso. Subito dopo, mentre i fedeli lentamente escono dalla Matrice, il gruppo dei cantori esegue La grand'angoscia, per poi spostarsi e piazzarsi ai piedi dell'Addolorata, rendendole un ultimo omaggio con questi ulteriori canti: Ai tuoi piedi o Bella Madre, ------------------------ Salve, o Regina dei Martiri, |
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Pietro Cossari, "Viaggio nelle tradizioni Popolari badolatesi", edizioni "La Radice", Badolato, marzo 2003 |
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| immagini a corredo: pag. 57 - Venerdì Santo 1993, Cantori. (foto Gori Campese) |
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