Gil Botulino

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Viaggio nelle tradizioni popolari badolatesi, autore: Pietro Cossari edizioni: La Radice, Badolato 2003 

In Albis

Le feste pasquale badolatesi si concluderanno però solo la domenica successiva a quella della Resurrezione di Cristo, meglio conosciuta come domenica In Albis, che tradotta letteralmente dal latino, significa in bianche vesti, perché in questo giorno i catecumeni dei primi secoli, battezzati il Sabato Santo, si spogliavano delle vesti bianche indossate per tutta la settimana.

È forse a devozione di quell'antica usanza che i fedeli badolatesi, nel pomeriggio della seconda domenica di Pasqua (giornata ultimamente consacrata da Giovanni Paolo II alla Divina Misericordia), partendo dalla chiesa di San Domenico danno vita ad una partecipata processione nella quale sfilano, oltre ai  tamburi, gli stendardi di tutte e tre le Confraternite e la statua in cartapesta del santo domenicano Vincenzo Ferreri (la cui ricorrenza cade il 5 aprile), definito dai contemporanei "l'angelo dell'Apocalisse", per il tono delle sue prediche annuncianti sciagure e castighi di ogni genere.. A tale riguardo molto eloquenti sono il quadro collocato sull'altare a lui dedicato nella chiesa di san Domenico ed il monito scritto sul libro aperto ed additato dalla statua: TIMETE DEVM ET DATE ILLI HONOREM QUIA VENIT HORA JUDICII EJUS. Si era nel periodo dello scisma d'Occidente iniziato nel 1378 e conclusosi, poi, nel 1417.

A seguire, sotto il gran palio pasquale, le belle statue del Cristo Risorto e della Madonna. Giunti nella chiesa Matrice, dopo una breve sosta durante la quale si recita il Santo Rosario, si fa ritorno alla chiesa di San Domenico ove è celebrata la Messa.

Si chiudono così le feste pasquali che, com'è noto, avendo come riferimento il plenilunio successivo all'equinozio di primavera, possono cadere a marzo o ad aprile ma che i bimbi badolatesi, tramandandosi una vecchia tradizione, a modo loro, fanno continuare. Essi, infatti, servendosi di una lunga canna, un pezzo di stoffa colorata, un mazzo di fiori e due cordicelle, creano un proprio ed originale stendardo con il quale si divertono a scorrazzare per le vie del paese all'inseguimento di un tamburo costruito con una scatola di cartone o con un barattolo di latta.

Pietro Cossari, "Viaggio nelle tradizioni Popolari badolatesi", edizioni "La Radice", Badolato, marzo 2003